"Il 2025 è domani". Ecco perché per Brindisi rischia di essere una bomba

Il segretario della Filctem Cgil illustra gli scenari del dopo-carbone. Per 1200 lavoratori non ci sono certezze

BRINDISI – Una bomba è stata disinnescata settimane fa, dell’altra – quella più pericolosa – si parla poco. La “Città inconsapevole” continua a vivacchiare tra battute e litigate sui social, aspettando l’estate, scandalizzandosi e lagnandosi per gli effetti collaterali della crisi finanziaria del Comune, che per molti anni si è allargata a macchia d’olio sempre in un clima da “laissez faire, laissez passer”.

Ma questa volta si rischia di farsi davvero male. La liberazione dal carbone, è già certo, si potrà festeggiare in altre città, mentre rischia di diventare una valanga di guai per l’economia industriale e portuale di Brindisi. Perché? Per capirlo (se si intende farlo, tirando fuori la testa dalla sabbia) bisogna andare oltre i comunicati stampa.

“Il 2025 è già domani”, dice Antonio Frattini, segretario della Filctem Cgil Brindisi. La decarbonizzazione arriverà a Brindisi con largo anticipo, infatti: lo ha detto martedì 11 febbraio in Prefettura l’Enel, annunciando la fermata del secondo gruppo della centrale di Cerano dal 2021. Ma cosa potrà accadere lo sapremo molto prima, forse il 3 marzo al Ministero dello Sviluppo economico.

La centrale Federico II di Enel Cerano

I destini di impianti e progetti li decide Terna

Al Mise, da tempo, sono in corso gli incontri in cui si stanno tratteggiando gli scenari del dopo-carbone in Italia. Il nuovo governo ha impostato per territori gli incontri con società elettriche, sindacati e Terna, il gestore della rete nazionale. A Brindisi e Puglia toccherà appunto il 3 marzo.

Si sono già svolti quelli per La Spezia, per la Sardegna (dove non c’è il gas per rimpiazzare il carbone), la terza riunione è stata dedicata a Fusina (Marghera), Brescia e Monfalcone. Sarà come andare a una chiamata di lavoro, perché tutto è nelle mani di Terna, che area per area sta anticipando quali sono le esigenze di rete. Il mercato dell’energia è cambiato da un pezzo: si produce su richiesta, e la precedenza ce l’hanno per legge i megawatt da fonti rinnovabili.

Stormi tra i tralicci

Quindi sarà Terna - indirettamente, è chiaro - a decidere il futuro anche per Brindisi. Già, perché la cosa che non è evidente per tutti è che la riconversione a gas della centrale “Federico II” di Cerano è solo un progetto, come la bretella di collegamento di Snam, per il quale si sta concludendo l’iter autorizzativo. Non è detto che sarà poi realizzato.

Se a Terna in Puglia basteranno gli 800 megawatt della centrale a gas Sorgenia di Modugno, assommati agli altri 760 megawatt dell’innovativo impianto a ciclo combinato a gas, e emissioni ridotte, che Edison costruirà a Presenzano in provincia di Caserta (proprio sull’asse Brindisi-Civitavecchia), più la produzione delle centrali eoliche e fotovoltaiche in progetto, la riconversione di Cerano potrebbe uscirne ridimensionata, o addirittura annullata.

L'occasione perduta delle rinnovabili e il futuro

Tutto è appeso a un filo, anzi, a un’asta: quella che Terna indirà nel 2021 per coprire il fabbisogno di energia richiesto a Brindisi e Puglia. Quella per gli impianti di fonti rinnovabili Enel l’ha già disertata: la società non era pronta, è stata la spiegazione fornita martedì in Prefettura, e siccome gli impianti vanno consegnati entro il 2023, la società non ha voluto rischiare una penale. L’energia da rinnovabili richiesta da Terna al territorio brindisino la produrranno altre aziende: c’è una lunga coda per le autorizzazioni, tra campi fotovoltaici ed eolici da installare nelle campagne.

