Ergastolano brindisino voleva evadere dal carcere: il piano per Natale

Antonio Campana con la complicità dello zio Igino Campana: fili d’angelo nel pane. Notificati gli avvisi di conclusione

Antonio Campana

BRINDISI – Voleva evadere dal carcere di Terni, l’ergastolano Antonio Campana, 39 anni, fratello di Francesco, presunto capo della Scu, e di Sandro, ultimo pentito del sodalizio mafioso. Il piano di fuga lo aveva progettato assieme allo zio, Igino Campana, 53 anni, per trascorrere il Natale (il prossimo 25 dicembre 2018) con i suoi familiari, da latitante, ma pur sempre uomo libero sulle colline della Selva di Fasano. Le istruzioni su come e quando segare le sbarre della finestra della sua cella sono state intercettate, dopo che gli agenti della penitenziaria hanno segnalato la disponibilità di un telefonino, dando il via all’inchiesta.

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Gli avvisi di conclusione indagine

A entrambi, nei giorni scorsi, sono stati notificati gli avvisi di conclusione dell’indagine coordinata dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Lecce: sono accusati in concorso di evasione, con l’aggravante di aver progettato il piano “al fine di agevolare l’attività della Sacra Corona Unita alla quale entrambi appartengono”. Sarebbero stati affiliati alla frangia di Francesco Campana, condannato al carcere a vita per l’omicidio di Antonio, detto Tony, D’Amico, fratello del pentito Massimo, ex uomo Tigre della Scu. E’ in attesa della Cassazione.

Igino Campana-2Antonio Campana resta detenuto nel penitenziario di Terni, dove è arrivato in seguito alla condanna al fine pena mai per l’omicidio di Massimo Delle Grottaglie, avvenuto il 16 dicembre 2001. Ergastolo diventato definitivo il  26 maggio 2017  per effetto della pronuncia della Cassazione (stessa decisione per l’altro imputato, Carlo Gagliardi).

Lo zio Igino Campana (foto accanto) è ristretto nella casa circondariale di Lecce. Il primo è difeso dagli avvocati Ladislao Massari del foro di Brindisi e Francesco Mattiangelo di Terni, il secondo dall’avvocato Gianfrancesco Castrignanò. E’ stata, quindi, confermata l’impostazione contestata inizialmente nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita il 15 maggio scorso dagli agenti della Mobile di Brindisi. Il sostituto procuratore distrettuale antimafia, Alberto Santacatterina, ha riportato due colloqui telefonici considerati di rilievo ai fini dell’inchiesta che, a questo punto, viaggia verso la richiesta di rinvio al giudizio del Tribunale.

Le intercettazioni

La prima conversazione intercettata risale al 17 marzo, la seconda al 20 marzo. A parlare sono “Antonio e Igino, all’epoca in libertà”: “concordavano – scrive il pm – l’introduzione all’interno del carcere di fili diamantati da parte di Igino”. Questi avrebbe dovuto procurarsi i cosiddetti “capelli d’angelo, idonei a segnare le sbarre” che “successivamente furono trovati nella sua abitazione”.

La “consegna doveva avvenire nel mese di giugno, in occasione di una manifestazione teatrale” in programma nel carcere, “approfittando dei momenti di convivialità tra familiari e detenuti”.

Il Natale a Fasano e i fili nascosti nel pane

Nel fascicolo del pm, ci sono le trascrizioni già riportate (a stralci) nel provvedimento di arresto: “Speriamo che Natale ce lo facciamo insieme, me ne voglio venire, non a Mesagne, in campagna a Fasano”. Era questo il desiderio dell’ergastolacciamo teatro a giugno me lo dai”. E’ sempre Antonio Campana a parlare con lo zio. Sempre usando il telefonino in cella. Lo zio, in effetti, ne ordinò otto: un plico, stando a quanto hanno accertato gli agenti della Mobile, venne spedito da una piattaforma di vendita on line, all’interno c’erano quattro fili diamantati Wire Saw della lunghezza di 55 centimetri, con due anelli in metallo bianco cromato alle estremità.

Campana, sempre stando a quanto accertato dalla Mobile, nel caso in cui fosse fallito il piano di evasione, pensava di sfruttare un permesso premio per non far rientro nel penitenziario e diventare, di conseguenza, latitante a tutti gli effetti. Fallito anche il piano “b”.

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