Aspica e Innovambiente, quelle ritenute mai versate

BRINDISI – L’azienda tratteneva le rate dei mutui accesi con istituti di credito. Rate che però non venivano trasferite alla società titolare del credito. E così alcuni dipendenti si sono visti fioccare ingiunzioni di pagamento, con relativi interessi, e con il rischio concreto che il concedente revochi il mutuo e obblighi al totale rientro del capitale. E come se non bastasse, c’è pure l’iscrizione nel cosiddetto Crif, ovvero la Centrale rischi istituti finanziari. Una sorte di mannaia che si abbatte sul capo anche di chi ritarda a pagare un paio di rate e impedisce di avere altri prestiti perché si diventa un soggetto a rischio.

Palazzo di Giustizia di Brindisi

BRINDISI – L’azienda tratteneva le rate dei mutui accesi con istituti di credito. Rate che però non venivano trasferite alla società titolare del credito. E così alcuni dipendenti si sono visti fioccare ingiunzioni di pagamento, con relativi interessi, e con il rischio concreto che il concedente revochi il mutuo e obblighi al totale rientro del capitale.  E come se non bastasse, c’è pure l’iscrizione nel cosiddetto Crif, ovvero la Centrale rischi istituti finanziari. Una sorte di mannaia che si abbatte sul capo anche di chi ritarda a pagare un paio di rate e impedisce di avere altri prestiti perché si diventa un soggetto a rischio.

I malcapitati sono stati costretti a fare ricorso al giudice per chiedere la restituzione delle somme trattenute sullo stipendio mensilmente e non versate. Oltre a risarcimento danni ed altro. Il giudice ha accolto un altro di questi ricorsi, presentato dall’avvocato Gualtiero Gualtieri per conto di V. S., 41 anni, brindisino, dipendente inizialmente dell’Aspica e successivamente di Innovambiente (che sono le due società chiamate in causa per i mancati versamenti), e dall’1 marzo scorso della Monteco, subentrata alla Innovambiente nella raccolta dei rifiuti nel Comune capoluogo.

Ma che accade a V. S.? Il 28 settembre 2007 il lavoratore stipula con la Banca Antonveneta, nell’occasione rappresentata dalla Ecla, Ente per concessioni ai lavoratori aziendali Spa, un contratto di muto da rimborsare mediante cessione di quote della retribuzione mensile. L’importo del capitale lordo preso in prestito da V. S. è di 33.600 euro da restituire in centoventi rate mensili di 280 euro da decurtare dallo stipendio.

Il contratto di mutuo in questione prevede che il datore di lavoro (all’epoca era ancora Aspica Srl) prelevi dallo stipendio mensilmente la quota pattuita e la versi entro il 10 di ciascun mese alla Ecla Spa, sino alla totale estinzione del debito.

La società Aspica effettuò il prelievo mensile e lo versò alla Ecla nei mesi da maggio 2007 a maggio 2008. E nel mese di agosto 2008. Non ottemperò all’obbligo di legge nei mesi di giugno e luglio 2008. L’1 settembre 2008 Innovambiente Puglia Srl subentra all’Aspica nella gestione della raccolta dei rifiuti in città. Effettua il versamento all’Ecla da settembre 2008 a gennaio 2009. Dopo di che l’Ecla non riceve più le rate in scadenza.

L’Ecla ha reclamato le rate non pagate. Ovviamente non al datore di lavoro, che è solo il tramite, ma al debitore. Il quale nonostante abbia dimostrato che puntualmente la rata gli veniva detratta dallo stipendio, comunque è obbligato a pagare. “Per altro verso – scrive l’avvocato Gualtieri nel ricorso per sequestro conservativo ante causam -, l’inadempimento del datore di lavoro ha reintegrato il ricorrente nella posizione di titolare del credito di lavoro e di tutte le azioni a tutela dello stesso”.

Sta di fatto che il dipendente, sebbene abbia subìto la decurtazione mensile della rata dal suo stipendio, si è visto richiedere dalla Ecla Spa il totale delle rate insolute, maggiorate di interessi, e se non provvede a saldare queste rate dovrà pagare anticipatamente l’intero credito. L’avvocato Gualtieri ha citato in giudizio sia l’Aspica sia Innovambiente Puglia ed ha ottenuto il sequestro conservativo. Ora si tratta di recuperare. E non sarà facile perché come già accaduto per Aspica, anche Innovambiente non opera più a Brindisi, sostituita dalla Monteco.

E c’è il timore da parte del legale del dipendente che “addirittura possa mutare la propria configurazione giuridica e, soprattutto, dismetta in loco attività, beni, conti bancari, riscossione di crediti e quant’altro utile alla garanzia del credito del ricorrente”. I ricorsi depositati per queste trattenute non versate sono stati diversi, sia da parte dell’avv. Gualtieri, sia da parte dell’avv. Ferruccio Di Noi, che dell’avvocato Francesco Arigliano. Su queste vicende è in corso anche una indagine da parte della Digos della questura.

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