Perdiamo abitanti, ma possiamo non perdere la sfida per il futuro

Un rapporto Cresme commissionato da Ance Brindisi fotografa il presente della nostra provincia, ma analizza i prossimi 20 anni. Ecco cosa potrà accadere

BRINDISI – L’appello del presidente di Ance Brindisi alla politica, e soprattutto all’amministrazione comunale che sarà, è chiaro: fate subito il Piano urbanistico generale, assumetevi la responsabilità di tracciare il volto della città del futuro, aprite la porta alla possibilità di confronto con l’Autorità di sistema portuale perché questa è una città di mare dove ricerca di qualità della vita, riqualificazione urbana, crescita economica sono strettamente intrecciate anche con i destini del porto che la avvolge strettamente.

Chissà chi raccoglierà davvero, per capacità culturale e senso di responsabilità , questo richiamo di Pierluigi Francioso, lanciato stamani al Tetro Verdi all’inizio dell’evento “Idee che diventano visioni – Il settore delle costruzioni, scenari di sviluppo della provincia di Brindisi” (simbolo, una mongolfiera). Chissà quanti sono abituati a leggere e studiare i dati delle modificazioni sociali ed economici, piuttosto che i sondaggi elettorali.

andamento demografico-2

Allarme regressione demografica

Tuttavia ciò che ha colto lo studio del Cresme, Centro Ricerche Economiche Sociologiche e di Mercato nell'Edilizia, sullo stato dell’economica e della società nella provincia di Brindisi non è limitato alla caduta rilevante del valore aggiunto rappresentato dal settore delle costruzioni, ma è esteso a quelle che saranno le modificazioni, anche profonde, dell’andamento demografico nei prossimi vent’anni, e agli effetti collaterali di tutto ciò.

Forse colpirà in maniera più diretta la pubblica opinione sapere che nel 2036 la città di Brindisi avrà perso circa il 20 per cento della sua popolazione, e che l’intera provincia perderà il 13 per cento degli attuali abitanti, con punte sino al 30 per cento nella fascia sud del territorio. E che la fascia di età oltre i 64 anni crescerà di molto, mentre si restringerà quella della popolazione in età lavorativa. Una prospettiva non legata esclusivamente al calo progressivo delle nascite, ma probabilmente anche allo spostamento verso altre aree.

Si può tergiversare, continuare a cercare voti parlando alla pancia, o si dovrà dare spazio ad una classe politica che si assuma il compito di pilotare la nave in questo scenario, con progetti di cambiamento e modifica delle tendenze, quindi che parli alle intelligenze e che sia all’altezza della sfida tra città basata sulla reinvenzione urbana e sulle visioni del futuro, come spiega la ricerca del Cresme?

Ance Brindisi - Rapporto Cresme-2

Senza progetto del futuro non si va da nessuna parte

Il lavoro di indagine condotto per Ance Brindisi dal Cresme si concentra su questi aspetti: il primo riguarda, come già detto, la deriva profonda che sembra aver assunto la dinamica demografica della città di Brindisi e della sua provincia; i secondo riguarda il nodo degli investimenti mancanti che l’attuale fase economica sembra evidenziare, e soprattutto la perdita di ruolo che il settore delle costruzioni ha registrato negli anni della crisi susseguenti al boom dei primi anni Duemila.

Il terzo riguarda il mix economico che interessa il territorio e soprattutto Brindisi come città capoluogo: quale natura economica privilegiare, con che equilibro, in quale scenario. “Su questo punto l’analisi è certo solo interlocutoria, rimanda a una fase di maggiore approfondimento, pur toccando alcune questioni che ci sembrano chiave di un ragionamento necessario. Sullo sfondo resta la necessità di un piano strategico che disegni il futuro di Brindisi, del capoluogo e della sua provincia . Potremmo dire che senza progetto del futuro non si va da nessuna parte”, rileva il rapporto.

