Energia ed emissioni: Puglia record

BARI – La Puglia è la seconda regione italiana per la produzione di energia, ma solo il 10 per cento di questa proviene da fonti rinnovabili, mentre in altre aree del Paese soprattutto la produzione idroelettrica rende tale percentuale molto più rilevante. Da qui, oltre che da emissioni industriali di altra origine, deriva una situazione che vede la Puglia in testa in Italia per emissioni industriali locali e per quella del principale gas serra, l’anidride carbonica nota anche con la denominazione chimica di CO2. A sottolineare che il miglioramento della qualità dell’aria resta la principale sfida ecologica per la Puglia, la Relazione sullo stato dell’ambiente 2010 redatta dall’Arpa: “Emerge che la Regione Puglia pur avendo avviato un importante processo di miglioramento della qualità dell’aria, in particolare per quel che concerne le riduzioni delle emissioni industriali, in collaborazione con le principali aziende locali, risulta ancora la regione con le maggiori emissioni in atmosfera di carattere industriale per varie sostanze inquinanti (PCDD+PCDF, PM10, CO ed NOx) a livello nazionale“, si legge nell’ultimo paragrafo del rapporto.

Il nuovo impianto di cattura della CO2 a Cerano

BARI – La Puglia è la seconda regione italiana per la produzione di energia, ma solo il 10 per cento di questa proviene da fonti rinnovabili, mentre in altre aree del Paese soprattutto la produzione idroelettrica rende tale percentuale molto più rilevante. Da qui, oltre che da emissioni industriali di altra origine, deriva una situazione che vede la Puglia in testa in Italia per emissioni industriali locali e per quella del principale gas serra, l’anidride carbonica nota anche con la denominazione chimica di CO2. A sottolineare che il miglioramento della qualità dell’aria resta la principale sfida ecologica per la Puglia, la Relazione sullo stato dell’ambiente 2010 redatta dall’Arpa: “Emerge che la Regione Puglia pur avendo avviato un importante processo di miglioramento della qualità dell’aria, in particolare per quel che concerne le riduzioni delle emissioni industriali, in collaborazione con le principali aziende locali, risulta ancora la regione con le maggiori emissioni in atmosfera di carattere industriale per varie sostanze inquinanti (PCDD+PCDF, PM10, CO ed NOx) a livello nazionale“, si legge nell’ultimo paragrafo del rapporto.

Quindi per diossine e furani, polveri sottili, ossido di carbonio e biossido di azoto, le aree industriali e i poli energetici pugliesi non hanno pari in Italia. E su ciò vi sono pochissimi dubbi. L’unico dato che desta perplessità e quello delle emissioni in atmosfera di Idrocarburi Policiclici Aromatici (Ipa) – cancerogeni -  della Puglia, che secondo il Registro Ines/Eprtr nel 2007 rappresentavano circa l’80,86% delle emissioni nazionali, si legge ancora nel rapporto Arpa, con un valore di 1.512 kg per anno. “La dichiarazione Ines/Eprtr  riferita all’anno 2009 vede le emissioni di Ipa ridursi in modo significativo con un valore di emissione regionale di circa 200 kg/anno e con un contributo pari al 20,9% del dato di emissione nazionale. Come già evidenziato in precedenza, tale diminuzione non appare realistica e necessita di una rivisitazione dell’intera serie storica dei dati emissivi di Ipa(richiesta da Arpa Puglia all’autorità competente, l’Ispra, in materia di validazione delle dichiarazioni Ines”.

