Bonifica Micorosa con i fondi pubblici

BRINDISI – La bonifica della discarica Micorosa, così definita dal nome della piccola società su cui Enichem riuscì abilmente a scaricare l’enorme peso di un mare di fanghi tossici, sarà attuata con fondi pubblici, ed alimenterà un grosso affare per un altro soggetto privato.

Scorcio del Parco delle Saline, accanto alla discarica Micorosa

BRINDISI – La bonifica della discarica Micorosa, così definita dal nome della piccola società su cui Enichem riuscì abilmente a scaricare l’enorme peso del mare di fanghi tossici depositati uno degli stagni costieri dell’area del petrolchimico di Brindisi, parte da un gigantesco insulto al territorio attuato da soggetti industriali privati, sarà attuata con fondi pubblici, ed alimenterà paradossalmente un grosso affare per un altro soggetto privato.

E’ la parabola di cui pochissimi settori del fronte ambientalista brindisino, e in questo caso il movimento No al Carbone, stanno afferrando il senso mentre molti altri si accontentano della solita elencazione storica e didascalica dei punti critici del Sin di Brindisi. Una parabola di cui solo per la prima parte esistono riscontri ufficiali, mentre per la seconda la storia è in itinere e si fonda (va sottolineato) solo su una ricostruzione logica.

Dunque, se il principio del maggiore abbattimento possibile dei costi di bonifica ha un senso anche in questa vicenda, al milione e mezzo di metri cubi di rifiuti tossici della discarica Micorosa, che da questo punto in poi chiameremo più appropriatamente “ex Petrolchimico”, bisognerà trovare una discarica di destinazione la più vicina possibile, ferme restando i requisiti di legge per ricevere “merce” di quella categoria.

La discarica più vicina in assoluta può essere solo quella del secondo lotto che Termomeccanica, tornata gestore della piattaforma polifunzionale di trattamento dei rifiuti industriali dell’Asi, sta cercando di realizzare a tempo di record con l’appoggio dello stesso Consorzio Asi. A questo punto si potrebbe chiudere sempre in casa il circuito inquinatore privato – bonificatore pubblico – ricevitore privato. I No al Carbone, anche con una batteria di grandi manifesti fatti affiggere nelle ultime ore, raffiguranti la vecchia discarica (che ricevette la terra delle bonifiche del micidiale sito Enichem di Manfredonia), dicono oggi no ad un nuovo sito di stoccaggio di rifiuti tossici alle porte di Brindisi. Che alla fine rappresenterebbe la soluzione home made del caso della discarica ex Petrolchimico.

Questo lo scenario possibile. Quello certo, relativo all’assunzione dell’onere di bonifica da parte della pubblica amministrazione, è giusto venga ricostruito sia pure in sintesi perché si tratta dell’ennesimo caso in cui in Italia, grazie a cortine fumogene politiche che accecano anche i tribunali, non si è riusciti a risalire al responsabile della creazione della gigantesca discarica di cui BrindisiReport.it, per la sua parte, parla da tre anni. Infatti a gennaio, dodici anni dopo l’ordinanza con cui nel 2001 l’allora sindaco Giovanni Antonino chiedeva ad Enichem di bonificare il sito, è giunta una sentenza del Tar che ha dato torto al Comune e ragione ad Eni, senza però individuare però le responsabilità dell'inquinamento dell'area.

Sarà perciò la Regione Puglia a mettere sul piatto 42 milioni di euro dei fondi Fas. E’ una decisione conseguente ad una serie di altre determinazioni assunte nel 2011, a partire da quelle assunte in sede del comitato di indirizzo e di controllo per la gestione dell'Accordo di programma per le bonifiche nel Sin di Brindisi, il 24 marzo 2011. Il Ministero dell'Ambiente chiese alla Sogesid di procedere con urgenza anche alle attività di progettazione definitiva della messa in sicurezza e bonifica della falda dell'area dell’ex Petrolchimico

Le risorse finanziarie a quella data non erano state ancora definite, e comunque dovevano essere destinate  a due interventi prioritari nell'area di Brindisi: quello nella macro area ovest(area Sanofi), e quello per la discarica delle Saline definita Micorosa,  per i quali la Sogesid doveva predisporre le progettazioni definitive.

La Regione sin dal 2011 aveva ritenuto di concerto con il governo prioritaria la bonifica dell'area ex Petrolchimico. Impegno da parte della Regione riconfermato  dalla nota a firma dell'assessore Lorenzo Nicastro inviata al Ministero dell'Ambiente il 20 dicembre 2012. In questa nota si afferma: "La volontà di avviare prioritariamente la bonifica  del sito Micorosa già oggetto di finanziamento di questa Regione per gli interventi di caratterizzazione ambientale, dalla quale sono emersi livelli di contaminazione in falda estremamente preoccupanti, per tipologia e concentrazione degli inquinanti".

Quindi è stata la Regione a chiedere la priorità per l'area ex Petrolchimico associandosi alla richiesta pervenuta al ministero già nel febbraio 2011 da parte del commissario prefettizio al Comune di Brindisi, Bruno Pezzuto, modificando così la vecchia impostazione del direttore Gianfranco Mascazzini in sede di conferenza nazionale permanente dei servizi per i Sin, messa poi  in discussione dal ministro Corrado Clini, che prevedeva invece altre priorità per il sito di Brindisi: falda Petrolchimico, Sanofi, centrale elettrica Brindisi Nord.

Va sottolineato che Edipower per Brindisi Nord e Sanofi  avevano sottoscritto le convenzioni di transazione previste dall’Accordo di programma, intervenendo con proprie risorse che vennero messe a disposizione di un fondo nazionale per le bonifiche. Ma dovranno aspettare Micorosa, che rischia di assorbire l’intera disponibilità attuale per l’area Sin di Brindisi.

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