Ance Brindisi - Rapporto Cresme (6)-2

La perdita di popolazione

Dal 1991 al 2016 la Provincia di Brindisi ha perso secondo l’Istat 14.231 abitanti, il 3,4% della popolazione. Secondo le previsioni del Cresme, data la struttura demografica della popolazione, le dinamiche naturali e quelle migratorie, le cose peggioreranno nei prossimi venti anni: tra 2016 e 2036 si perderanno 45.992 abitanti (perdita dell’11,6% della popolazione 2016), nell’ipotesi migliore, e sino a 61.731 abitanti (-15,5%) in quella peggiore.

Il quadro della perdita di popolazione appare generalizzato tra i centri della provincia (unica eccezione di Carovigno). Nel 2036  il comune capoluogo nell’ipotesi media dello scenario previsionale, avrà perso 16.389 abitanti, il 18,7% degli 87.820 abitanti 2016; nell’ipotesi migliore la perdita sarà di oltre 15.000 abitanti, in quella peggiore di 17.600 abitanti.  Brindisi avrà perso fra 18 anni tra il 17% e il 20% della sua popolazione.

Nel 2016 nella provincia di Brindisi vi sono stati  2.844 nati, mentre i morti sono saliti a 3.915, il saldo diventa negativo per 1.071 unità; le cose peggioreranno nei prossimi anni: nel 2036 i nati saranno 1.962 i morti 5.259, un saldo naturale negativo di 3.297 unità in un solo anno. Le donne italiane in età fertile sono passate dalle 99.000 del 2002 alle 84.000 del 2016  e passeranno alle 53.000 del 2036, una riduzione del 47%. Un dimezzamento della componente femminile in età fertile.

Ance Brindisi - Rapporto Cresme (4)-2

Meno giovani e meno abitanti in età da lavoro

Nel 2001 la popolazione con più di 65 anni era pari a 67.000 unità, nel 2016 è salita a 88.000, nell’ipotesi media nel 2036 raggiungerà quasi le 115.000 unità; un incremento del 76% rispetto al 2002. La piramide d’età della popolazione nella Provincia di Brindisi si va rovesciando: sono le coorti delle fasce più anziane della popolazione a rappresentare la fascia in crescita. I giovani da 0 a 14 anni sono passati dai 65.070 del 2002 ai 51.383 del 2016 e saranno 34.005 nella proiezione media per il 2036.

Ma forse la criticità del problema demografico lo si può misurare, più di ogni altro indicatore, con la prevista fortissima contrazione della popolazione in età di lavoro  : la popolazione tra 15 e 64 anni dal 2016 al 2036 si ridurrà del 25%, passando da 269.834 persone a 194.197; la percentuale sul totale della popolazione passerà dal 65% al 56,6%; la percentuale rispetto alla popolazione con più di 64 anni passerà dal 293% (2,93 persone in età di lavoro contro una con oltre 64 anni) al 169% (1,7 persone contro 1).

edilizia scolastica-2

La crisi delle costruzioni

Secondo le stime del Cresme nel settore delle costruzioni tra 2017 e 2004 (anno di picco del valore della produzione nel settore delle costruzioni nella Provincia di Brindisi) il valore della produzione è diminuito del 42,3%; gli investimenti, che escludono la manutenzione ordinaria, hanno perso il 49,9%, mentre le nuove costruzioni hanno registrato una riduzione degli investimenti del 78,3%. Solo l’investimento nel rinnovo, la manutenzione straordinaria del patrimonio esistente, ha in qualche modo retto la crisi, registrando una contrazione dello 0,3%.

La crisi ha toccato tutti i comparti di attività delle costruzioni, infatti gli investimenti in abitazioni, sommando nuova costruzione e riqualificazione del patrimonio esistente hanno registrato una flessione del -48%, gli investimenti in opere pubbliche sono scesi del -53%; l’edilizia non residenziale privata ha perso il 61% degli investimenti 2002 (picco settoriale). Sono i dati sulla produzione fisica delle nuove costruzioni residenziali e non residenziali a spiegare con chiarezza la situazione critica del settore.

