L'Arpa alla Regione: "Esagerato il ricorso al fotovoltaico sui terreni agricoli"

BRINDISI – Per esprimere il proprio parere negativo, l'Arpa Puglia si è affidata ad una lettera inviata direttamente alla Regione. Secondo l'Agenzia regionale per la protezione ambientale, il ricorso ad impianti fotovoltaici su terreni agricoli rischia di provocare forti squilibri in termini di impatto ambientale sul territorio.

Pannelli per impianti fotovoltaici

BRINDISI – Per esprimere il proprio parere negativo, l'Arpa Puglia si è affidata ad una lettera inviata direttamente alla Regione. Secondo l'Agenzia regionale per la protezione ambientale, il ricorso ad impianti fotovoltaici su terreni agricoli rischia di provocare forti squilibri in termini di impatto ambientale sul territorio.

Un chiaro segnale di allarme, una forte preoccupazione espressa nei riguardi di una politica che avrebbe favorito la possibilità di costruire impianti per energia alternativa su nuove aree, per un uso che, però, è stato definito “esagerato” dalla stessa Arpa.

Ad esprimere perplessità è stato anche il direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Puglia, architetto Ruggero Martines. L'impatto ambientale rischia di essere fortemente rivoluzionato, in senso negativo, dal continuo ricorso ad installazioni di questo tipo, peraltro già oggetto di polemiche da parte di molte associazioni ambientalisti, non tanto per la qualità ecologica, visto che l'impianto è ritenuto decisamente meno inquinante, ma per l'apporto che la provincia brindisina sarebbe ancora una volta chiamata a fornire in termini di energia, considerato le preesistenti centrali termoelettriche.

Mentre l'Arpa esprime le sue perplessità alla Regione, con l'Amministrazione che non potrà quantomeno non prendere atto delle osservazioni dell'Agenzia, ci si interroga anche sulle modalità e soprattutto sulle prospettive dell'investimento sul fotovoltaico nei terreni agricoli. Innanzitutto, per sfuggire all'autorizzazione ambientale della Regione – necessaria per potenze elevate -, diversi sono i casi di chi installa impianti non superiori a 1 Mw.

Ma c'è un altro temuto scenario futuro: il ciclo vitale degli impianti basati sulla tecnologia del silicio è infatti ventennale, e i contratti proposti ai proprietari dei terreni delegano per la maggior parte dei casi a questi ultimi – una volta esauritasi la capacità produttiva dei pannelli – lo smaltimento di tutto il materiale.

Cosa accadrà tra il 2028 e il 2030, e negli anni successivi? I proprietari delle aree avranno la capacità finanziaria per lo smaltimento dei campi fotovoltaici esausti? E in quali siti dovranno essere smaltite migliaia di tonnellate di pannelli al silicio? Il quadro legislativo regionale non può non misurarsi già da ora con queste problematiche, anche alla luce delle ultime sollecitazioni partite da agenzie come l'Arpa.

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