Rifiuti dimenticati, fuoco e diossina

BRINDISI – Brucia ancora l’ex deposito di rifiuti speciali, sotto sequestro da alcuni anni, di Alfa Edile. La società è in procedura fallimentare, un suo deposito in zona industriale pure andato misteriosamente a fuoco il 18 agosto del 2008, fu acquisito dalla Monteco che lo utilizza come capannone per gli automezzi. Ma la discarica alle spalle della sede della Stp è il classico bubbone ecologico di cui nessuno si fa carico. In via teorica, è ancora una competenza della curatela fallimentare, e la sua bonifica toccherebbe al Comune di Brindisi. Ciò non è ma avvenuto.

Bruciano i cumuli di rifiuticoperti dalle erbacce

BRINDISI – Brucia ancora l’ex deposito di rifiuti speciali, sotto sequestro da alcuni anni, di Alfa Edile. La società è in procedura fallimentare, un suo deposito in zona industriale pure andato misteriosamente a fuoco il 18 agosto del 2008, fu acquisito dalla Monteco che lo utilizza come capannone per gli automezzi.  Ma la discarica alle spalle della sede della Stp è il classico bubbone ecologico di cui nessuno si fa carico. In via teorica, è ancora una competenza della curatela fallimentare, e la sua bonifica toccherebbe al Comune di Brindisi. Ciò non è ma avvenuto.

Dentro ci sono finte ecoballe. Finte perché contenevano in realtà rifiuti speciali non dichiarati. Se ne accorsero i vigili del fuoco quando ci fu un primo incendio alcuni anni fa. Allora la società si chiamava Adriatica Maceri. Tutto fu sottoposto a sequestro, ma di bonifiche neppure l’ombra. L’ultimo incendio in ordine di tempo quello del 30 dicembre 2010. Accorsero due autopompe dei vigili del fuoco, ma la situazione fu presto risolta perché le fiamme non erano riuscite a penetrare la coltre di terriccio e materiale di risulta sotto cui si trovavano ancore parecchie tonnellate di rifiuti incombusti. Forse perché era inverno e l’erba ed il terreno erano umidi.

Ma stamani alle 9 il terreno era secco e screpolato dall’interminabile ondata di calura, e l’erba peggio di un fiammifero. Si è sprigionato un incendio vasto, segnalato a grande distanza da una fitta colonna di fumo nero e maleodorante. L’aria è diventata acre, irritava la gola e le vie respiratorie. E’ toccato ancora una volta ai vigili del fuoco risolvere il problema. Ma chi chiamare, con chi confrontarsi? E’ il dilemma di ogni caposquadra che accorre al deposito ex Alfa Edile. La società non c’è più, e il Comune a quanto pare non ha i mezzi per bonificare.

Lo spiegò anche il 30 dicembre del 2010 l’allora dirigente dei servizi ambientali: all’epoca servivano almeno 600mila euro, che erano stati chiesti alla Provincia e alla Regione. Ma sino a quel momento non era arrivato nulla. Ed oggi? Siamo al punto di prima? Chi traccia le priorità per la destinazione dei fondi dei vari piani di tutela ambientale? Vallo a scoprire. E una volta scoperto si può stare certi che partirà il solito scaricabarile. E gli amministratori e soci della vecchia società?

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