Black-out per petrolchimico e centrali

BRINDISI – Il problema che ha bloccato totalmente gli impianti del petrolchimico consortile di Brindisi, non solo quelli di Polimeri Europa ma anche di Basell, è collegato ad un problema accusato dalla rete nazionale Terna, ed ha investito anche le centrali termoelettriche di Edipower e quella a turbogas di Enipower. La situazione in questi minuti dovrebbe tornare alla normalità, con il ripristino dell’energia agli impianti chimici che possono ora cominciare le procedure di rimessa in marcia.

Il Petrolchimico consortile di Brindisi

BRINDISI – Il problema che ha bloccato totalmente gli impianti del petrolchimico consortile di Brindisi, non solo quelli di Polimeri Europa ma anche di Basell,  è collegato ad un problema accusato dalla rete nazionale Terna, ed ha coinvolto anche le centrali termoelettriche di Edipower e quella a turbogas di Enipower. La situazione in questi minuti dovrebbe tornare alla normalità, con il ripristino dell’energia agli impianti chimici che possono ora cominciare le procedure di rimessa in marcia. Resta da appurare l'origine tecnica dell'incidente.

L’arcano delle accensioni delle torce di emergenza, che hanno dominato con alte colonne di fumo e fiammate questa mattina non solo la città ma anche la zona delle spiagge attorno al capoluogo, è stato accertato anche dal segretario generale delle Uil di Brindisi, Antonio Licchello, che ha preso contatti sia con Enel che con la fabbrica chimica, per ottenere notizie. Licchello si chiede, però, come sia ancora possibile che i sistemi di alimentazione elettrica degli impianti sia talmente esposta, malgrado la presenza nel petrolchimico di una centrale da 1.170 megawatt, quella di Enipower.

Non sembra infatti che il black-out che ha mandato in tilt le due centrali e gli impianti chimici abbia colpito – salvo notizie e aggiornamenti di diverso contenuto – altre aziende della zona industriale brindisina, ad eccezione di Exxon. Il problema sulla rete pare sia stato dovuto agli alti tassi di umidità di questa notte. E proprio in piena notte le fiammate e le fumate hanno destato preoccupazione sia a nord che a sud di Brindisi, con le polizie municipali chiamate sul litorale a verificare l'accaduto.

Cosa è accaduto, tecnicamente. Si è determinato un buco di tensione sulla rete che ha avuto un effetto a catena sino al primo nodo, che a Brindisi è la termoelettrica Enel di Cerano. Gli effetti collaterali sono dovuti al fatto che Brindisi è un polo di produzione primario di energia, e le reti di interconnessione alla rete nazionale sono fitte e costituiscono nell'insieme un sistema delicato. Non hanno funzionato gli apparati di protezione, sono saltati i protocolli.

"La situazione è ancora difficile", dice Emiliano Giannoccaro, segretario della Femca Cisl. "Ci siamo battuti l'anno scorso per ottenere da Enipower, la principale centrale interna al Petrolchimico, l'applicazione di protezioni che evitassero i black-out dovuti a problemi esterni. Adesso vogliamo capire cosa è accaduto e perchè tali sistemi non hanno funzionato. Come sindacato chiederemo subito un incontro con i responsabili dell'unità produttiva di Enipower a Brindisi. Qui c'è una fabbrica ferma, che noi stiamo cercando di difendere in ogni modo".

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