Che respirammo il 28 agosto? Non si sa

BRINDISI – Cosa hanno respirato per lunghe ore i brindisini il 28 agosto scorso, quando il petrolchimico di Brindisi, centrale Enipower inclusa, è andato in tilt a causa di un buco di tensione sulle reti Terna? Non lo sapremo mai. La relazione pubblicata da Arpa Puglia, Dap di Brindisi, sull’accaduto contiene valutazioni “rassicuranti” negli esiti, ma profondamente condizionate dall’inadeguatezza dei sistemi di misurazione disponibili, che non rilevano la vasta gamma di inquinanti collegati alle produzioni chimiche industriali. E in questo caso i dubbi restano.

Il Petrolchimico di Brindisi

BRINDISI – Cosa hanno respirato per lunghe ore i brindisini il 28 agosto scorso, quando il petrolchimico di Brindisi, centrale Enipower inclusa, è andato in tilt a causa di un buco di tensione sulle reti Terna? Non lo sapremo mai. La relazione pubblicata da Arpa Puglia, Dap di Brindisi, sull’accaduto contiene valutazioni  “rassicuranti” negli esiti, ma profondamente condizionate dall’inadeguatezza dei sistemi di misurazione disponibili, che non rilevano la vasta gamma di inquinanti collegati alle produzioni chimiche industriali. E in questo caso i dubbi restano.

E’ una questione che manca, quella dell’adeguatezza del corredo di sensori delle centraline di Brindisi e dintorni che manca dall’iniziativa assunta dal movimento Brindisi Bene Comune, che proprio ieri ha rilanciato per la seconda volta in pochi giorni l’iniziativa della petizione a sostegno dell’avvio di una indagine epidemiologica sulla diffusione delle neoplasie e delle malformazioni neonatali nel capoluogo. Serve individuare tecnicamente le cause, e senza misure il nodo della questione diventa sfuggente.

Hanno funzionato a lungo le torce del petrolchimico consortile, il 28 agosto, mandando in fumo una quantità sconosciuta di sostanze chimiche la cui entità ovviamente non è stata individuabile perché ancora il sistema di emergenza è sprovvisto di questi sistemi – prescritti, pare, dalla procura della Repubblica nell’ambito dell’obbligo a realizzare impianti più adeguati – e si conosce il contenuto delle relazioni richieste alla aziende coinvolte, alle quali il Dap Arpa di Brindisi ha concesso dieci giorni di tempo per le spiegazioni scritte.

Dalla relazione Arpa, invece (che alleghiamo integralmente nel link a fine articolo, ma disponibile sul sito dell’agenzia regionale), si possono ricavare essenzialmente quattro cose: la dinamica del blocco degli impianti; le aziende coinvolte; il numero delle torce entrate in funzione, i tempi, le sostanze che ciascuno dei termodistruttori accoglie in caso di emergenza e la loro capacità oraria; gli esiti delle misurazioni con i dati meteo paralleli.

La situazione il 28 agosto - Nelle prime ore del mattino del 28 agosto, si legge nella relazione, il regime del vento era su livelli molto bassi (da un metro al secondo sino ai successivi 6 metri al secondo), con provenienza dai quadranti meridionali. Ciò ha favorito una parziale stagnazione delle emissioni, conclude il Dap Arpa Brindisi, e solo per questo sono stati misurati aumenti lievi dei valori di Ipa, Idrocarburi policiclici aromatici, benzo(a)pirene incluso, dalla centralina che si trova presso il Consorzio Asi alle soglie della zona industriale, e un superamento del limite delle polveri sottili PM 10 solo nella centralina Arpa di Brindisi-Cappuccini e nelle due di rete della centrale Enipower.

Va detto che il sensore per gli Ipa (altamente cancerogeni) si trova solo nella centralina Asi – che ha ancora la denominazione Sisri – e pare sia stata donata tempo fa da Edipower. Le altre centraline Arpa non hanno quel sistema di misurazione, e Brindisi è una città da oltre 50anni interessata dalla presenza di un grande petrolchimico. Mancano poi altri rilevatori fissi. Quando è accaduto l’incidente sulla rete Terna, che ha interessato il petrolchimico ed Enipower a partire dalle 2,30 del mattino del 28 agosto, la centralina di Brindisi-Terminal passeggeri era peraltro fuori servizio.

