Emissioni portuali, sorvegliate speciali

BRINDISI – Le emissioni portuali sono inquinanti, e si tratta di un tipo di contaminazione atmosferica molto insidioso perché ad esempio il particolato in questo caso non è fatto di polveri sottili PM 10, ma delle più pericolose ed infiltranti PM 2.5, e da nanoparticelle. Brindisi, che ospita ben tre centrali due delle quali a carbone, il relativo traffico di combustibile e di ceneri e gessi, avrebbe potuto approfittare già dal 2010 del progetto “Porti verdi” di Enel, che si inquadra negli impegni assunti dall’azienda con il Ministero dell’Ambiente nell’ambito del raggiungimento degli obiettivi nazionali e comunitari previsti per il 2020 dal “Pacchetto clima ed energia” dell’Unione europea. Cosa che invece ha fatto Bari.

Il porto di Brindisi

BRINDISI – Le emissioni portuali sono inquinanti, e si tratta di un tipo di contaminazione atmosferica molto insidioso perché ad esempio il particolato in questo caso non è fatto di polveri sottili PM 10, ma delle più pericolose ed infiltranti PM 2.5, e da nanoparticelle. Brindisi, che ospita ben tre centrali due delle quali a carbone, il relativo traffico di combustibile e di ceneri e gessi, avrebbe potuto approfittare già dal 2010 del progetto “Porti verdi” di Enel, che si inquadra negli impegni assunti dall’azienda con il Ministero dell’Ambiente nell’ambito del raggiungimento degli obiettivi nazionali e comunitari previsti per il 2020 dal Pacchetto clima ed energia dell’Unione europea. Cosa che invece ha fatto Bari.

“Porti verdi” consiste in un pacchetto di forniture di servizi da parte di Enel per consentire alle navi in banchina di utilizzare allacci di energia elettrica per tenere i sistemi di bordo operativi durante le soste, senza dover ricorrere ai generatori di bordo e alle macchine, quindi abbattendo emissioni e riducendo costi; ma anche in installazioni di impianti che utilizzano fonti alternative per l’illuminazione delle banchine ed altre necessità. Questo passo compiuto da Bari per iniziativa dell’Autorità portuale, mentre il Comune del capoluogo di regione ha varato sempre con Enel un progetto di “Smart City”, non è stato compiuto da Brindisi. Solo recentemente il commissario straordinario Ferdinando Lolli ha aperto una strada per cominciare a discutere di ciò.

Intanto oggi, proprio in Autorità portuale, è stato presentato il progetto di ricerca Cesapo (Contribution  of Emission Source on the Air Quality of the Port-Cities in Greece and Italy), che rientra nell’Interreg Italia-Grecia, ed ha come riferimento i porti di Patrasso e Brindisi. I partner sono Arpa Puglia, l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Cnr (Isac Cnr) di Lecce, L’Università del Salento, l’Università di Patrasso, l’Autorità regionale occidentale della Grecia (Rwg). I sorvegliati speciali di questo progetto sono le fonti emissive collegate al traffico e alle attività portuali, e il loro contributo all’inquinamento atmosferico.

In una città come Brindisi, che porta un fardello già pesante di emissioni nocive, la parte dell’inquinamento legato al traffico marittimo non è mai stata valutata, anche se “immaginata”. Quindi il progetto deve produrre prima un monitoraggio efficace della zone prescelte, poi l’analisi e la validazione dei dati, che sarà la base per le azioni necessarie al miglioramento della qualità dell’aria, sapendo di avere a che fare con inquinanti come le PM 2.5 e le nanoparticelle, e con fonti  “intermittenti e sporadiche”, quindi monitorabili solo attraverso la soluzione di problemi non semplici. E qui il contributo di Isac Cnr ed Università del Salento al progetto stesso. Comunque, utilizzando il modello di dispersione Adms, i risultati preliminari hanno evidenziato nel caso di Brindisi che il traffico marittimo è fonte soprattutto di concentrazioni di SO2, biossido di zolfo, oltre che di micro particelle.

La campagna di rilevamento è stata condotta tra giugno e ottobre 2012, utilizzando il sistema delle centraline arpa ed altri sensori di Isac Cnr. Le centraline Arpa, come quella del Consorzio Asi e della zona di imbarco passeggeri, sono state dotate di campionatori di aerosol per studiare le concentrazioni di PM 2,5 e di Idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) da valutare successivamente presso l’Istituto per la dinamica dei processi ambientali, a Venezia. E’ stato inoltre messo a punto un a database per le simulazioni numeriche a piccola scala in ambito portuale, utilizzando i dati 2010 dell’Avvisatore Marittimo di Brindisi, considerando separatamente e quindi nell’insieme le diverse tipologie di navi, applicando per la stima delle emissioni  la metodologia Meet sviluppata nel 1998. Questo incrocio di dati è servito a formulare l’inventario delle emissioni portuale del 2010 che servirà da punto di riferimento.

Quindi ci vorrà del tempo per disporre dei risultati definitivi dello studio previsto dal progetto. Un assaggio della situazione sta nell’osservazione delle concentrazioni di polveri sottili PM 2.5 e di nanoparticelle e particelle ultrafini, effettuata l’8 luglio in concomitanza con arrivi e partenze delle navi, e delle operazioni di sbarco e imbarco. Sono stati raggiunti picchi tra le 250.000 e le 350.000 nanoparticelle per centimetro cubo al momento dell’arrivo e della partenza della nave, mentre i picchi delle operazioni portuali sono rimasti tra le 150mila e le 200mila particelle per centimetro cubo. Le PM 2,5, negli stessi momenti, hanno toccato quota 120microgrammi per metro cubo all’arrivo, e 160 alla partenza.

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