"Il caso Ilva serva per cambiare pagina"

BARI - “Noi siamo di fronte ad un’occasione straordinaria, ad un salto epocale. Dobbiamo avere il coraggio di trasformare una grande crisi in una grande opportunità. Dobbiamo avere la consapevolezza di aver di fronte un bivio e non una strada obbligata. Si potrebbe determinare la condizione per cui diventa fatale lo spegnimento dell’area a caldo e la chiusura della fabbrica con effetti a cascata su tutta l’industria nazionale e con l’esplosione di una questione sociale in Puglia senza precedenti. Oppure questo passaggio potrebbe diventare l’occasione storica per cambiare registro, per voltare pagina e non solo a Taranto ma in tutta Italia. I grandi gruppi della chimica, della siderurgia, del cemento e tutta l’industria pesante deve essere chiamata oggi ad assumersi le proprie responsabilità. Ambientalizzare con le migliori tecnoclogie gli impianti produttivi è un dovere inderogabile”.

Il rione Tamburi e l'Ilva

BARI - “Noi siamo di fronte ad un’occasione straordinaria, ad un salto epocale. Dobbiamo avere il coraggio di trasformare una grande crisi in una grande opportunità. Dobbiamo avere la consapevolezza di aver di fronte un bivio e non una strada obbligata. Si potrebbe determinare la condizione per cui diventa fatale lo spegnimento dell’area a caldo e la chiusura della fabbrica con effetti a cascata su tutta l’industria nazionale e con l’esplosione di una questione sociale in Puglia senza precedenti. Oppure questo passaggio potrebbe diventare l’occasione storica per cambiare registro, per voltare pagina e non solo a Taranto ma in tutta Italia. I grandi gruppi della chimica, della siderurgia, del cemento e tutta l’industria pesante deve essere chiamata oggi ad assumersi le proprie responsabilità. Ambientalizzare con le migliori tecnoclogie gli impianti produttivi è un dovere inderogabile”.

Lo ha detto il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola intervenendo questa mattina alla trasmissione Radio Anch’io di RadioUno Rai dedicata interamente alla vicenda dell’Ilva di Taranto. “Mettere in contrasto il lavoro e la salute, l’industria e l’ambiente credo che sia figlio di una cultura della sconfitta che noi dobbiamo sconfiggere – ha aggiunto Vendola - occorre invece lavorare perchè la vita e il lavoro, l’ambiente e l’industria possano trovare il più avanzato degli equilibri. E tanto più lo si può fare oggi considerando che sono a disposizione moderne tecnologie che consentono drastici abbattimenti degli impatti ambientali e dello spandimento dei veleni che assediano la vita delle comunità, come ad esempio quella di Taranto”. Vendola poi ha ricordato quanto fatto dal governo regionale negli ultimi anni.

“Abbiamo cominciato nel 2005 con strumenti assolutamente scarsi – ha detto il Presidente – quando l’Agenzia regionale per la protezione ambientale era poco più di una scatola vuota. Noi l’abbiamo dotata non solo di una guida autorevole, quale quella di un grande scienziato come il professore Giorgio Assennato, ma abbiamo anche cominciato a dotarla di uomini e mezzi per poter effettuare i monitoraggi. Nel 2007 l’Arpa è stata dotata di una strumentazione adeguata proprio per il monitoraggio della diossina. Nel 2008 abbiamo avuto i primi campionamenti che dicevano quali fossero le soglie nelle emissioni di furani e diossine e, a fronte di un vuoto normativo nazionale, il Consiglio regionale della Puglia ha approvato, in soli tre mesi, la più avanzata legge che esista per abbattere le diossine e i furani".

"Poi abbiamo voluto un’importante normativa sull’abbattimento del benzoapirene e infine, anche qui - ha rimarcato vendola - coprendo un vuoto normativo nazionale, abbiamo imposto una normativa per l’abbattimento del PM10 e delle polveri sottili, introducendo il parametro della valutazione del danno sanitario come parametro cogente per valutare se un’impresa che non si ambientalizza debba restare o meno in vita. E infine abbiamo stanziato 8 milioni di euro per dotare Taranto di un centro studi sul rapporto tra inquinamento e patologia”.

“Non dimentichiamoci – ha aggiunto Vendola - che ci sono stati 140 anni di inquinamento di Stato che hanno assediato Taranto e 70 anni di inquinamento dell’Ilva che per molti decenni è stato inquinamento di Stato (quando si chiamava Italsider). Negli ultimi anni noi ci siamo caricati il problema sulle nostre spalle. Oggi, a fronte di denunce specifiche come quella del sindaco di Taranto, la magistratura ha avviato un’inchiesta con un compito particolare, quello cioè di accertare i reati. E avere accertato che c’è la lesione del diritto alla vita e del diritto alla salute rappresenta una rivoluzione culturale, è un segno dei tempi che io apprezzo molto”.

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