Se si vuol cominciare dalla CO2, va subito rilevato che Taranto si riprende il record regionale (e nazionale) di emissioni. Il valore regionale nel 2009 era in calo mentre nel 2010 ha registrato una ripresa, ma ciò – osserva Arpa Puglia – è dovuto soprattutto alla crisi economica che ha provocato la fermata o il rallentamento della produzione di vari impianti due anni fa. Dal 1990 al 2010 le emissioni industriali di anidride carbonica della Puglia sono passate da 42.683.171,1 tonnellate a 37.013.943,0 tonnellate, con il picco nel 2008 con 45.376.994,0 tonnellate, una caduta a 32.750.598,0 tonnellate nel 2009, e la ripresa nel 2010 con 37.013.943,0 tonnellate. In questo scenario, Taranto (raffineria più Ilva e centrali annesse) ha seguito un andamento da  21.972.210,0 tonnellate nel 2008, a 12.636.098,0 nel 2009, sino a  18.000.969,0 tonnellate nel 2010. Brindisi, invece, è passata da 20.599.064,0 tonnellate nel 2008, a 17.322.033,0 nel 2009, a 15.535.879,0 nel 2010, probabilmente con un rilievo notevole della produzione altalenante della centrale a carbone Edipower e delle fermate tecniche alternate dei gruppi termoelettrici della centrale di Cerano.

Ciò per quanto riguarda il principale dei gas serra al centro di una sempre più difficile concertazione internazionale dopo Kyoto. Mentre le emissioni industriali di NOx, SOx, CO, PM10, CH4, Diox e Ipa – quelle con effetto locale -  rilevate dalle dichiarazioni Ines/Eprtr evidenziano ancora che la Puglia è tra le regioni con le maggiori emissioni in atmosfera di natura industriale, dice l’Arpa nella sua relazione sulla stato dell’ambiente. “La quantità di ossidi di azoto (NOx) emessa tra il 2007 e il 2009, anche se in forte calo (pari a -33 % in termini di variazione percentuale tra il 2007 e il 2009), registra comunque valori più alti rispetto alle altre regioni. La quota parte delle emissioni attribuite alla Puglia rispetto al dato nazionale è stata di circa il 15,9% nel 2007 e del 15,2% nel 2009 con un valore assoluto pari a26.800 tonnellate/anno”, si legge nel report. Diverso il trend per gli NOx; “Nel 2009 le emissioni di ossidi di zolfo (SOx) a livello regionale (18.321 tonnellate/anno) hanno registrato un decremento di quasi la metà delle emissioni rispetto a quelle dichiarate nel 2007 (33.695 tonnellate/anno). Si osserva, inoltre – dice l’Arpa - il diverso contributo emissivo riscontrato rispettivamente nel 2007, pari al 16,7%, e nel 2009, pari al 14,6%, rispetto al dato nazionale”.

Cala anche il monossido di carbonio (CO), le cui emissioni nel 2009 “registrano un calo di oltre la metà rispetto ai dati dichiarati nel 2007. Nel 2009 le emissioni dichiarate di CO risultano, infatti, pari a 110.237 t/anno (rispetto alle 234.873 t/anno del 2007) con un contributo sul dato emissivo nazionale del 59,8% nel 2009 contro quello rilevato nel 2007 pari al 64,64%. Si rileva, pertanto, una variazione generale in calo delle emissioni di CO nel periodo considerato (2007-09)”. Anche per le polveri sottili PM10 la Puglia detiene il record nazionale: sia pure in calo (nel 2007 le emissioni industriali di 2007 tali emissioni erano pari a circa 4.598 tonnellate mentre nel 2009 risultavano pari a 1.537), “in riferimento al contributo percentuale sul dato nazionale, si rileva che la Puglia contribuiva rispettivamente per il 65,0% nel 2007 e per il 43,7% nel 2009” alle emissioni di polveri sottili”.

Infine, diossine e furani, su dati riferiti dall’unica fonte emissiva che supera i parametri previsti: “La Puglia è la regione italiana che emette la maggiore quantità di diossine, furani ed Ipa di origine industriale. Le emissioni industriali di diossine e furani (Diox: Pcdd e Pcdf) derivanti dalle dichiarazioni Ines/Eprtr riferite al 2007 erano pari a circa 99,6 gr/anno con una percentuale del 79,5% rispetto al dato nazionale. Le stesse emissioni, nel 2009, dalle dichiarazioni dell’unica sorgente emissiva che superava le soglie per la comunicazione calavano sino a raggiungere 27,2 gr/anno con un contributo al dato nazionale pari al 82% dell’anno considerato”.