Cantiere edile controllato dai vigili urbani 3-2

Nel 2017 sono stati ultimati nella provincia di Brindisi poco più di 280 mila metri cubi di nuovi edifici, di cui meno di 210mila per cubature residenziali e 77mila per quelle non residenziali. Rispetto al 2004, quando la produzione edilizia in provincia era quantificata in 1,8 milioni di metri cubi ultimati, la produzione si è ridotta dell’84%. La crisi della nuova produzione non residenziale è particolarmente pesante: nel 2002 venivano ultimati 1,2 milioni di metri cubi di nuove costruzioni, nel 2017 i volumi scendono a 77.000, un flessione del 93,5%. Nel comparto residenziale i volumi passano dai 963.000 metri cubi del 2004 ai 207.000 del 2017, una contrazione del 78,5%.

I segnali negativi interessano anche il comparto delle opere pubbliche: nel pieno di una fase che necessiterebbe, sulla base della competizione e delle innovazioni tecnologiche, di una forte re-infrastrutturazione, il territorio italiano e quello del Mezzogiorno vivono una fase di forte contrazione degli investimenti pubblici. Negli ultimi due anni 2016 e nel 2017 nella Provincia di Brindisi il valore dei bandi di gara delle opere pubbliche ha toccato il valore più basso dall’inizio degli anni duemila. Gli investimenti sono una delle priorità sulla base delle quali si gioca la capacità competitiva delle città di oggi, suggerisce il Cresme.

Petrolchimico, ingresso Eni Versalis

L’andamento dell’economia: crescita, ma la disoccupazione pesa

Il territorio brindisino nella fase tra la recessione e la ripresa dell’economia italiana ha registrato, secondo il rapporto Cresme, una dinamica di crescita più importante rispetto al tessuto economico regionale, ma anche nel confronto con molti altri territori del Paese. Nel 2014 il valore aggiunto provinciale è cresciuto più dell’1%, quando quello regionale e quello nazionale erano poco più che stagnanti, e nel 2015 del 3,5%. Va considerato che nel 2014 e nel 2015 tutto il Mezzogiorno ha beneficiato della corsa alla spesa dei residui Fondi Strutturali Europei 2007-2013, così come registrato da numerose fonti. Occorre quindi verificare lo scenario per il 2016 e il 2017.

La crescita è dovuta al mix economico che caratterizza la Provincia, un mix – dice il rapporto Cresme -  che pone la città di Brindisi e il suo territorio all’interno di condizioni particolari: un territorio caratterizzato da forti componenti industriali; dalla capacità di cogliere il boom del turismo che negli ultimi anni ha interessato la Puglia; da una crescita dell’agricoltura e dell’agro-industria, dal ruolo che il terziario svolge nel contesto economico del territorio. Come già accennato il vero vuoto dell’economia brindisina è rappresentato dal settore delle costruzioni, settore storicamente importante per il territorio.

Strutture di elicotteri in Agusta Westland Brindisi

Nel 2015 la Provincia di Brindisi si colloca al primo posto nella classifica regionale per valore aggiunto per occupato, mentre scende in seconda posizione, dopo Bari, in base all’indicatore pro-capite. In entrambe le classifiche, il dato provinciale è inferiore alla media nazionale, ma mostra un netto recupero rispetto alla situazione al periodo pre-crisi: il valore aggiunto per occupato passa dall’82,1% della media nazionale nel 2005 all’84,8% nel 2015; il valore aggiunto per abitante dal 62,4% % al 66,6%.

Il valore del turismo

Prevale su tutti il settore “Altri servizi” all’interno dei quali stanno il settore pubblico, il settore delle professioni, dei servizi di produzione e del credito : nel 2015 questo settore economico ha realizzato il 51,3% del valore aggiunto totale della Provincia (due punti percentuali in meno rispetto al 2005). Il secondo settore produttivo è rappresentato dalle attività commerciali, ricettive e di trasporto, settore che ha superato nel 2015 il 20% del valore aggiunto provinciale (18,1% nel 2005). In questo quadro è certo da segnalare l’importante crescita del turismo nella Provincia di Brindisi, crescita che ha interessato sia i poli turistici più noti sia lo stesso Comune di Brindisi. Con 459 mila arrivi e 1,8 milioni di presenze, la provincia di Brindisi ha assorbito nel 2017 il 12% del totale dei flussi turistici regionali.

