"Eni e Micorosa, e i conti da pagare"

BRINDISI - Pubblichiamo un documento di Brindisi Bene Comune sul tema delle bonifiche nell'area inquinata del Sito di interesse nazionale di Brindisi, e in cui si affrontano due questioni molto delicate: la prima è la proposta Eni al governo di risarcimento globale e forfettario per la contaminazione di 9 siti italiani, che l'associazione invita a respingere; la seconda è l'immensa discarica di fanghi industriali pericolosi nota anche come Micorosa, che dovrebbe essere bonificata con denaro pubblico, mentre secondo Brindisi Bene Comune il conto va presentato alla stessa società proprietaria, ma a questo punto sorgerebbe un conflitto d'interesse: la richiesta dovrebbe essere fatta da Provincia e governo, ma uno dei soci di Micorosa è Massimo Ferrarese.

Il Petrolchimico consortile di Brindisi

BRINDISI - Pubblichiamo un documento di Brindisi Bene Comune sul tema delle bonifiche nell'area inquinata del Sito di interesse nazionale di Brindisi, e in cui si affrontano due questioni molto delicate: la prima è la proposta Eni al governo di risarcimento globale e forfettario per la contaminazione di 9 siti italiani, che l'associazione invita a respingere; la seconda è l'immensa discarica di fanghi industriali pericolosi nota anche come Micorosa, che dovrebbe essere bonificata con denaro pubblico, mentre secondo Brindisi Bene Comune il conto va presentato alla stessa società proprietaria, ma a questo punto sorgerebbe un conflitto d'interesse: la richiesta dovrebbe essere fatta da Provincia e governo, ma uno dei soci di Micorosa è Massimo Ferrarese.

"Negli ultimi giorni si è riacceso il dibattito sulla questione delle bonifiche a Brindisi  a seguito di una richiesta che il Consorzio Asi ha prodotto al ministero dell’Ambiente e dopo l’audizione che lo stesso ministro Clini ha tenuto il primo febbraio dinanzi la commissione parlamentare  d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. Di bonifiche si parla da anni a Brindisi e su di esse  si gioca una partita  importante che avrà un forte impatto nel bene o nel male sul futuro di Brindisi. E’ più che opportuno per noi di Brindisi Bene Comune fare e pretendere chiarezza  su tale vicenda.

Un primo punto da monitorare attentamente è la vicenda delle bonifiche connessa agli impianti del gruppo Eni. Da tempo Eni ha proposto al Ministero dell’Ambiente di chiudere la vicenda delle bonifiche ambientali con una transazione globale che riguarda complessivamente i nove siti italiani in cui è presente, compresa Brindisi, del valore di circa 2,3 miliardi di euro. Il settimanale Espresso in una sua inchiesta dello scorso ottobre segnala come il Ministero dell’Ambiente accettando tale proposta cancellerebbe con un colpo di spugna ogni  contenzioso ed ogni possibilità di risarcimento a fronte di una cifra ridicola.

Un cifra ridicola  perché in realtà ci vorrebbero 20 miliardi di euro. A titolo di esempio solo a Crotone una perizia del Ministero dell’Ambiente valuta in 1,9 miliardi di euro  i danni nell’ ex fabbrica di Pratola Sud , danni che con le richieste di risarcimento porterebbero il conto a circa 3 miliardi di euro. Situazione che si ripeterebbe in ognuno dei nove siti. Anche qui a Brindisi Eni non  può pensare di cavarsela con 200 milioni di euro, pochi spiccioli a confronto dei danni che probabilmente si possono quantificare vista l’estensione degli impianti in circa 2 miliardi di euro.

Occorre quindi vigilare e pretendere che le Regione, Provincia e Comune non accettino questa umiliazione che porrebbe una pietra tombale sul futuro della zona industriale di Brindisi. Nessun colpo di spugna, nessun condono è ammissibile. L’Eni deve integralmente farsi carico dei costi di bonifica e dei danni che abbiamo subito. Una partita che non si può chiudere con 200 milioni di euro. Occorre quindi formulare una valutazione dei costi per la bonifica e chiedere i danni. Noi di Brindisi Bene Comune pensiamo che occorra una cifra vicina ai due miliardi di euro, una cifra importante che consentirebbe di far  ripartire l’economia del nostro territorio.

Vogliamo fare chiarezza anche su un secondo punto legato alla vicenda delle bonifiche. Ci riferiamo alla vicenda della zona Micorosa,  40 ettari di discarica a cielo aperto situata a sud del petrolchimico nei pressi dell’oasi naturale delle Saline. Questa zona è interessata anche da un ordinanza sindacale emessa dal sindaco Mennitti che ne vieta la fruizione per alto tasso di inquinamento. In quell’area sono infatti stati sversate immense quantità di fanghi provenienti dal petrolchimico e dalle  caratterizzazioni dell’area, costate quasi un milione di euro,  si è evidenziata la presenza di benzene, arsenico, dicloroetilene, cloruro di vinile in quantità impressionanti.

Nell’ultima assemblea ASI, in cui erano presenti anche Comune e Provincia, in preparazione di un incontro con il Ministero dell’Ambiente, si è deciso di chiedere che le risorse stanziate siano impiegate per bonificare l’area Micorosa.  Noi invece chiediamo che la Provincia che ha la competenza sull’ambiente chiami al risarcimento dei danni la società Micorosa che possiede i terreni e la discarica in questione. Da una visura camerale risulta tra i soci della società oggi in liquidazione il signor Massimo Ferrarese. Chiediamo è lo stesso Massimo Ferrarese presidente della Provincia? E se si, non pensa il presidente che ci sia un conflitto di interessi, visto che la Provincia dovrebbe insieme al Ministero dell’Ambiente chiamare la Micorosa Srl al risarcimento del danno?

Perché nessuno ha fatto questa richiesta? Chi deve pagare i danni procurati nella zona Micorosa? Forse al solito lo Stato ovvero tutti noi? Sulla vicenda delle bonifiche noi vigileremo affinchè né Eni né i privati che hanno inquinato possano scaricare i costi dei danni inferti alla nostra comunità sulla collettività".

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