Porticciolo: dopo interdittiva antimafia, revoca della concessione

Decreto del presidente dell’Authority Patroni Griffi notificato alla Bocca di Puglia: “Le misure avviate nei confronti di Igeco, socio di maggioranza, non danno garanzia di sterilizzazione del pericolo di infiltrazione mafiosa”

BRINDISI – Fine della storia (per ora) legata a Bocca di Puglia spa nella gestione del porticciolo turistico di Brindisi, dopo l’interdittiva antimafia della Prefettura di Roma per la Igeco, socio di maggioranza. A mettere il punto è stato il presidente dell’Authority, Ugo Patroni Griffi con decreto di revoca della concessione demaniale marittima rilasciata nel 2000 dall’allora Ente portuale di Brindisi alla società che formalmente risulta ancora una partecipata del Comune.

Il decreto del presidente: le motivazioni

Ugo Patroni Griffi-6Il motivo è il seguente: “Le misure di self cleaning avviate da Bocca di puglia nei confronti del socio di maggioranza attinto da informazione antimafia, al fine di espungerlo dalla governance della società, non danno – allo stato – garanzia di sterilizzazione e allontanamento dal pericolo di condizionamento/infiltrazione mafioso/a, della società concessionaria”, si legge nel provvedimento dello scorso 25 marzo. E’ stato trasmesso alla società Bocca di Puglia, che ha sede a Brindisi, in largo dei Dardanelli, dove è stata realizzata la struttura con 638 posti barca.

Andare avanti, non sarebbe stato possibile. Non in considerazione dell’esito dell’istruttoria avviata per dare la possibilità, così come previsto dalla legge, di esaminare la documentazione prodotta tanto dal concessionario che dal socio di maggioranza.

"La legge va applicata sempre, in ogni caso", dice al telefono il presidente, appenta terminata una lezione per il master a Bari, riservato ai giornalisti. "Non ci sono essere distinzioni, guelfi e ghibellini", prosegue. "Sorprende, invece, che ci sia chi si meravigli del decreto e del fatto che l'Autorità abbia dato applicazione a disposizioni di legge con riferimento a un fatto che, tra l'altro, ha anche un certo rilievo dal punto di vista sociale".

Il marina di Brindisi e il castello sullo sfondo delimitano lo Stadio del Vento

Le società

Bocca di Puglia e Igeco, titolare del pacchetto azionario nella misura del 55,27 per cento hanno depositato nei mesi scorsi, a partire dalla fine di ottobre 2018, una serie di atti ritenuti in grado di neutralizzare il quadro evidenziato nell’interdittiva firmata dal prefetto di Roma. Ma quelle misure, secondo il presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico meridionale non sono idonee, stante la “natura preventiva dell’informazione interdittiva” e tenuto conto anche del fatto che si tratta di “misura volta alla salvaguardia dell’ordine pubblico economico, della libera concorrenza tra le imprese e del buon andamento della Pubblica Amministrazione”. Questo effetto domino,  “ancorché – è scritto – il provvedimento ha colpito il solo socio di maggioranza, Igeco costruzioni spa e non la concessionaria Bocca di Puglia”.

Nel decreto di revoca, inoltre, è stato richiamato il Codice Antimafia ed è stato fatto riferimento alla tipizzazione dell’istituto attraverso il quale si “constata una obiettiva ragione di insussistenza della perdurante fiducia sulla affidabilità e sulla moralità dell’imprenditore che deve costantemente esservi nei rapporti contrattuali di cui sia parte la pubblica amministrazione e, comunque, deve sussistere affinché l’imprenditore risulti meritevole di conseguire un titolo abilitativo, ovvero di conservarne gli effetti”.

Il marina di Brindisi

Lo sgombero: 120 giorni per liberare l’area

Patroni Griffi, quindi, ha firmato il decreto per la revoca della concessione, con obbligo per Bocca di puglia, in persona del suo legale rappresentante, di “sgomberare l’area demaniale e gli specchi acquei, oggetto delle concessioni, da persone e cose, entro il termine di 120 giorni dalla data della notifica”. Il periodo di tempo è stato considerato sufficiente tenuto conto della “complessità della struttura dell’approdo turistico”. Nel caso in cui, questo periodo di tempo dovesse trascorrere “inutilmente”, l’Autorità provvederà d’ufficio ai sensi del Codice della navigazione, con addebito delle spese, fermo restando che l’occupazione oltre quei termini, sarà considerata abusiva. E’ ragionevole aspettarsi il ricorso al Tribunale amministrativo regionale della Puglia, sezione di Bari: ci sono 60 giorni di tempo, sempre a decorrere dalla data della notifica del decreto del presidente. E’ possibile anche presentare ricorso al Capo dello Stato: in questo caso, entro 120 giorni.

Il caso e i dubbi del consigliere Quarta

Gianluca Quarta-4-2Il primo a rendere pubblica la notizia della revoca della concessione è stato il consigliere comunale Gianluca Quarta, di Forza Italia: “Al netto da eventuali ricorsi che la società Bocca di Puglia potrà proporre al Tribunale amministrativo regionale della Puglia, va posto in risalto il fatto che non risulta che provvedimenti di revoca delle concessioni siano stati posti in essere anche in relazione agli altri porticcioli pugliesi di cui è socia di maggioranza la Igeco Costruzioni spa”, sostiene l’azzurro.

“E’ importante, inoltre, che l’Amministrazione Comunale intervenga con decisione (anche costituendosi nella stessa procedura), in considerazione del fatto che il porticciolo è un patrimonio della città e che non è stata conclusa la procedura di cessione delle quote”. Quarta continua: “E’ possibile che ci sia un danno erariale per il Comune in caso di conferma della revoca delle concessioni”. E ancora: “E’ importante tenere desta l’attenzione per evitare che dietro questo provvedimento possa poi configurarsi una speculazione da parte di chi pensa di acquisire la struttura portuale turistica dei brindisini con quattro soldi. Un motivo in più per dar vita ad azioni immediate ed incisive”.

Il Marina di Brindisi

Il Comune e la cessione delle quote

In effetti, tenuto conto del fatto che il Comune risulta ancora socio di Bocca di Puglia, risulta necessario che l’Ente chiarisca – una volta per tutte – cosa intende fare se cioè mantenere la propria partecipazione, proseguendo nel solco iniziato quando sindaco era Giovanni Antonino oppure chiudere la pagina dando corso alla decisione dell’Amministrazione di centrosinistra guidata da Mimmo Consales nel Consiglio comunale del 22 dicembre 2015, con i voti della sola maggioranza.

Di fatto la situazione di stand by, praticamente equivalente a un limbo di trascina da diversi mesi. Sia Igeco che Marinedi, l’altro socio privato, hanno rinunciato a subentrate nella titolarità delle azioni detenute dal Comune, dopo aver esercitato il diritto di prelazione perché l’investimento non rientra più nei piani di sviluppo, anche in considerazione del prezzo ritenuto eccessivo. Troppo elevato. La procedura concorsuale era relativa a 4.770.073 azioni, per un valore di 198.231,36 euro, definito dal dipartimento degli studi aziendali dell’Università di Bari, presieduto da Vittorio Dell’Atti. Il sindaco Riccardo Rossi e la sua Giunta non hanno ancora preso una posizione. 

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