Un mare di turisti in piazza S.Oronzo

Considerando il peso del settore turismo in termini di valore aggiunto provinciale e la dinamica dei relativi occupati, emerge la crescita del ruolo strategico del settore per l’economia provinciale: basterà osservare che dal 2008 al 2017 gli arrivi e le presenze in provincia sono aumentati del 65%, un tasso doppio rispetto alla crescita regionale e triplo rispetto a quello nazionale; mentre le presenze sono cresciute del 35,4% rispetto al 24,7% regionale.

La dinamica espansiva della domanda turistica ha riguardato sia la componente nazionale che quella straniera, ma quest’ultima ha visto consolidare il proprio ruolo, passando dal 17% del totale nel 2010 a più del 28% nel 2017. L’attrattività della domanda internazionale caratterizza il territorio brindisino assai più che altri territori regionali, come emerge dalla dinamica delle due componenti della domanda: tra il 2010 e il 2017 gli arrivi di stranieri in provincia sono aumentati del 151% a Brindisi contro una crescita, comunque rilevante, in Puglia pari al +98%. Lo stesso indicatore scende al 32% a Brindisi con riferimento ai flussi di turisti italiani, e al 13% nella media regionale. 

Il comparto industriale

Come è noto la Provincia di Brindisi ha una spiccata caratterizzazione industriale, legata alla presenza di numerosi siti produttivi medi e grandi, nazionali e internazionali, come in pochi altri centri industrializzati del sud e del Mediterraneo . Nel 2015 il valore aggiunto industriale ha superato il 17% del totale, contro una media regionale inferiore al 13%. Si osservi però che nel 2005 il peso dell’industria sfiorava il 19%. Il settore che ha registrato il migliore incremento in termini percentuali è, però, il settore primario passato dal rappresentare il 3,9% del valore aggiunto provinciale del 2005 al 6,5% del 2015, pari a quasi tre volte il dato medio nazionale.

Disoccupazione giovanile-2

Il peso della disoccupazione

Cosa è accaduto in tema di occupazione dal 2015, ultimo dato disponibile del valore aggiunto, al 2017 nell’economia della provincia?  Nel 2017 gli occupati nella Provincia di Brindisi sono 120.400, 48.500 (40,3%) dei quali lavorano negli “altri servizi”, 30.700 (25,5%) nel settore commerciale-ricettivo, 19.900 nel settore industriale (16,5%), 12.800 (10,6%) in agricoltura e 8.500 (7,1%) nelle costruzioni. Nel 2016 (+9,4%) e 2017 (+2,1%) è il settore manifatturiero che ha mostrato la maggiore crescita occupazionale, ma rispetto al 2008 e nonostante la crescita degli ultimi due anni, nel 2017 l’occupazione industriale è inferiore del 16,4% rispetto a quella del 2008 (circa 3mila occupati persi) . Solo il settore delle costruzioni, rispetto al 2008 ha performance peggiori: ha perso il -20,9% degli occupati 2008 (oltre 2.200 occupati in meno).

L’unico settore che registra una crescita di occupati rispetto al 2008 è il settore commerciale-ricettivo: 4.500 occupati in più, pari a una crescita del 17,5%. (L’occupazione in questo settore ha registrato una crescita degli occupati del 21,6% nel 2015, una flessione del 9,1% nel 2016 e una stabilizzazione nel 2017). La crescita dell’occupazione nel settore commerciale-ricettivo ha compensato in buona parte la perdita di occupati dell’industria e delle costruzioni. E’ certo una conferma dell’importante crescita turistica che ha interessato la Regione e la Provincia negli anni della crisi. Le “altre attività di servizio” in termini occupazionali registrano tra 2017 e 2008 una flessione dello 0,7%.

