Olio esausto dai pescherecci nei tombini e in mare, denunciati i comandanti

BRINDISI - Un’indagine durata due anni, e partita dal rinvenimento di fusti di olio usato nel porto di Brindisi, ha portato alla denuncia di 19 persone per aver gestito rifiuti speciali pericolosi senza autorizzazione e per aver scaricato in mare sostanze inquinanti.

Bidoni di olio nel porto di Brindisi

BRINDISI - Un’indagine durata due anni, e partita dal rinvenimento di fusti di olio usato nel porto di Brindisi, ha portato alla denuncia di 19 persone per aver gestito rifiuti speciali pericolosi senza autorizzazione e per aver scaricato in mare sostanze inquinanti.

Diciassette tra i denunciati sono comandanti e rappresentanti legali delle società d’armamento proprietarie dei pescherecci, mentre altre due persone sono state denunciate all’autorità giudiziaria per aver gestito senza autorizzazione l’isola ecologica situata nel porto di Monopoli, che è stata sottoposta a sequestro. Complessivamente, sono state inoltre inflitte inflitte sanzioni amministrative per cinquantamila euro.

L’operazione, denominata “Oil Drum”, è stata eseguita dagli uomini della Sezione operativa navale della Guardia di Finanza di Brindisi, diretta dal maresciallo aiutante Roberto Quarta: tutto era partito dal ritrovamento sospetto di olio esausto, per terra o nei tombini, nel porto di Brindisi, più precisamente nei pressi della banchina dove solitamente ormeggiano i pescherecci.

Non essendo fino a quel momento chiare le responsabilità – mai nessuno era stato colto in flagrante al momento dello smaltimento illecito – le indagini coordinate dal pm Cristina Fasano del pool ambientale della procura si sono così concentrate sulle imbarcazioni, con verifiche sulle documentazioni presentate dagli stessi comandanti dei pescherecci, tutti monopolitani ma operanti appunto nel porto di Brindisi, per capire come questi ultimi provvedessero allo smaltimento dei rifiuti speciali.

Così, dagli stessi verbali è emerso che i titolari dei pescherecci, sostenendo di non conoscere un punto di raccolta su Brindisi, trasportassero con propri mezzi e senza autorizzazione olio, batterie, filtri, reti usurate dal porto di Brindisi a quello di Monopoli.

Altre volte, invece, il tutto finiva addirittura nei comunissimi cassonetti a Brindisi: uno smaltimento, questo, assolutamente vietato dalla legge, visto che la normativa anti-inquinamento in mare si presenta ormai da diversi anni particolarmente rigida e severa nei confronti dei trasgressori.

A tal proposito, va ricordato che, pur non essendoci effettivamente un punto di raccolta per rifiuti di questo genere a Brindisi, esiste invece l’obbligo di contattare telefonicamente la ditta appaltatrice – la Enerambiente – incaricata proprio ad occuparsi del recupero e dello smaltimento degli oli pericolosi.

Sempre nel corso delle indagini, è stato inoltre possibile accertare che sugli stessi pescherecci non veniva installato l’obbligatorio raccordo  -previsto dalle norme internazionali- per lo scarico a terra in appositi contenitori delle acque di sentina (una miscela oleosa che si produce all’interno delle imbarcazioni),  e che le stesse venivano invece sversate in mare provocando così forme di grave inquinamento.

A Monopoli del sequestro dell'isola ecologica si è occupata la procura della Repubblica del capoluogo di regione: in sintesi, l'isola si trovava su uno spazio demaniale occupato senza concessione dell'Autorità portuale competente, nè le due imprese che la gestivano -entrambe della provincia di Bari- tenevano la registrazione dei rifiuti conferiti, nè provvedevano alle prescitte comunicazioni alla Camera di Commercio.

C'è anche, alla fine della storia, la constatazione che  un porto come quello di Brindisi, frequentato non solo da pescherecci ma da numerose imbarcazioni da diporto, non dispone di un centro di raccolta degli oli esausti. Il conferimento a chiamata, molto spesso, è una possibilità ignorata da molti.

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