Tra gli ulivi i fanghi del porto di Taranto/ Video

I fanghi di dragaggio nel porto di Taranto riversati in un terreno agricolo a Brindisi su cui stava per sorgere un uliveto: è quanto hanno scoperto i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce che hanno sottoposto a sequestro preventivo d’urgenza due siti

I fanghi mescolati al terreno agricolo

BRINDISI - I fanghi di dragaggio nel porto di Taranto riversati in un terreno agricolo a Brindisi su cui stava per sorgere un uliveto: è quanto hanno scoperto i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce che hanno sottoposto a sequestro preventivo d’urgenza due siti, per circa 20.000 metri quadri, a ridosso della statale Brindisi – Taranto, e denunciato un agricoltore per gestione illecita di rifiuti speciali ed esercizio di discarica abusiva (video).

L’area interessata si raggiunge attraverso una strada vicinale che si imbocca dalla complanare ovest della superstrada Brindisi -Taranto, tra la Cittadella della Ricerca e il centro commerciale Auchan. Si tratta di una zona internata, ma evidentemente raggiungibile senza problemi dalle colonne di camion che hanno trasportato i fanghi provenienti dal porto di Taranto.

Secondo quanto accertato il materiale di risulta, costituito oltre che dai fanghi di anche da plastiche ed inerti da demolizioni edili, non sarebbe stato utilizzabile per ripristini ambientali in terreni agricoli, essendo i fanghi impiegabili solo per ricolmamenti in aree ad uso industriale con falda acquifera naturalmente salinizzata. Era stato mescolato col terreno, lì dove si era proceduto poi a piantare gli alberi di ulivo.

Gli investigatori ritengono che l’operazione, oltre a essere illegale, fosse una minaccia per la salute pubblica per via della possibile contaminazione dei prodotti della terra. In zona, tra l’altro, vi sono diversi frutteti. Le indagini – riferisce in una nota il maggiore Nicola Candido dei Noe di Lecce – proseguono per verificare se vi siano altre aree contaminate con la stessa tipologia di rifiuti”.

In realtà, è molto probabile che le cose stiano proprio così. Già nel marzo scorso, in contrada Mascava, tra Brindisi e San Vito dei Normanni, era stata sequestrata una ex cava dismessa in cui erano state ‘tombate’ circa 15.000 tonnellate di fanghi di dragaggio provenienti dall’ex area ‘Belleli’ del capoluogo ionico. Ma la massa di materiali di dragaggio è talmente ingente da far ritenere che i fanghi siano stati sparsi in altre zone.

Le attività degli investigatori al comando del maggiore Candido, sotto la direzione del pm Giuseppe De Nozza, contro questa grossa azione di pirateria ambientale dunque sono tutt’altro che concluse. Ogni segnalazione può essere utile ai militari del Noe di Lecce.

 

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