Scorie nascoste? Mistero a Ceglie

CEGLIE MESSAPICA – L’avviso pubblico firmato dal dirigente dell’area Urbanistica e Ambiente infittisce il mistero e l’inquietudine attorno alla possibilità che nel territorio di Ceglie Messapica si celi un segreto minaccioso. L’Agenzia regionale per la protezione ambientale, l’Arpa Puglia, vuole sapere se vi siano memorie o tracce dell’interramento di materiale radioattivo o tossico alcune decine di anni, fuori dai confini tracciati dalla legislazione più recente, e ne ha chiesto notizie al Comune.

Il laboratorio mobile usato a Ceglie nel 2008

CEGLIE MESSAPICA – L’avviso pubblico firmato dal dirigente dell’area Urbanistica e Ambiente infittisce il mistero e l’inquietudine attorno alla possibilità che nel territorio di Ceglie Messapica si celi un segreto minaccioso. L’Agenzia regionale per la protezione ambientale, l’Arpa Puglia, vuole sapere se vi siano memorie o tracce dell’interramento di materiale radioattivo o tossico alcune decine di anni, fuori dai confini tracciati dalla legislazione più recente, e ne ha chiesto notizie al Comune.

Ma non c’è nulla, ufficialmente, negli archivi e negli atti amministrativi che certifichi eventi del genere. E allora l’ingegnere Michele Maurantonio ha girato la richiesta ai cittadini, a quelli più anziani, soprattutto ai vecchi contadini. Ricordano se in qualche grave, grotta, cava dismessa, terreno abbandonato, qualcuno abbandonò scorie o prodotti chimici? Per rispondere c’è tempo sino al 20 gennaio, attraverso un questionario compilabile direttamente al municipio, con tutte le garanzie sulla tutela dei dati personali.

Perché questa richiesta dall’Arpa. Perché evidentemente si stanno cercando le fonti, le cause di alcune evidenze epidemiologiche più volte denunciate. “Si avvisano tutti i cittadini che con nota protocollata il 22 dicembre 2011, l’Arpa di Bari ha chiesto comunicazioni relative a presunti giacimenti radioattivi o di materiale tossico depositati alcune decine di anni fa nel nostro territorio comunale. Tutti coloro che sono a conoscenza di questi siti possono far pervenire le segnalazioni entro il 20 gennaio 2012 su apposito modulo predisposto presso l’ufficio ambiente”.

Il DAP di Brindisi aveva svolto dal 15 luglio 2008 al 27 novembre dello stesso anno una campagna di monitoraggio della qualità dell’aria  a Ceglie Messapica, senza rilevare criticità. L’Arpa aveva utilizzato un laboratorio mobile, piazzato  nel cortile della scuola elementare Giovanni XXIII. “Non sono state rilevate particolari criticità per quanto riguarda il superamento di soglie di attenzione e di allarme da parte degli inquinanti monitorati”, stabilì l’Arpa al termine della campagna.

“Durante il periodo di monitoraggio per gli inquinanti SO2, NO2, CO e O3 non sono stati registrati superamenti dei limiti normativi. Il PM10 ha superato il valore limite di legge per 8 giorni su 114 di monitoraggio. La frequenza e l intensità dei superamenti è risultata però confrontabile con quanto osservato presso le postazioni fisse della provincia di Brindisi. Le concentrazioni di benzoapirene, determinate analiticamente sui filtri campionati tramite alto volume dal 10 settembre al 19 settembre sono risultate tutte inferiori al corrispondente valore limite”.

Ma se non è l’aria, cosa determina le patologie denunciate ripetute volte sia da ricercatori che dall’Ordine dei medici, ma anche al centro di una relazione della stessa Arpa? “Uno studio condotto nell’area a rischio di Brindisi da Gianicolo e colleghi con l’ausilio dell’Atlante Cislaghi evidenzia che, nel periodo 1991-2001, il comune di Ceglie Messapica presenta eccessi di rischio per tutte le cause (uomini Smr 117,5; donne Smr 118,9), per le malattie ischemiche (Uomini Smr131,9; Donne Smr127,2), per i tumori della laringe (Uomini Smr 124,2) e per i tumori del polmone (uomini Smr 123; donne Smr222,2). Per questi ultimi, l’Smr di Ceglie risulta anche superiore al dato dell’area a rischio come definita dall’Oms, dove l’Smr è pari a 113”, rileva l’Arpa. Smr sta per Rapporto di mortalità standardizzato.

“Con i limiti legati all’impiego di dati di mortalità per la valutazione degli effetti dell’inquinamento atmosferico in piccole aree e, in generale, alla possibilità di trarre indicazioni da studi di epidemiologia descrittiva (…) Per quanto riguarda Ceglie Messapica, si impone un approfondimento, anche attraverso l’analisi dei ricoveri ospedalieri. Tuttavia, appare opportuna un’indagine circa un possibile ruolo di fattori di rischio ambientali, prendendo in considerazione eventuali sorgenti emissive puntuali e diffuse e valutando l’eventuale impatto di sorgenti remote”. Ma il monitoraggio dell’aria diede esiti negativi.

Ora l’ipotesi della contaminazione di terreni e falde da sostanze tossiche o radioattive. C’è davvero la possibilità che Ceglie Messapica celi qualcosa? E se sì, chi se ne ricorda ed è pronto a denunciare? Si saprà nei prossimi giorni.

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