Le torce entrate in funzione - Sappiamo invece quali torce sono entrate in funzione, cosa bruciano (quindi cosa possono aver bruciato) e quanto bruciano in un’ora. Ecco cosa fa sapere l’Arpa. Per Polimeri Europa sono entrate in funzione la Torcia RV 401, dedicata agli scarichi di sicurezza dell’impianto PE1/2 di produzione di polietilene; la Torcia mobile, dedicata allo stoccaggio criogenico dell’etilene in sostituzione della torcia RV101D (in manutenzione); la Torcia RV101/C, dedicata agli scarichi di emergenza dell’impianto di Cracking P1CR; la Torcia RV101/B dedicata esclusivamente ai serbatoi criogenici per lo stoccaggio del propilene (in sostituzione della torcia RV101A in manutenzione). Per Basell,  la Torcia bassa PK600 di Basell che dispone, attualmente, di rete gas di emergenza torce che dagli impianti P9T e PP2 convoglia i gas rilasciati da valvole di sicurezza, sistemi di depressurizzazione rapida e quelli rivenienti dagli impianti in occasioni di emergenza; alle 4,45 questa torcia risultava già spenta.

La Torcia RV101A è collegata allo stoccaggio criogenico del propilene (serbatoio DA 601), e brucia propilene con una portata di 90 tonnellate/ora. La Torcia RV101D è  dedicata allo stoccaggio criogenico dell’etilene (serbatoi DA301 e DA501), e brucia etilene con una portata di 50 tonnellate/ora. La Torcia RV101C è dedicata agli scarichi di emergenza di tutti gli altri impianti della Società Polimeri Europa (Impianto di Cracking P1CR, serbatoi parco stoccaggio Gpl, molo, impianto produzione butadiene P30/B, centralina fuel gas e della Società Enipower (Turbogas, centrali termoelettriche Nord e Sud), brucia etilene, propilene, butileni, butadiene, idrogeno, metano ed ha una capacità di ben 650 tonnellate/ora. La Torcia RV101B di riserva alla RV101C, brucia etilene, propilene, butileni, butadiene, idrogeno, metano, con portata di 400 tonnellate/ora. La Torcia RV401, dedicata agli scarichi di emergenza dell’impianto PE 1/2 (sistema smokeless), brucia etilene, azoto, idrogeno, metano, esene, portata 566 tonnellate/ora.

Le conclusioni dell’Arpa - Quindi le torce entrate in funzione hanno una portata massima oraria di quasi 1700 tonnellate. Ecco però a quali conclusioni è giunta l’Arpa. “Il campo anemologico registrato nel periodo di tempo in cui si è verificata l’accensione delle torce riporta una rotazione del vento che, a partire dai quadranti meridionali, si dispone nel corso delle ore in direzione nordovest, con un intensificarsi dell’intensità dalle ore 7:00 del mattino del 28. In particolare, i venti di debole intensità (inferiori a 1 m/s) misurati a partire dalle ore 1:00 fino a quasi le ore 7:00 del mattino (mostrati in dettaglio in Allegato 3) e provenienti prevalentemente dai settori meridionali possono aver favorito inizialmente il ristagno degli inquinanti, emessi durante l’evento, nell’area adiacente gli impianti”.

“L’intensificarsi del vento fino a valori di 6 m/s e la rotazione dai quadranti nord-occidentali può aver favorito la dispersione degli inquinanti verosimilmente verso il mare in direzione sud-est rispetto al Petrolchimico. Nelle ore seguenti l’evento di accensione della torcia, nelle stazioni della rete di monitoraggio della qualità dell’aria gestite da Arpa e collocate nell’area di Brindisi – prosegue la relazione -, non si è registrato alcun significativo aumento delle concentrazioni orarie/biorarie degli inquinanti rilevati, tranne che per gli IPA totali a SISRI e per il PM10 nelle due stazioni della rete di Enipower. I valori orari e giornalieri degli inquinanti sono risultati inferiori ai valori limite di legge, previsti dal D.Lgs 155/2011, tranne che per il PM10 di Brindisi-Cappuccini, unico sito dove si è registrato un superamento del valore limite giornaliero”.

Quindi, o le torce del petrolchimico davvero non inquinano e trasformano tutto in vapore acqueo, oppure Brindisi ha urgente bisogno di potenziare il sistema di controllo delle emissioni industriali. A sciogliere questo nodo dovrebbe pensarci la politica che deve convertirsi necessariamente allo strabismo: un occhio sui rischi potenzialmente in arrivo (trivellazioni, fotovoltaico nelle campagne, rigassificatore, eccetera), l’altro sui rischi esistenti e non ben valutabili. Si aspetta un responso anche dalla procura della Repubblica, che alla fine del 2010 ha aperto l’indagine sui sistemi di emergenza e sui malfunzionamenti al petrolchimico.

RAPPORTO DAP Brindisi evento torce del 28 agosto 2011_def

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