La centrale Federico II di Cerano

“Non c’è consapevolezza, nel territorio, nella città e nella politica”, ammette Antonio Frattini. “Enel ci ha detto: non possiamo fare niente di più. Noi siamo convinti del contrario”, prosegue il segretario dei lavoratori dell’energia e della chimica iscritti alla Cgil.

Non ci sono in gioco solo i residui 300 lavoratori diretti della centrale di Cerano (erano il doppio, poi il blocco del turn-over, le uscite anticipate con l’articolo 4 della legge Fornero, che ha scadenza nel 2020, e la mobilità volontaria hanno fatto il resto): ci sono centinaia di lavoratori metalmeccanici delle manutenzioni, c’è l’indotto dei servizi e dei trasporti, ci sono i lavoratori portuali della movimentazione del carbone.

I gravi rischi per l'indotto industriale e portuale

“Quanto vale tutto questo in termini di fatturato per Brindisi e l’indotto? Non siamo in grado di quantificarlo esattamente. È in gioco il reddito di almeno 1200 famiglie”, calcola Frattini. La riconversione a gas, ammesso che si faccia alla luce del fabbisogno che Terna comunicherà il 3 marzo al Mise, e dell’asta del 2021, non basterà tenere in centrale neppure i 300 addetti attuali, che rischiano una mobilità regionale.

carboniere enel-2

L’indotto metalmeccanico rischia l’estinzione: infatti, nel caso si proceda alla costruzione dei nuovi gruppi a gas, non è previsto preventivamente lo smontaggio dei vecchi impianti, ma solo degli edifici che si trovano sulle aree destinate ai gruppi a gas. Sono tutti stipendi di famiglie brindisine e del territorio, sono destini di piccole e medie aziende del settore delle manutenzioni e delle costruzioni meccaniche.

Ma la città non ne è consapevole, teme il sindacato. Il progetto di riconversione, se avverrà, sarà in tre step: un impianto a ciclo aperto a gas da 550 megawatt; poi un secondo impianto analogo sempre da 550 megawatt, terzo step, una turbina a vapore che chiude il ciclo combinato, per una capacità complessiva installata di 1850 megawatt. I cicli aperti tecnicamente possono essere gestiti a distanza.

Il sindacato non rinuncia al pressing su Enel

Il sindacato, proprio per questo, aveva chiesto che Cerano diventasse un sito-chiave di Enel Green Power, ma come già detto, l’azienda non ha partecipato neppure alle aste per le rinnovabili indette a Brindisi da Terna. Eppure era quella l’idea originaria di Enel per il dopo-carbone, poi ritirata. La produzione di energia eolica e fotovoltaica la faranno altri, e nelle campagne.

Ma il i sindacati insistono, e chiedono ad Enel di scommettere sul futuro, per Cerano, perché quel sottile filo cui è appeso attualmente (l’asta, i fabbisogni di Terna, la demolizione posticipata, la mobilità di decine e decine di lavoratori, il rischio di scomparsa dell’indotto) non è una garanzia.

Protesta lavoratori Nubile all'esterno della centrale Enel di Cerano-2

Enel ha già sistemato le cose a Fusina, vincendo l’asta indetta da Terna e opererà con un impianto a gas da 800 megawatt, e a La Spezia, dove la riconversione prevede un impianto a ciclo combinato a gas da 550 megawatt. Brindisi naviga a vista, aspetta il 3 marzo. Al Mise si saprà di più.

“Ma forse non aspetteremo quella data per le nostre iniziative”, dice Antonio Frattini. Sperando che la città, la politica, le amministrazioni locali in testa e la Regione capiscano cosa sta per succedere all’economia industriale e portuale brindisina. Il 2025 è domani, la città rischia di essere la Pompei della decarbonizzazione. Ma ancora non sa, o non vuole sapere.

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