"Estorsione ai danni dei lavoratori": arrestati titolari di noto mobilificio

Il fondatore di Magrì Arreda e la moglie, in concorso con due sindacalisti, avrebbero costretto i propri dipendenti ad accettare falsi accordi conciliativi e a rinunciare a retribuzioni spettanti e ad altri diritti tutelati dalla legge.

FRANCAVILLA FONTANA – Con il supporto di due sindacalisti, avrebbero costretto i propri dipendenti ad accettare falsi accordi conciliativi e a rinunciare a retribuzioni spettanti e ad altri diritti tutelati dalla legge. L’imprenditore Vincenzo Magrì, 65 anni, di Francavilla Fontana, fondatore e amministratore di un noto mobilificio, “Magrì Arreda”, con punti vendita in tutta Italia, e la moglie, la 45enne Maria Lucia Scatigna, sono stati arrestati all’alba di oggi dai militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Brindisi, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in regime di domiciliari emessa dal gip del tribunale di Brindisi, su richiesta della locale procura. I due devono rispondere dei reati di estorsione ed auto-riciclaggio. Sono indagati a piede libero, invece, i sindacalisti coinvolti nell’inchiesta. 

Da quanto appurato dalle Fiamme Gialle, i due imprenditori “avrebbero approfittato, in una situazione di difficile contesto occupazionale, della situazione di debolezza della maggior parte dei loro dipendenti imponendo loro trattamenti economici inferiori ai minimi previsti dai contratti collettivi nazionali o comunque non parametrati alle mansioni effettive e alle ore lavorate". 

I militari hanno inoltre accertato che i due amministratori “avrebbero di fatto imposto ai loro dipendenti la corresponsione di trattamenti retributivi deteriori rispetto al lavoro effettivamente prestato, la sottoscrizione di ricevute di quietanza per somme di denaro contante mai corrisposte o buste paga attestanti il pagamento di somme maggiori rispetto a quelle effettivamente corrisposte, l’indicazione di ferie invero mai godute, falsi verbali di conciliazione in sede sindacale”. 

Uno degli aspetti significativi della vicenda è che  “le condotte estorsive  - si legge in una nota del comando provinciale della fiamme gialle - sono state commesse in concorso, tra l’altro, con due sindacalisti locali, i quali hanno indotto i lavoratori ad accettare, sotto la minaccia del licenziamento, falsi accordi conciliativi, obbligando gli stessi a rinunciare a retribuzioni spettanti e ad altri diritti tutelati dalla legge”. 

Uno degli indagati risponderà inoltre del reato di lesioni personali colpose a seguito di un grave incidente in cui rimase coinvolto un “lavoratore in nero”, obbligato a dichiarare un falso “incidente domestico” al Pronto Soccorso.  In accoglimento delle richieste formulate dal pm, il gip di Brindisi, ha emesso inoltre la misura cautelare reale del “sequestro preventivo” pari ad 1,2 milioni di euro ed altri beni quale profitto dei reati ad essi ascritti.

Le precisazioni di Magrì Arreda

In riferimento alle notizie apparse in data odierna sui vari media, MagrìArreda srl comunica che tutti i punti vendita sono regolarmente aperti e operativi, la nostra sede logistica e amministrativa è totalmente funzionante per garantire la continuità del lavoro. A tal proposito rassicuriamo clienti e fornitori della piena operatività dell'azienda e dell'assoluta continuità di tutti i rapporti commerciali e contrattuali in essere.

Deploriamo la condotta di alcune testate giornalistiche che hanno, purtroppo, dato notizie non circostanziate e fantasiose. Tutto il personale in forza presso Magriarreda, è unito, coeso e vicino ai propri titolari, assicurando loro la propria professionalità, serietà e stima e ringraziando chi, per oltre un decennio, gli ha pagato regolarmente lo stipendio ogni mese, garantendo a centinaia di famiglie una vita regolare e serena. Invitiamo alla pubblicazione integrale di quanto sopra in ottemperanza al “diritto di rettifica”. Il comunicato è sottoscritto da tutto il personale di Magriarreda srl

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Commenti (1)

  • Nella disoccupazione dilagante e nella conseguente fame disperata di lavoro, mi chiedo: quante altre situazioni del genere esistono e non vengono denunciate per il terrore nero di finire alla disperazione morale e materiale? E poi i sindacalisti non erano quelli che dovevano difendere la "classe operaia"?

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