I fanghi Belleli scaricati a S.Vito/ Video

BRINDISI – Circa quindicimila tonnellate di rifiuti speciali, costituiti da fanghi di dragaggio provenienti dal porto di Taranto relativi alle bonifiche dell’area ex Belleli e da inerti da demolizioni edili, sono stati interrati in una cava dismessa e in terreno agricolo presso S.Vito dei Normanni.

Il Noe sul sito in cui sono stati scaricati i fanghi Belleli

BRINDISI – Circa quindicimila tonnellate di rifiuti speciali, costituiti da fanghi di dragaggio provenienti dal porto di Taranto relativi alle bonifiche dell’area ex Belleli e da inerti da demolizioni edili, conglomerato bituminoso, plastiche e rifiuti ferrosi, contenenti cromo e piombo, sono stati interrati in una cava dismessa e in terreno agricolo lungo la strada statale ss 16 Brindisi-San Vito Dei Normanni, in località “Contrada chiusura grande” e località “Mascava”.

La scoperta è stata fatta dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce che dopo circa un mese di indagini questa mattina hanno sequestrato l'intera area. Quattro persone di San Vito Dei Normanni, sono state denunciate per gestione illecita di rifiuti speciali ed esercizio di discarica. Si tratta dei proprietari della ex-cava e del terreno agricolo, nonché del titolare della società di autotrasporti e di un autista che è stato sorpreso all'atto del controllo mentre era intento a scaricare i rifiuti in uno dei due siti.

“Sequestro preventivo d'urgenza”, si legge nel provvedimento firmato dal pubblico ministero Giuseppe De Nozza. Da quanto hanno accertato gli uomini del Noe, guidati dal maggiore Nicola Candido, i fanghi di dragaggio interrati nelle campagne di San Vito non potevano essere utilizzati per ripristini ambientali in terreni agricoli, essendo gli stessi impiegabili solo per colmate in aree ad uso industriale e portuale con falda acquifera naturalmente salinizzata. La zona in cui sono stati stoccati, inoltre, è sottoposta a vincolo paesaggistico.

Il sequestro ha interessato tre aree: una di 10mila metri quadri, un’altra di 17mila e una terza di 300. Nel primo sito sono stati interrati fanghi composti da conci di tufo, pezzi di calcestruzzo solidificato e altro materiale da demolizione. Nel secondo e nel terzo, invece, sono stati scaricati fanghi di dragaggio, terra e rocce da scavo, spianati e in cumuli.

Le indagini sono state avviate il 4 febbraio scorso, l'area è stata monitorata per un mese. I fanghi derivano dall’intervento di messa in sicurezza e bonifica della falda superficiale nell’area ex Belleli, a ridosso dell’Ilva, in cui la “Belleli offshore”, a partire dal 1981, ha svolto attività di sabbiatura, verniciatura e assemblaggio di elementi di piattaforme petrolifere.

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