"Rischio idrogeologico: demolire le opere portuali sequestrate"

Decreto del pm Raffaele Casto notificato dalla Finanza ad Authority del Mare Adriatico Meridionale, Prefettura e Vigili del Fuoco

BRINDISI – Dovrà essere abbattuta e rimossa una parte delle opere realizzate in ambito portuale, finite sotto sequestro preventivo e probatorio nei mesi scorsi con provvedimento del giudice delle indagini preliminari, nell’ambito di una indagine delegata dal pm Raffaele Casto al Nucleo di polizia economica e finanziaria della Guardia di Finanza.

Alle precedenti ordinanze del gip Stefania De Angelis, infatti, il 10 dicembre scorso se ne era aggiunta un’altra, con la formula del sequestro preventivo e sempre su richiesta del pm Casto, in cui si ravvisava l’ipotesi di pericolo di inondazione colposa (articolo 450 del codice penale), e si prescriveva pertanto la demolizione di quelle tra le strutture sequestrate che costituiscono fattore di rischio idrogeologico.

Sequestro varchi doganali porto-3-2-2

Il termine concesso per gli abbattimenti era di dieci giorni, periodo abbondantemente scaduto. Pertanto la procura di Brindisi, con un decreto dello magistrato che conduce l’indagine, e notificato dagli investigatori del Nucleo di polizia economica e finanziaria delle “fiamme gialle”, ha disposto in questi giorni la distruzione delle opere sotto sequestro indicate nell’ordinanza del 10 dicembre scorso dal gip.

Gli enti in lista per la notifica sono l’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Meridionale, committente e proprietaria delle opere, la Prefettura e il comando provinciale dei Vigili del Fuoco. Non è ancora noto se l’authority stia impugnando anche questo provvedimento, come già avvenne in estate dopo il primo sequestro del 22 agosto 2018.

Sequestro infrastrutture security porto 2-2

In quella circostanza, il Tribunale del riesame, cui si era rivolto l’ente, il 27 settembre dispose il dissequestro della nuova strada di collegamento tra l’area di Sant’Apollinare ed ex Punto Franco con la banchina di Punta delle Terrare a Costa Morena ovest, che include il ponte di superamento della tratto terminale di Fiume Piccolo, per la mancata trascrizione del vincolo archeologico.

Ma il 21 novembre scorso, con un nuovo provvedimento del gip emesso il giorno 19 dello stesso mese, la Guardia di Finanza sottopose a nuovo sequestro preventivo tutte le opere già interessate da precedenti apposizione di sigilli (oltre alla strada e al ponte, una tettoia in metallo e cemento armato per gli uffici operativi preposti ai controlli doganali, e un muro di contenimento che costeggia la stessa strada), ma estendendolo anche a tutte le opere dei  varchi doganali e ad una recinzione metallica di 500 metri.

Sequestro infrastrutture security porto 3-2

Tutto realizzato, secondo gli inquirenti, in difformità dal Piano regolatore portuale vigente, tra il 2015 e il 2017 in base ai progetti della disciolta Autorità Portuale di Brindisi nell’ambito dei suoi progetti di security e di completamento del circuito doganale interno. Tra i reati ipotizzati, violazioni urbanistiche, esecuzione su opere su area sottoposta a vincolo archeologico, gestione non autorizzata di discarica, frode nelle pubbliche forniture.  Il rilievo era giunto dalla Regione Puglia, il 19 ottobre.

Tutta la storia delle indagini sulle opere di security e su quelle di completamento del circuito doganale interno, era partita nel febbraio del 2018 dal sequestro di alcune particelle immobiliari  a Punta le Terrare, sito di un insediamento dell'Età del Bronzo di rilevanza archeologica nazionale, su cui erano state edificate le opere in assenza delle necessarie autorizzazioni, e utilizzando per i riempimenti materiale di risulta da trattare invece come rifiuto.

Sequestro infrastrutture security porto-4

Il completamento del circuito doganale interno e le difese passive del porto di Brindisi sono interventi strategici e di rilievo dal punto di vista economico e della security. L'inchiesta infatti non mette in discussione ciò, bensì le modalità di attuazione degli interventi, in carenza di una adeguamento dello strumento urbanistico principale che era entrato in vigore nel lontano 1975, e mai oggetto di riprogettazione. Sarà un nuovo Piano regolatore inclusivo di tutt e cinque i porti dell'Autorità di sistema del marea Adriatico Meridionale a dettare le nuove linee.

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Commenti (3)

  • Abbiamo un porto con delle strutture che finalmente gli danno le sembianze di porto serio e sicuro, e scopriamo che insieme alla strada che limiterebbe il deflusso di fiume piccolo in piena, ci sono delle tettoie in ferro che potrebbero provocare una inondazione! Invece di demolire le opere necessarie, sarebbe opportuno adeguare il piano urbanistico. Come si dice: adeguare la Legge all'Uomo e non il contrario. Ma che, veramente si pensa di demolire opere pubbliche?

  • Ah, una piccola osservazione ( magari polemica): se l'ordinanza di demolizione dovesse essere eseguita , chi rifonderà tutti i quattrini spesi per le opere? E non credo si tratti di qualche migliaio di euro……..

  • Authority? E de che? La terra, la buona e fertile terra , con le sue zolle ed i suoi campi abbandonati che dovrebbero essere seminati e curati e che attendono tante braccia tolte alla terra stessa…….

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