Edipower, coro di no a Confindustria

BRINDISI - Mentre i sindacati confederali e di categoria chiedono al prefetto Nicola Prete di avviare le procedure di raffreddamento per la situazione della centrale termoelettrica a carbone di Edipower - Brindisi Nord, in vista dell'esaurimento delle scorte di combustibile entro il prossimo mese di febbraio, e avviano perciò una vertenza sul futuro dell'impianto, passato sotto il controllo di A2A e delle altre utility che hanno assunto il controllo della società dopo la fuoriuscita di EdF e di Edison, vengono avanti altre prese di posizione. Come quelle odierne di Sviluppo e Lavoro e del Cobas.

La centrale ex Edipower di Brindisi

BRINDISI - Mentre i sindacati confederali e di categoria chiedono al prefetto Nicola Prete di avviare le procedure di raffreddamento per la situazione della centrale termoelettrica a carbone di Edipower - Brindisi Nord, in vista dell'esaurimento delle scorte di combustibile entro il prossimo mese di febbraio, e avviano perciò una vertenza sul futuro dell'impianto, passato sotto il controllo di A2A e delle altre utility che hanno assunto il controllo della società dopo la fuoriuscita di EdF e di Edison, vengono avanti altre prese di posizione. Come quelle odierne di Sviluppo e Lavoro e del Cobas.

Non è certo quelloa proposto dal presidente di Confindustria Brindisi, Giuseppe Marinò, e cioè l'utilizzo della centrale come termovalorizzatore dei rifiuti di Napoli, la strada che piace all'associazione presieduta da Giovanni Brigante: "Le dichiarazioni del presidente di Confindustria Marinò, che per rilanciare l’economia cittadina in crisi, candida Brindisi a 'pattumiera d’Italia', proponendo di bruciare nelle centrali i rifiuti di Napoli, oltre ad una miope visione di politica industriale, rivela una ancora più preoccupante insensibilità culturale per quanto attiene la tutela dell’ambiente e del territorio, già così seriamente compromessi", attacca Sviluppo e Lavoro.

"Tali comportamenti per altro, risultano del tutto coerenti con le scelte che hanno caratterizzato negli ultimi anni, la politica della Confindustria locale: totale subalternità alle iniziative proposte da operatori esterni di qualsiasi importanza e natura, a prescindere, senza alcuna valutazione circa le reali ricadute sul territorio e sull’ ambiente. Anziché assumere posizioni di sfacciata retroguardia e di scarso valore industriale ed occupazionale, che hanno il solo pregio di aggravare e marginalizzare ulteriormente il tessuto industriale brindisino, bene farebbe il presidente Marinò - polemizza l'associazione - a denunciare i gravi ritardi accumulati in questi anni  anche dalla organizzazione da lui rappresentata nella tutela ed il rilancio delle poche e reali risorse di questo sfortunato territorio, primo fra tutti il porto".

"Al contrario noi sosteniamo che il sito di Brindisi Nord interessato, occupato attualmente, dalla centrale di Edipower, debba essere liberato senza indugio alcuno, programmandone la chiusura, restituendo l’ area al suo naturale utilizzo,  rafforzando una retroportualità a sostegno di un progetto alternativo che veda la logistica e la intermodalità quale reale occasione di sviluppo e crescita per il nostro territorio. L’associazione Sviluppo e Lavoro, che da tempo ha avviato sui temi della crescita e del futuro del nostro patrimonio industriale un corposo lavoro di proposte ed iniziative, continuerà a vigilare con tenacia, affinché, ancora una volta, sotto le mentite spoglie di un meschino ricatto occupazionale, Brindisi debba essere ancora una volta, irrimediabilmente offesa".

Per il Cobas, invece, meglio trasferire il personale di Edipower (copo più di 100 unità) ad Enel Cerano. "Il sindacato Cobas del lavoro Privato  ritiene che le affermazioni del presidente della Confindustria di Brindisi, Giuseppe Marinò , relative alla possibilità  di bruciare rifiuti all’interno della Centrale Edipower di Brindisi, non siano  una provocazione ma una scelta consapevole di chi oggi ha acquisito il 100% di Edipower. La cordata italiana che ha acquisito interamente Edipower - avverte il Cobas - vuole diventare il punto di riferimento in Italia per gestire contemporaneamente acqua, gas, energia elettrica, rifiuti. Questa  cordata italiana è composta soprattutto da aziende municipalizzate già presenti in questi settori, come quelle di Torino, Milano, Brescia che stanno  premendo sul governo Monti per cancellare i risultati del referendum sull’acqua  e privatizzare quello che rimane dei beni comuni rimaste in mano  pubblica".

"Le parole di Marinò coincidono con quelle di Zuccoli, il massimo responsabile di Edipower, il quale  ha dichiarato che per Brindisi vede solo la possibilità di bruciare rifiuti con un termovalorizzatore. Non hanno quindi certamente la volontà di investire quel mezzo miliardo di euro di cui la Centrale di Brindisi Nord ha bisogno per soddisfare quel  miglioramento ambientale che gli veniva richiesto. Questo bisogna dirlo - polemizza il Cobas - a quelle organizzazioni sindacali che oggi fanno finta di piangere  e che ieri ci hanno abbandonato al nostro destino. Allora erano innamorati di parole come privatizzazione, libero mercato, globalizzazione che non si poteva fermare ed altro ancora. I risultati  di queste politiche sono sotto gli occhi di tutti e sono  un completo disastro".

"Hanno partorito addirittura fenomeni come quelli che vediamo nelle nostre campagne del fotovoltaico selvaggio, spesso dagli indistinti tratti di legalità. Il sindacato Cobas rifiuta i ricatti della Edipower e le provocazioni della  Confindustria a cui sono associati, il tutto camuffato da scelte  pseudo - industriali. Il sindacato Cobas ritiene che non rimane altro che  far  passare i lavoratori all’Enel, società da dove provengono  e che per colpa di qualcuno sono stati cacciati via. Il sindacato Cobas non è per lo svolgimento di scioperi simbolici ma per la realizzazione di barricate nella zona industriale rivolte a difendere il posto di lavoro".

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