Colpi di Kalashnikov, ferimenti e incendi: condannati per la guerra di mala a Brindisi

Pena più alta 10 anni e otto mesi per Lagatta, riconosciuto colpevole anche dell’assalto al portavalori Cosmopol, davanti al Md Donald’s. A Borromeo 7 anni e 4 mesi

BRINDISI – Anche per il Tribunale di Brindisi i colpi di Kalashnikov, i ferimenti e gli incendi che hanno scandito il periodo di tempo compreso tra la fine dell’estate e l’autunno dello scorso anno, sono riconducibili a scontri tra fazioni opposte. Guerra di mala, contestata a dieci brindisini. Tutti condannati, dopo gli arresti dei carabinieri.

Le condanne

LAGATTA Antonio, classe 1995-2Con rito abbreviato sono stati condannati Antonio Lagatta (nella foto accanto), 23 anni, alla pena di dieci anni e otto mesi di reclusione più 22mila euro di sanzione pecuniaria, ritenuto a capo di un gruppo; Antonio Borromeo, 25 anni, a sette anni e quattro mesi più 16mila euro, considerato alla guida della fazione rivale.

Del gruppo di Borromeo, secondo l’accusa, avrebbero fatto parte Lorenzo Russo, 21 anni, condannato a due anni e due mesi e scarcerato; Tiziano Marra, 20, a tre anni di reclusione. Con Lagatta, invece, sempre in base della ricostruzione del pm, ci sarebbero stati: Michael Maggi, 24 anni, condannato alla pena di dieci anni e quattro mesi; Claudio Rillo, 23, condannato a nove anni e quattro mesi più 2.800 euro; Diego Pupino, 23, condannato a sei anni più 1.200 euro e Damiano Truppi, 23, condannato a otto mesi. Condannati, infine, Vincenzo Vantaggiato, 40 anni, e Annamaria Romano, 39, rispettivamente a due anni, 2.900 euro di multa e tre anni di reclusione e 1.200 euro, in relazione a un solo episodio di ricettazione.

Hanno scelto di essere giudicati con rito ordinario: Alessio Giglio, 25 anni,  secondo l’accusa inserito nella fazione di Lagatta e Antimo Libardo, 40 anni, considerato la mente del gruppo Borromeo. La sentenza è stata pronunciata nel pomeriggio di oggi, 8 novembre 2018, dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Brindisi, Giuseppe Biondi, al netto della riduzione di un terzo della pena, per la scelta del rito alternativo al dibattimento. Gli imputati erano presenti in udienza.

BORROMEO Antonio, classe 1993-2Per il pubblico ministero Simona Rizzo c’erano “prove evidenti” degli scontri tra due fazioni di ragazzi poco più che ventenni, andati avanti sino a quando non c’è stato il blitz Alto impatto dei carabinieri, con fermi eseguiti il 7 novembre 2017 e arresti il 15 marzo scorso. Prove in grado di resistere al processo, secondo la Procura che per questo ha chiesto il giudizio immediato. (Nella foto al lato Antonio Borromeo)

Nel fascicolo, ci sono  "intercettazioni, ambientali e telefoniche,  tracciati Gps,  immagini registrate da telecamere di sorveglianza" poste in prossimità dei luoghi in cui sono avvenuti gli incendi e le sparatorie. E i "risultati delle consulenze balistiche e le informative del Nucleo operativo e radiomobile dei carabinieri di Brindisi, assieme a quelle dei carabinieri della stazione e della questura".

L’inizio della guerra di mala

Sono 28 i capi di imputazione contestati, partendo dalla sventagliata di Kalashnikov avvenuta la notte del 13 settembre 2017, in piazza Raffaello, a Brindisi, con risposta a colpi di pistola. L’accusa è stata mossa nei confronti di Borromeo e Ferrari. Venne inizialmente presa di mira l’abitazione di Christian Ferrari con “tre bossoli Mk 979, munizionamento per Kalashnikov”: secondo la lettura data dalla Procura, doveva essere una ritorsione nei confronti del brindisino che, qualche giorno prima, aveva ottenuto un permesso premio dopo essere stato condannato per la rapina nella gioielleria Follie d’Oro all’interno del centro commerciale Ipercoop di Brindisi, avvenuta nel 2014. Il movente sarebbe riconducibile al fatto che il “giovane non aveva mai reso dichiarazioni utili a scagionare il complice Angelo Sinisi, condannato anche lui”, fratello di Borromeo. A rispondere sarebbe stato Angelo Ferrari, padre di Christian.

I ferimenti

MAGGI Michael, classe 1994-3Borromeo è accusato “con persone allo stato non identificate” di aver “costretto sotto la minaccia delle armi Christian Ferri a salire a bordo di un’auto, bendato, per condurlo in una piazzola di sosta lungo la statale Brindisi-Lecce e farlo scendere": avrebbe esploso “numerosi colpi di pistola”. Sei giorni dopo, i carabinieri hanno registrato l’esplosione di colpi di pistola come esercitazione, in via Sele, rione Perrino: ci sarebbero stati Lagatta, Rillo e Pupino. Il 13 ottobre i due gruppi sarebbero tornati a scontrarsi a ridosso della rotatoria tra via Dalbono e via Leonardo da Vinci.

