Una lapide per gli aviatori polacchi caduti nel cielo di Brindisi

L'Associazione Arma Aeronautica ha organizzato una cerimonia per il 28 marzo in piazza Generale Del Vento

BRINDISI - Il 4 dicembre 1943 s’insedia nell’aeroporto di Brindisi - denominato dagli Alleati “Campo Casale” - il 1586° Bomber Squadron della Royal Air Force. Per i polacchi, invece, quel Reparto rimane il 301° Bomber Squadron “Terra di Pomerania” che successivamente, proprio a Brindisi sarà ribattezzato “Defenders of Warsaw” (Difensori di Varsavia).

 Il 6 gennaio 1944, di ritorno da una missione di volo sui cieli polacchi, il Liberator BZ 589 s’inabissò nello specchio d’acqua antistante il porto di Brindisi. I membri dell’equipaggio furono sepolti a Brindisi e successivamente, traslati nel cimitero militare polacco di Casamassima (Bari) ove tuttora riposano insieme ad altri 431 connazionali.

Per ricordare il valore e il sacrificio dei piloti polacchi, l’Associazione Arma Aeronautica, sezione “Medaglia d’Oro al Valor Militare S.Ten. Pil. Leonardo Ferrulli”, il giorno 28 marzo alle ore 9, in ricordo del tragico incidente, svelerà una lapide commemorativa, collocata sul muro esterno del Distaccamento Aeroportuale di Brindisi, in piazza Generale Giovanni del Vento.

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Il ricordo

(di Giancarlo Sagrestano responsabile progetto italo-polacco "Paralleli") “Nel dicembre 1943, presso “Campo Casale” quindi, questo il nome dell’aeroporto di Brindisi per gli anglo-americani, si insediava, proveniente da Tunisi, il 1586° Bomber Squadron della Royal Air Force dotato di bombardieri Halifax e B 24 Liberator. A Brindisi, il 1586° tornò alla vecchia denominazione di 301° “Terra di Pomerania” a cui vennero affidati incarichi particolari (special Duty Flight).

Volavano, i piloti, oltre le linee di battaglia in Italia, a sostenere le formazioni partigiane e le operazioni del (Comitato di Liberazione Nazionale); volavano sulla Grecia, la Jugoslavia, l’Ungheria, la Francia, col medesimo compito. Volavano sulla Germania per attaccare le postazioni e le basi tedesche. Volarono sin da subito, sull’amata e martoriata terra patria di Polonia.

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Il mattino del 6 gennaio 1944, al rientro dal volo che era durata 13 ore senza sosta, due interi equipaggi, su 4 perirono nei pressi di Brindisi. Constatata l’impossibilità dell’atterraggio, il comandante del primo preferì il tragico ammaraggio all’impatto sul centro abitato. Cadde nell’avamporto. Il secondo, nel tentativo di operare un atterraggio a Grottaglie, tragicamente si schiantò proprio sul centro abitato di Villa Castelli. Il tragico impatto comportò la morte dell’intera famiglia Gioia che abitava nella centralissima via Giuseppe Garibaldi.

I 10 membri degli equipaggi furono sepolti nel cimitero comunale di Brindisi, nel settore dove riposano gli uomini che in armi hanno custodito, combattendo, la vita di tanti civili. La costruzione del cimitero militare polacco, a Casamassima, (BA) alla fine della guerra, comportò la traslazione dei loro feretri là dove oggi riposano. Il 28 marzo 1944, il comandante il capo delle forze armate di Polonia, il gen. Kazmiretz Sonskonski faceva visita al reparto, conferendo gli onori e le medaglie della Virtuti Militari, massima riconoscenza al valore militare di Polonia.

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Agli uomini del 301° non vennero mai meno, le energie e la nobiltà necessarie nelle tante loro sortite oltre i limiti della linea di guerra, ma particolarmente sentita, era ogni opportunità di giungere in Polonia a sostenere le formazioni dell’armata clandestina Armia Krajowa” che operava con le sue cellule militari, ma anche con quelle civili, raggruppate sotto la sigla Unia. Brindisi rappresentava l’unica base da cui gli agenti speciali polacchi denominati Cichocimney gli “invisibili e silenziosi”, venivano paracadutati in terra patria per sostenere la resistenza.

Agli uomini del 301° e con particolare rilievo al loro comandante del momento, il maggiore Eugeniusz Archiwczewitz, si deve l’accorato e coraggioso sostegno agli insorti di Varsavia, che alle 17 del 1° agosto 1944 - era un martedì - ingaggiarono per le vie, le piazze, i palazzi della città, l’impari battaglia contro l’oppressore nazista.

Senza l’avallo dei superiori che ritenevano i voli su Varsavia altamente pericolosi, con il diniego dei politici britannici, che in quegli stessi giorni attribuivano ai sovietici, con i trattati di Teheran e Yalta, l’ingerenza sul territorio polacco, il comandante chiese ai suoi uomini: “Volete volare su Varsavia?”. La risposta fu corale e unisona: “Maggiore, lo vogliamo!”. Quello scambio di volontà, che a rigore di regolamento, avrebbe comportato una insubordinazione, racchiudeva tutta la regalità del servizio cui quegli uomini avevano giurato di adempiere.

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Senza terra, che la loro era oppressa e vilipesa, ad ovest dal tedesco, ad est dal sovietico. In esilio, seppure per due anni 1944-1946 proprio a Brindisi vissero l’esperienza di serena accoglienza, dalla notte del 3 agosto le aquile indomite del 301° volarono su Varsavia e per due mesi portarono soccorso ad una città che al termine della insurrezione, dopo 63 giorni di aspri combattimenti, conterà 200mila cadaveri soltanto tra i civili e la distruzione totale dell’abitato

Dopo il 13 di settembre, quando in Ungheria dove altri due aerei del 301° furono abbattuti, i “Difensori di Varsavia” furono costretti a diminuire notevolmente i voli da Brindisi. Brindisi, quindi, era la casa di questo tenacissimo gruppo di giovani polacchi, alcuni di loro, mai divenuti padri, di cui però siamo eredi-debitori per la lezione di attaccamento ai valori, che eterni, attraversano la storia della umanità.

Determinati ed efficienti, gli uomini del 301°. incarnano e testimoniano, ancora oggi, ad ogni latitudine, che il diritto di un popolo a non essere oppresso - può subire sconfitte, come a Varsavia dopo 63 giorni di resistenza - frenato nel suo cammino: la Polonia potrà celebrare le sue prime elezioni democratiche, soltanto nel giugno 1989, ed entrare nella casa comune europea – di cui è stata invece partecipe sin dalla guerra di liberazione dal nazi-fascismo - solo 60 anni dopo averla sognata - ma vince sempre, quando cade nobilmente.

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A Brindisi, capitale della piccola giovane Polonia, il compito di rendere merito e nobile memoria a quanti qui hanno sperimentato l’antica e sapiente cultura dell’ospitalità. Dal dicembre del 1943 sino al 1946, Brindisi e parte del Salento fu testimone di una vicenda che vedeva uniti nella strada della speranza, giovani polacchi e giovani salentini, in esilio i primi, diseredati i secondi. Qui per le strade e nelle case delle città del Tacco d’Italia, si univano in una storia comune due culture, che nel 1797 si erano unite nello stesso inno. Riemergeva dalle viscere della tragedia storica, 74 anni fa, come fiume carsico, il cammino di due popoli, che da allora, seppure lontani, restano fratelli.

        

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