Caso Cucchi: lettera di minacce a una stazione dell'Arma di Brindisi

La missiva è stata recapitata alla caserma del Casale, anche sede di compagnia: "Altri nove carabinieri devono morire". All'interno anche foto del corpo di Stefano

Nella foto sotto, la caserma carabinieri del quartiere Casale di Brindisi

BRINDISI – Qualcuno specula sulla vicenda processuale legata alla morte di Stefano Cucchi per minacciare ritorsioni nei confronti dell’Arma. Sta accadendo a Brindisi, dove ieri mattina alla stazione carabinieri del quartiere Casale, sede anche il comando della compagnia cittadina, è arrivata una lettera contenente una immagine scattata nel corso degli accertamenti autoptici sul corpo di Cucchi, con un messaggio dattiloscritto che minaccia “altri nove carabinieri devono morire”. E' stato scritto a mano in stampatello, invece, l'indirizzo.  Una nota sulla missiva è stata trasmessa ai comandi territoriali carabinieri limitrofi, a partire da quello di Lecce.

La lettera è stata spedita da Bari, ed è ora oggetto di esame da parte dei militari del laboratorio di indagini scientifiche. Indipendentemente da ogni ipotesi riguardante l’autore del messaggio e il fine dello stesso, la cosa non viene affatto sottovalutata. Brindisi è la città di Francesco Tedesco, uno dei militari dell’Arma imputato nel processo Cucchi, ma soprattutto da molte settimane anche il testimone chiave della vicenda, l’uomo che ha raccontato in aula i retroscena del pestaggio che causò a Stefano Cucchi le lesioni fatali, e la trama degli insabbiamenti.

La stazione dei carabinieri del Casale

Tedesco in una delle ultime udienze ha stretto la mano a Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, chiedendo scusa, mentre il comando generale dell’Arma ha annunciato che sarà applicata la massima severità nei confronti dei responsabili, a vario titolo, di questa pagina buia. Non si può escludere che la lettera sia stata partorita dalla mente di un mitomane. Tuttavia, come già detto, nulla viene sottovalutato e le indagini a Brindisi sono già in corso.

Strana infatti la coincidenza tra il numero dei carabinieri citato nel testo del messaggio di minaccia, nove, e il numero degli anni di silenzio, anche questi nove, trascorsi dal fatto sino alla decisione da parte di Francesco Tedesco di raccontare la sua verità sulla morte di Stefano Cucchi. Chi ha scritto il messaggio, non è un osservatore distratto del caso, ma ha elaborato anche questo aspetto legato proprio alla notizia della collaborazione del carabiniere brindisino.

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