Un incontro per puro caso. Lagatta alla guida di una Fiat Stilo “mentre stava percorrendo via Lanzellotti avrebbe incrociato per mera coincidenza Borromeo”. Con Lagatta ci sarebbero stati Rillo e Maggi. Borromeo avrebbe mal interpretato una “brusca accelerata della Fiat” e “pertanto, temendo di essere seguito, si sarebbe nascosto dietro la cabina di trasformazione dell’Enel” e da qui avrebbe esploso due colpi di pistola contro l’auto. La scena è stata ripresa dalle telecamere della zona. (Nella foto accanto Michael Maggi)

I colpi di Kalashnikov e l’incendio auto

RILLO Claudio, classe 1995-2Il 28 ottobre successivo, Lagatta e Maggi, secondo l’accusa, avrebbero rapinato un brindisino del borsello “tentando di sottrargli l’auto Jhon Cooper Works”. Avrebbero agito assieme a due persone rimaste senza nome, tutti e quattro con passamontagna. Il primo novembre, si sarebbe fatto sentire Borromeo: “in concorso con un’altra persona, non identificata” avrebbe speronato l’auto a bordo della quale viaggiava Pupino, incrociato in Centro, con due ragazze.

Quello stesso giorno Lagatta e un complice (rimasto sconosciuto) avrebbero esploso “almeno 19 colpi di Kalashnikov” contro l’abitazione di Libardo, in piazza Spadini, rione Sant’Elia, a scopo intimidatorio. Uno dei colpi si conficcò nel soggiorno di un condominio che stava guardando la tv. Ma Libardo, ascoltato dai militari, disse di non essersi accorto di niente. (Nella foto al lato Claudio Rillo)

A distanza di 24 ore, Borromeo con un Kalashnikov “minacciava Damiano Truppi ed esplodeva tre colpi ai piedi”. Truppi, interrogato dai carabinieri, avrebbe riferito “circostanze non corrispondenti al vero, aiutando di fatto Borromeo”. Quello stesso giorno Maggi avrebbe appiccato il fuoco alle auto in uso a Libardo: una Fiat Bravo e una Giulietta Alfa Romeo. Azione ripresa dalle telecamere. Libardo, interrogato, disse di non sapere niente anche in questo caso.

Il sequestro di persona e la sparatoria

PUPINO Diego, classe 1995-3Sempre il 3 novembre 2017, Borromeo, Russo, Libardo e Marra avrebbero “sequestrato Antonio Fontò”, il quale sarebbe stato convocato con un inganno e poi condotto sulla provinciale per Restinco. Qui uno del gruppo avrebbe sparato almeno cinque colpi, uno dei quali ferì Fontò al polpaccio della gamba destra.

Anche in questo caso la reazione fu immediata perché, i carabinieri hanno ricostruito il ferimento di Loriano Marrazza, alla coscia sinistra, per mano di Maggi e Lagatta. Marrazza è il fratellastro di Tiziano Marra: venne raggiunto in via don Guanella. Nessuno ha mai denunciato niente agli investigatori: gli episodi sono stati scoperti ascoltando alcune intercettazioni in auto. (Nella foto qui al lato Diego Pupino)

L’assalto al portavalori Cosmopol

Nello stesso troncone processuale c’è l’assalto al portavalori Cosmopol,  avvenuto la mattina del 6 novembre 2017, attorno alle 10, a distanza di qualche minuto dal prelievo dell’incasso del Mc Donald’s da parte dei vigilantes: Pupino avrebbe avuto il ruolo di “palo”, mentre  Giglio è accusato di “concorso morale”, invece Maggi, Rillo e Lagatta sarebbero stati gli “esecutori materiali del colpo” che fruttò 25mila euro, solo in parte ritrovati.

Il commando raggiunse il centro commerciale BrinPark a bordo di una Giuletta, risultata rubata, la stessa auto trovata nel giardino della villetta in uso a Vincenzo Vantaggiato e Annamaria Romano, in contrada Sbitri. Qui furono trovate anche armi. Vantaggiato avrebbe anche “prelevato Rillo e Maggi dall’abitazione di Rillo per portarli da Giglio per nascondersi” dopo l’assalto. In un monolocale di via XX Settembre, zona Centro, furono tratti in arresto dai carabinieri. Alto impatto, prima parte. A distanza quattro mesi, nuovi arresti.

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La difesa

Il collegio difensivo è composto dai penalisti: Laura Beltrami per gli imputati Borromeo, Truppi e Russo; Giuseppe Guastella per Marra, Daniela d'Amuri per Pupino e Cinzia Cavallo per tutti gli altri. Gli avvocati hanno già anticipato ricorso in Appello, appena saranno depositate le motivazioni alla base delle condanne in primo grado.

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