Processo all'ex carbonile Edipower, il pm aggiunge nuove accuse

BRINDISI - “E' vero che nel triennio 2002-2004 nella centrale di Brindisi Nord sono state bruciate 5mila tonnellate al giorno di carbone?”, è questa la domanda che il pubblico ministero Giuseppe De Nozza ha rivolto ai tecnici chiamati in causa per conto dell'Edipower, nel silenzio surreale dell'aula di giustizia in cui si è appena conclusa l'udienza del processo a carico di Ivo Fulvio Guidi, dirigente della centrale di proprietà di Edipower (Brindisi Nord) e titolare del diritto d'uso nonché usuario del carbonile, Mirko Luciano Pistillo, all'epoca dei fatti contestati responsabile dell'area Business Termoelettrica Enel di Brindisi, Lorenzo Laricchia, dirigente responsabile della Logistica Combustibili dell'Enel. Le accuse nei confronti dei tre imputati sono ipotesi di natura ambientale, per i danni provocati al suolo e al sottosuolo della città di Brindisi dal carbonile usato da Edipower.

Centrale Edipower Brindisi Nord-Costa Morena

BRINDISI - “E' vero che nel triennio 2002-2004 nella centrale di Brindisi Nord sono state bruciate 5mila tonnellate al giorno di carbone?”, è questa la domanda che il pubblico ministero Giuseppe De Nozza ha rivolto ai tecnici chiamati in causa per conto dell'Edipower, nel silenzio surreale dell'aula di giustizia in cui si è appena conclusa l'udienza del processo a carico di Ivo Fulvio Guidi, dirigente della centrale di proprietà di Edipower (Brindisi Nord) e titolare del diritto d'uso nonché usuario del carbonile, Mirko Luciano Pistillo, all'epoca dei fatti contestati responsabile dell'area Business Termoelettrica Enel di Brindisi, Lorenzo Laricchia, dirigente responsabile della Logistica Combustibili dell'Enel. Le accuse nei confronti dei tre imputati sono ipotesi di natura ambientale, per i danni provocati al suolo e al sottosuolo della città di Brindisi dal carbonile usato da Edipower.

La domanda cruciale, formulata dall'accusa sulla scorta delle perizie effettuate nel corso delle indagini, è rimasta inevasa e rinviata alla prossima udienza fissata per il 10 giugno. Sempre sulla scorta delle stesse perizie disposte dal pm, si aggrava la posizione degli imputati, difesi dal legale Tommaso Marrazza. Le ipotesi di reato suppletive, che si sommano a quelle di “getto pericoloso di cose” per aver versato “quantitativi imprecisati di polvere di carbone” non avendo adottato misure idonee a coprire il parco di raccolta del combustile e i camion, sono “la mancata adozione di misure idonee e adeguate, quali la impermeabilizzazione del piano di stoccaggio del carbone, atti a prevenire la contaminazione della matrici ambientali di suolo e sottosuolo, e il deposito e/o l'abbandono incontrollato nelle stesse, di rifiuti liquidi come conseguenze dirette e immediate dello stoccaggio del parco carbone di grandi quantità di combustibile a cielo aperto”.

Secondo il magistrato inquirente, i tre imputati concorrevano a causare una contaminazione “del suolo e sottosuolo dell'area destinata allo stoccaggio del carbone, matrici ambientali nelle quali finivano per essere abbandonati e o depositati in modo incontrollato, rifiuti liquidi, nella specie percolato prodotto dal contatto fra il carbone e l'acqua derivante sia dalle precipitazioni meteoriche che dalla pratica di inumidire con getti d'acqua sui cumuli per provare a ridurre l'aerodistrazione”. Ipotesi di reato che c'entrano con la qualità del suolo e del sottosuolo, ma anche con la qualità della vita e della salute pubblica nella città di Brindisi.

Ipotesi che appesantiscono enormemente il teorema accusatorio a carico dei tre imputati, ai quali il collegio presieduto dal giudice Gabriele Perna ha concesso due mesi di tempo per le controdeduzioni del caso. Il processo “Coke”, nato dall'inchiesta avviata nel 2005 dalla Procura di Brindisi partendo dall'esposto di due titolari di concessionarie di auto della zona industriale, contava inizialmente ben 55 indagati. Il 21 novembre 2009, l'inchiesta si chiude per ben 52 degli imputati con una parola sola “prescrizione”, manna salvifica per vecchi dirigenti delle società energetiche e titolari di aziende di trasporto, i cosiddetti “padroncini”, di Brindisi.

Nel fascicolo del pm rimasero soltanto i nomi dei tre imputati che oggi vedono aggravarsi la propria posizione. Intanto, il Comune di Brindisi, per mezzo dell'avvocato Daniela Faggiano, ha chiesto e ottenuto la costituzione di parte civile, presentando il conto alle aziende coinvolte nel processo. Una richiesta risarcitoria pari a cinque milioni di euro, parte dei quali sono già stati versati, ma dalla sola Enel. Il legale di parte civile ha ottenuto infatti il versamento da parte del colosso elettrico di un milione e quattrocentomila euro, per la realizzazione di un parco, un polmone verde, a ristoro parziale dei danni subiti a causa del carbonile scoperto. Enel, per inciso, si occuperà anche della manutenzione del parco stesso.

Per quanto riguarda Edipower (come Enel a Cerano) nel piano di ristrutturazione della centrale di Brindisi Nord - Costa Morena per il quale l'azienda è in attesa di Autorizzazione integrata ambientale, è prevista la realizzazione di un moderno carbonile coperto. Dal giorno del sequestro, nel 2005, dell'area occupata dal vecchio carbonile, Edipower a Brindisi utilizza come carbonili galleggianti le navi che riforniscono di minerale la centrale.

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