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Secondo le rilevazione dell’Istat nel 2017 il tasso di disoccupazione in Provincia di Brindisi è pari al 18,6%, un valore di poco inferiore alla media regionale, ma superiore di oltre 7 punti percentuali rispetto alla media nazionale. Osservando la sua dinamica, emergono elementi di incertezza sull’entità della ripresa economica: dal 2011 fino al 2014, il tasso di disoccupazione è cresciuto sino ad arrivare al 18,3%, nel 2015 è sceso al 16,5% per risalire nel 2016 e raggiungere nel 2017 il livello più alto dal 2008. Nel confronto con le altre province pugliesi, il tasso di disoccupazione registrato in provincia di Brindisi risulta più alto rispetto a quello che caratterizza le province di Bari, Taranto e Barletta-Andria-Trani, ma migliore di quello di Lecce e Foggia.

La questione si aggrava leggendo i dati sulla disoccupazione giovanile. La disoccupazione giovanile nella Provincia di Brindisi aveva raggiunto nel 2014 il tasso del 45,4%, allora di poco superiore alla media nazionale, e ben distante dal 58% dell’intera Puglia; nel 2015 il tasso si riduce sensibilmente, scendendo sotto il 39%, ma dal 2016 riprende a crescere e nel 2017 raggiunge il livello più alto degli ultimi dieci anni, attestandosi al 45,9%, dieci punti percentuali al di sopra della media nazionale, e cinque punti in meno della media regionale(51,4%). In Puglia, nel 2017, solo nella Provincia di Barletta-Andria-Trani si osserva un tasso di disoccupazione giovanile inferiore al 45%, a Bari si sfiora il 50%, a Taranto il 60% e a Foggia si raggiunge il livello drammatico del 64,1%.

La nave da crociera Zenit entra nel Canale Pigonati

Su queste basi si deve riflettere e progettare. Ci ha provato oggi l’Ance Brindisi, con una tavola rotonda cui hanno partecipato il presidiente nazionale dei costruttori, Gabriele Buia, poi Gianfranco Viesti, Tito Vespasiani, Edoardo Bianchi, Nicola Martinelli e Annamaria Curcuruto. Ma se non saranno le amministrazioni locali, i partiti ad aprire e proseguire questa riflessione, Brindisi perderà la sua occasione per competere e crescere.

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Commenti (1)

  • La fredda, ma inesorabile, logica dei numeri ci racconta, ci quantizza una situazione di sfracello totale e costante che già conoscevamo. Si, stiamo perdendo, ma perdendo proprio tutto: popolo e sfide. Ammesso che di queste ultime ( le sfide) ve ne siano mai state. E che cosa vuole sfidare poi un popolo come quello dei brindisini? ( per favore, nessuno si senta offeso perché questa è la SOLA realtà dei fatti: guardatevi intorno). Lo stato? I politici? Che cosa devono fare? Fanno pena di per se stessi, non valgono l'aria che respirano. Una volta vi era l' assistenzialismo pubblico: non fai nulla, non ti impegni, non ti metti in gioco, non impieghi le tue risorse, non rischi nulla di tuo e...voilà : arriva l'industria, l'azienda di stato che ti assume ( dietro raccomandazione dei politici a cui darai il voto). Capra eri e capra rimani: il rancio ti arriva e non sai manco perché. Ora la pacchia è finita . Pantalone pubblico non c'è più. E tu ( popolo) sei rimasto come un co....ne : non sai fare nulla, non ti hanno imparato nulla, non sai darti da fare da solo. Sai solo fare l'unica cosa che ti è più congeniale: tagliare la corda. Ed è quanto sta succedendo. Implacabilmente. La gente va via come può, le case vuote aumentano, la domanda di alloggi si riduce praticamente a zero, l'offerta surclassa la domanda, i prezzi crollano. I costruttori, almeno quelli rimasti, possono continuare a piangere in cinese ma allo stato dei fatti questo trend nero come la notte continuerà e si amplificherà. Tra una ventina d'anni questa area geografica sarà una "gerontomacroarea " popolata solo ( per chi lo vedrà;) di anziani , la natalità sarà praticamente zero e l'unica cosa che potrà prosperare sarà l'attività di assistenza socio-sanitaria ad una popolazione di età media 80-90 anni. La riflessione dei politici? Si certo, la vedrete all'indomani del 10 giugno, quando al comune di Brindisi ritorneranno gli stessi orrendi spettri del passato. Ce ne sta per un horror-movie: la location è perfetta......

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