Enel anticipa l'avvio della decarbonizzazione di Cerano

Il Gruppo 2 della centrale sarà chiuso a gennaio: "Puntiamo su zero emissioni". Ottima notizia, dice Greenpeace, ma il gas non cambia le cose

BRINDISI – Ben distinta dall’attuale crisi Comune – Eni sull’impatto ambientale delle torce di emergenza e delle manutenzioni del cracking, arriva nella mattinata la notizia che Enel ha deciso di anticipare al gennaio 2021 la fermata del secondo gruppo della centrale termoelettrica di Brindisi Cerano, il cui progetto di riconversione a gas e in fase di esame da parte del Comitato Via del Ministero dell’Ambiente. Sulla decisione, annunciata al governo nello scorso mese di gennaio, c’è già il consenso del Ministero dello Sviluppo Economico.

“Si tratta della prima delle quattro unità produttive a carbone della centrale – spiega Enel in una nota -  che si avvia alla chiusura definitiva. In coerenza con la propria strategia di decarbonizzazione della produzione di energia elettrica e con gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (Pniec), Enel ha avviato negli scorsi mesi l’iter di permitting per la riconversione del sito con un impianto a gas ad altissima efficienza necessario per assicurare la chiusura completa dell’impianto a carbone di Brindisi entro il 2025 e per assicurare contestualmente la sicurezza della rete elettrica nazionale.”

La centrale di Cerano vista Brindisi

La marcia verso l’energia green

“Inoltre, Enel sta sviluppando progetti per l’installazione di capacità fotovoltaica all’interno del sito, come parte della più generale iniziativa di sviluppo di nuova capacità rinnovabile su tutto il territorio italiano. La chiusura anticipata del Gruppo 2 della centrale Federico II di Brindisi rientra nell’impegno di Enel per la transizione energetica verso un modello sempre più sostenibile”, prosegue il comunicato. Quasi una risposta indiretta che sempre oggi, giudicando “un’ottima notizia” la chiusura del Gruppo 2 di Cerano, obietta però che anche il gas è una fonte fossile.

Ma Enel ha scelto il gas per la riconversione del sito di Cerano perché nel corso del passaggio ad una sempre maggiore produzione da energia rinnovabile, va comunque garantito un equilibrio di sistema nazionale che richiede la presenza di una capacità di riserva in caso di necessità.  “A livello globale, nel 2019, la capacità installata di Enel da fonti rinnovabili ha superato per la prima volta quella da fonti termoelettriche e nel primo trimestre del 2020 la produzione di energia elettrica a zero emissioni ha raggiunto il 64% della generazione totale del Gruppo”, ricorda intanto la società elettrica.

“L’obiettivo a lungo termine del Gruppo Enel è la completa decarbonizzazione del mix entro il 2050, con una serie di traguardi intermedi come il completamento del phase out dal carbone in Italia entro il 2025 e a livello globale entro il 2030.”

La centrale Federico II di Enel Cerano

Il commento di Greenpeace

Commentando la richiesta di Enel di anticipare la chiusura del Gruppo 2 della centrale termoelettrica Enel Federico II di Brindisi a partire dal primo gennaio 2021 e di chiudere le proprie centrali a carbone in Cile (chiusura dell’Unità I dell’impianto di Bocamina entro il 31 dicembre 2020 e l’Unità II del medesimo impianto entro il 31 maggio 2022) con un piano per completare 2 Gw di capacità rinnovabile nel Paese attraverso Enel Green Power Chile – Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia, dichiara:

“La decisione di Enel di voler anticipare la chiusura delle centrali a carbone in Cile e in Italia è un’ottima notizia, attesa a lungo da chi ha a cuore le sorti del clima del Pianeta e da chi subisce direttamente, e quotidianamente, gli impatti dei combustibili fossili, ovvero chi vive nei pressi di questi impianti. È ormai tempo che il carbone vada in pensione, ma è importante che al suo posto si punti sulle energie rinnovabili, e non su altri combustibili fossili inquinanti come il gas”.

“La scelta di iniziare a chiudere la centrale a carbone di Brindisi, una delle più inquinanti d’Europa, a partire dal primo gennaio 2021 è senza dubbio positiva, purtroppo però rovinata dalla volontà dell’azienda di convertire l’impianto a gas fossile”, continua Giannì. “Da un punto di vista climatico, passare dal carbone al gas significa non accelerare come necessario verso la vera soluzione, ovvero energie rinnovabili, efficienza energetica e sistemi di accumulo. Cittadine e cittadini di Brindisi meritano un futuro diverso. Dopo decenni di inquinamento legato al carbone, per la città occorrerebbe una transizione energetica che metta al centro i lavoratori e l’ambiente”.

Il quarto gruppo della centrale Enel di Cerano-2

Il commento di Comune di Brindisi e Regione Puglia

Sulla notizia c’è anche un commento congiunto del sindaco di Brindisi, Riccardo Rossi, e del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. “La transizione energetica dal carbone ad un modello più sostenibile trova oggi una concreta attuazione nella decisione di Enel di dismettere il Gruppo 2 della centrale Federico II di Cerano entro l’1 gennaio 2021”, dice il comunicato.

“Questa è una buona notizia – sottolinea Michele Emiliano – abbiamo lavorato con grande determinazione per convincere Enel a dismettere la centrale a carbone di Cerano e questo impegno è stato preso per il 2025. Dobbiamo dare atto ad Enel che ha preso questo impegno alla dismissione e lo sta mantenendo. La battaglia ambientale, che è la battaglia di tutti, la stiamo vincendo e questo è un presupposto fondamentale per la tutela della salute pubblica. Ovviamente la nostra attenzione resta alta anche sul nuovo modello industriale, perché i lavoratori e le loro famiglie vanno tutelati.”

“Si conferma così il percorso avviato di dismissione dal carbone – è la valutazione di Rossi -. Sebbene si tratti solo del primo passo non possiamo che accoglierlo positivamente. Di fatto si dismette un gruppo che produceva 660 Megawatt e capace di bruciare fino a due milioni di tonnellate di carbone all’anno. Questo processo sarà costante e dovrà essere sostenuto anche dal Just Transition Fund”.

Articolo aggiornato alle 15.25 del 28 maggio 2020 (Commento Comune e Regione)

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