Ceneri di carbone Enel: altri undici indagati, sotto la lente cinque aziende

Sono accusati di gestione dei rifiuti non autorizzata e traffico illecito nell’appendice dell’inchiesta principale dopo la consulenza del chimico Sanna, nominato dai pm della Dda di Lecce

BRINDISI  - Altri undici indagati e cinque aziende sottoposte a controllo nell’inchiesta sulle polveri di carbone della centrale Enel di Cerano: i decreti con contestuali avvisi di garanzia sono stati eseguiti dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Taranto, sulla base delle conclusioni a cui è giunta il perito nominato dai pm della Dda di Lecce, titolari dell’inchiesta Araba Fenice sfociata a fine settembre con l’emissione di 31 avvisi di garanzia nei confronti di dirigenti del sito di Brindisi e della società Cementir di Taranto.

L’accusa

L’accusa ora come allora sostenuta dai pm è legata alla gestione di rifiuti non autorizzata e al traffico illecito degli stessi. Sono stati bloccati i residui delle ceneri di carbone del processo di combustione della centrale Enel in 37 cementifici, cinque dei quali si trovano in provincia di Lecce. Gli altri sono in Basilicata, Veneto e Abruzzo, stando a quanto si apprende. Scorte e giacenze sono state rinvenute dai finanzieri nei magazzini della Calcestruzzi spa sulla strada Lecce-Novoli; la Ciccarese Calcestruzzi a Copertino; la Colacem a Gatatina e il cementificio fratelli Coricciati sulla provinciale Martano-Caprarica.

La perizia

Determinati sarebbe state le conclusioni a cui è arrivato il consulente nominato dai pm Alessio Coccioli e Lanfranco Marazia : stando alle analisi condotte dal chimico Mauro Sanna, ci sarebbe stata la miscelazione di rifiuti, anche pericolosi, derivanti dall’abbattimento dei fumi della combustione della centrale Federico II. In tal modo sarebbe stato conseguito un ingiusto profitto. I campionamenti sono stati eseguiti nel corso di diversi sopralluoghi negli stabilimenti.

Sanna è lo stesso consulente al quale la Procura di Brindisi affidò le valutazioni del processo di (mal) funzionamento delle torce del Petrolchimico in relazione alle continue accensioni. Anche in quel caso ci fu il sequestro con contestazioni di reati ambientali: smaltimento illecito di rifiuti.

La nota dell'Enel

"Enel Produzione apprende da notizie di stampa che nell’ambito dell’indagine sulla presunta pericolosità delle ceneri della centrale Federico II di Brindisi-Cerano si sarebbe provveduto a un sequestro presso diversi cementifici italiani. Le ceneri prodotte dalla Centrale Federico II sono oggi gestite secondo le prescrizioni impartite dal Giudice per le Indagini Preliminari di Lecce". 

"Tuttavia Enel Produzione ritiene, come già precisato in passato, che le ceneri della centrale non siano pericolose e siano perfettamente idonee all’uso industriale nel ciclo del cemento, così come avviene in tutti i Paesi del mondo. L’uso delle ceneri nel ciclo del cemento, anzi, è quello maggiormente compatibile con una corretta gestione ambientale e con i principi dell’economia circolare che impongono il riuso dei rifiuti quando non sia indispensabile il loro trattamento in discarica".

"La Procura della Repubblica di Lecce che indaga sulla presunta pericolosità delle ceneri da circa due anni non ha ancora svolto analisi sulle stesse per verificarne l’effettiva pericolosità, oggi presunta sulla base della metodologia teorica adottata dal proprio perito. Tutte le analisi svolte da Enel Produzione e dagli Enti nazionali più accreditati confermano, invece, che queste ceneri non debbano essere considerate pericolose".

"Enel Produzione, confermando la massima disponibilità a collaborare come fatto fino ad oggi, confida che l’incidente probatorio che inizierà davanti alGiudice per le Indagini Preliminari di Lecce il 2 febbraio prossimo potrà finalmente confermare, in sede processuale, tale non pericolosità a valle di analisi di laboratorio svolte secondo la normativa vigente e le corrette tecniche scientifiche". 

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