Manzella imperversa anche in radio

BRINDISI - Un pezzo straordinario di giornalismo di approfondimento sul caso del rigassificatore di Brindisi quello di questa sera lunedì 12 marzo a "Zapping", la trasmissione di Radiouno condotta da Aldo Forbice, con ospite in studio l'amministratore delegato di British Gas Italia, Luca Manzella, impegnato da giorni in una massiccia campagna di disinformazione sulla vicenda del rigassificatore di capo Bianco, a Brindisi. Accolto anche a "Zapping", Manzella non ha perso occasione per attaccare gli iter cui in Italia devono essere sottoposti i progetti industriali, e in cui ancora i governi locali hanno voce in capitolo e possono anche opporsi ad operazioni come quella condotta dal gruppo inglese.

Il cantiere del rigassificatore prima del sequestro

BRINDISI - Un'altra scarica di accuse al territorio interessato e al sistema - Italia sul caso del rigassificatore di Brindisi, questa sera lunedì 12 marzo a "Zapping", la trasmissione di Radiouno condotta da Aldo Forbice, con ospite in studio l'amministratore delegato di British Gas Italia, Luca Manzella, impegnato da giorni in una massiccia campagna di disinformazione sulla vicenda del progetto di Capo Bianco, a Brindisi. Accolto anche a "Zapping", Manzella non ha perso occasione per attaccare gli iter cui in Italia devono essere sottoposti i progetti industriali, e in cui ancora i governi locali hanno voce in capitolo e possono anche opporsi ad operazioni come quella condotta dal gruppo inglese.

In studio anche Enrico Cisnetto, giornalista economico; Pierluigi Magnaschi, direttore di "Italia Oggi" - editorialista di "Milano Finanza"; Gianfranco Pasquino, docente di scienza politica all'Università di Bologna; Giovanni Pepi, condirettore del "Giornale di Sicilia". Neppure un esperto, un funzionario pubblico, un amministratore locale, o un giornalista del territorio o della regione interessata.

Manzella ha potuto fornire indisturbato una versione sulla vicenda lontana anni luce dagli accadimenti oggettivi, giungendo a lamentare il fatto che nel 2003 erano tutti d'accordo per il sì, ma da allora per Bg Italia e per la sua controllata Brindisi Lng, solo lacrime e sangue. Tutti d'accordo? Certo, era d'accordo il sindaco di Brindisi, Giovanni Antonino, arrestato per corruzione il 12 febbraio 2007 assieme ad un agente marittimo e a tre manager di British Gas (indagati altri manager, il presidente pro tempore dell'Autorità Portuale, il responsabile del procedimento presso il ministero competente).

Era d'accordo il governo Berlusconi che aveva escluso dalla Valutazione d'impatto ambientale il progetto, pur ricadendo lo stesso in un Sin, un sito inquinato di interesse nazionale, e pur non essendo previsto dal Piano regolatore portuale vigente. E nell'ottobre del 2007 il governo Prodi, nella persona dell'allora ministro dello Sviluppo, Pierluigi Bersani, sospese l'autorizzazione del 2003 rompendo gli indugi solo perchè l'Italia rischiava una procedura di infrazione per violazione della normativa europea in materia di informazione delle popolazioni su progetti che racchiudono un rischio di incidente rilevante. La normativa europea, Manzella e Forbice avrebbero dovuto ricordare, non solo la legge italiana.

A "Zapping", Manzella ancora una volta si è ben guardato dal parlare del procedimento penale, anche se la sentenza è letteralmente alle porte (camera di consiglio dal 16 marzo). Una sentenza che potrebbe accogliere la richiesta della procura, di confiscare l'area e di disapplicare le autorizzazioni ottenute da British Gas-Brindisi Lng, anche se le circostanze di corruzione sono prescritte. Resta quella di occupazione abusiva di area demaniale marittima. Manzella non ha raccontato, sia pure per esporre la tesi difensiva, che i tre manager inglesi furono arrestati con l'accusa di aver passato tangenti al sindaco sotto forma di pagamento di consulenze inesistenti, di cui non esiste traccia documentale. E chi aveva imposto a British Gas di fare ciò, la normativa italiana sugli iter autorizzativi?

E perchè British Gas non ha mai accettato di spostare il progetto su un altro sito ritenuto più idoneo, sempre a Brindisi, come le era stato proposto?. Un sito che non avrebbe comportato intralci per le altre attività portuali, e che avrebbe attenuato anche gli aspetti connessi al rischio industriale? Gli inglesi invece volevano tutto: il sito per loro più economico e conveniente, dove - anche secondo un loro studio di impatto ambientale - l'arrivo di una gasiera ad un miglio dall'imbocco avrebbe causato ogni volta il blocco del porto per almeno un'ora; un progetto coperto dalla mancanza di Valutazione di impatto ambientale e persino esentato da una variante al Piano regolatore portuale, come si trattasse di una banchina da quattro soldi.

E quando, con la Via del 2010 il ministero dell'Ambiente ha imposto il seminterramento dei serbatoi di stoccaggio del metano, Brindisi Lng ha proposto ricorso al Tar del Lazio, perchè quel parere vincolato ad una lunga serie di prescrizioni stava stretto all'azienda. Anche questo, Manzella, non lo ha detto stasera. Ha preferito parlare dei ricorsi degli enti locali, e della solita storia dell'industria del freddo di cui un porto che non è peschereccio e neppure agroalimentare non saprebbe cosa fare. Del resto, l'accompagnamento di Bg Italia alle imprese locali eventualmente interessate si ferma al finanziamento dello studio di fattibilità: gli impianti se li dovrebbero costruire le aziende interessate. Ma dove? Manzella ha fatto vedere la cartina del sito a Forbice? Dietro la colmata del rigassificatore c'è solo petrolchimico, gli insediamenti si dovrebbero collocare in posizione molto lontana, e portare sin lì le frigorie costerebbe un occhio. Senza contare il costo delle bonifiche obbligatorie nel Sin di Brindisi.

Manzella forse non conosce quella della Sfir che avrebbe stimolato un indotto di migliaia e migliaia di ettari di colture oleaginose attorno alla sua raffineria di zucchero - centrale a biomasse di Costa Morena Ovest. Invece, costruita la raffineria - centrale a biomasse (il vero business dell'operazione) l'olio vegetale per la termoelettrica interna arriva via nave dal Sud-Est asiatico. Ma non l'avrebbe raccontata comunque, a "Zapping", questa storiella, ciliegina sulla torta di un iter ultraveloce: appena tre anni dall'inizio all'inizio della produzione. A Brindisi, non in Inghilterra. Non sempre l'efficienza degli iter è un vantaggio anche per i territori.

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