Questo è il prezzo soprattutto delle produzioni siderurgiche, termoelettriche, energetiche da biomasse e chimiche. Preambolo energia: in Puglia la produzione totale lorda di energia elettrica nel 2010 si è attestata su 36.857,6 GWh, pari al 12,2 % del risultato nazionale, secondo solo a quello della Lombardia che spunta 48.528,2 gigawatt. In Italia nel 2009 si era registrata la prima contrazione produttiva a partire dal 2000, riepiloga la relazione dell’Arpa, con un diverso andamento per tipologia di fonte: in calo la produzione termoelettrica e in aumento quella da fonti rinnovabili. Nel 2010 si è osservata una ripresa della produzione totale lorda (+3,2%), comunque ancora al di sotto del massimo valore registrato nel 2008, caratterizzata dall’ulteriore crescita delle fonti rinnovabili (22,8%), principalmente trascinata dalla produzione fotovoltaica (+181,7%). Ma in Puglia la produzione totale lorda di energia elettrica ha subito una crescita più marcata (+6,6%), ma rispetto al 2009, che era stato caratterizzato da una significativa diminuzione dell’energia prodotta da fonti fossili (- 5.041,6 GWh), il 2010 ha visto un aumento per tale fonte (+1.145,1 GWh), pressoché paragonabile all’incremento registrato per le fonte rinnovabili (+1.127,0 GWh).

Se come produzione energetica lorda la Puglia è seconda solo alla Lombardia, a differenza della principale regione industriale italiana è un’esportatrice netta, “con il valore più alto in Italia per quanto riguarda il supero della produzione rispetto alla richiesta interna della regione, che nel 2010 è risultato di 15.418,7 GWh, + 79,1 %. La sovrapproduzione è indirizzata principalmente verso le vicine regioni deficitarie (Basilicata, Campania). Ma l’energia prodotta in Puglia nel 2010 da fonti rinnovabili, risultata pari a 3.815,7 GWh (+ 42% su 2009), rappresenta solo il 10% del totale prodotto a livello regionale. La media italiana è del 25%. La Puglia fa registrare in assoluto il valore più elevato in Italia per la fonte fotovoltaica (412 GWh, 22% del dato nazionale) ed è seconda solo alla Sicilia per energia prodotta da fonte eolica (2.103,2 GWh, 23 % del dato nazionale). L’energia da biomasse/rifiuti è pari a 1.298,1 GWh, terzo risultato dopo Emilia Romagna e Lombardia, con la provincia di Bari “che contribuisce da sola al dato regionale principalmente per la presenza della Centrale di Monopoli. Con riferimento ai dati 2009, in Puglia si concentra: l’ 11,9% della produzione nazionale da biomasse, concentrata nella Prov. di Bari (10,7% del totale nazionale). L’energia prodotta da RSU è pari al solo 2,6% del totale nazionale attribuibile alla sola Prov. di Taranto. Lombardia ed Emilia Romagna fanno registrare rispettivamente 47,4% e 15,7%. La produzione da biogas è pari al 3,7% del totale nazionale”.

Tutto ciò dimostra che: allo sviluppo importante delle energie rinnovabili (se la Puglia avesse anche idroelettrico e geotermico sarebbe prima assoluta) non corrisponde un calo della produzione termoelettrica da fonti fossili; che i livelli dell’export energetico pugliese devono far riflettere sul riequilibrio delle fonti; che la Puglia ha il pieno diritto di chiedere grandi investimenti nelle ambientalizzazioni, per abbattere progressivamente le emissioni locali e quelle dei gas serra; che le industrializzazioni in tema di cattura della CO2 realizzate in Puglia vanno applicate prima in Puglia, al contrario di quanto l’Enel sta facendo con il suo nuovo impianto pensato, realizzato e avviato sperimentalmente a Brindisi, ma poi destinato ad entrare in funzione a livello industriale a Porto Tolle.

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