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Pannelli e carte false, 16 indagati

BRINDISI - Appartengono all'Apulia Renovable Energy (ex Italgest) e alle società Girasole, Photos e Geos (rispettivamente uno da 10 megawatt e tre da 1 megawatt), i quattro impianti fotovoltaici sequestrati dagli agenti del nucleo investigativo Nipaf e del Comando stazione forestale di Brindisi. I sigilli nelle contrade: Trullo-Masseria Caracci (nei pressi del Parco delle Saline di Punta della Contessa), Trullo, e due in contrada Capitan Monza.

Antonio Portolano21 settembre 2011

BRINDISI - Appartengono all'Apulia Renovable Energy (ex Italgest) e alle società Girasole, Photos e Geos (rispettivamente uno da 10 megawatt e tre da 1 megawatt), i quattro impianti fotovoltaici sequestrati dagli agenti del nucleo investigativo Nipaf e del Comando stazione forestale di Brindisi. I sigilli nelle contrade: Trullo-Masseria Caracci (nei pressi del Parco delle Saline di Punta della Contessa), Trullo, e due in contrada Capitan Monza.

Denunciate 16 persone tra pugliesi (leccesi e ostunesi), toscani, siciliani, umbri e spagnoli che svolgono l'attività di imprenditori, professionisti e titolari di società operative nel campo delle energie rinnovabili, insieme con i responsabili della società titolare del terreno interessato dall'intervento. Tutti hanno compiuto diverse irregolarità in ordine a numerose violazioni penali e, nonostante le ordinanze di sospensione lavori notificati mesi addietro, gli investimenti sono andati avanti tanto che alcuni degli impianti erano già in funzione.

Tutti e quattro gli impianti risultano ubicati nel perimetro del Sito di Interesse Nazionale di Brindisi (Sin), ovvero una zona in cui è evidenziata la presenza di componenti inquinanti quali sostanze velenose e cancerogene, soggetti al vincolo di caratterizzazione e, in caso di inquinamento, ad attività di messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale. In particolare, l'inclusione nel suddetto perimetro prevede che l'utilizzo dei terreni sia subordinato a specifica richiesta al ministro dell'Ambiente, attraverso la Commissione nazionale permanente dei servizi, preposta alla valutazione della restituzione dei terreni prima del loro utilizzo, previa caratterizzazione ed eventuale bonifica. Solo per uno dei quattro impianti era stato seguito, in parte, l'iter autorizzativo.

Numerose le violazioni contestate agli imprenditori ed ai professionisti che hanno agito in concorso tra loro: dall'esecuzione di lavori in totale difformità di quanto assentito, alla artificiosa suddivisone degli impianti per evitare le procedure previste dall'autorizzazione unica regionale, alla sottoscrizione di atti falsi, al mancato deposito di importante documentazione edile, alla prosecuzione di lavori nonostante le ordinanze di sospensione, alla attivazione degli impianti nonostante l'assenza dei collaudi previsti per legge, alla artificiosa parcellizzazione degli impianti, alla violazione delle norme in materia di gestione e smaltimento dei rifiuti prodotti in cantiere.

In particolare per due degli impianti, quelli realizzati nella Contrada Capitan Monza, è stata contestata l'artificiosa suddivisione di un unico impianto di produzione di energia elettrica della potenza nominale complessiva di 2 megawatt allo scopo di evitare la procedura prevista per il rilascio dell'autorizzazione unica regionale, avvalendosi della procedura semplificata, ovvero una Dia (Dichiarazione di inizio attività), prevista per gli impianti fino a 1 megawatt. Inoltre anche per questi ultimi stati contestati l'esecuzione di opere in totale difformità rispetto a quanto autorizzato, nonché la prosecuzione di lavori nonostante l'ordinanza di sospensione, eseguite in concorso dagli indagati.

Anche il terzo impianto è finito sotto sigilli, in quanto realizzato in difformità della Dia presentata. Inoltre detti interventi anche per l'esistenza del vincolo Sin, devono ritenersi non conformi alle previsione degli strumenti urbanistici, dei regolamenti edilizi e della disciplina urbanistico-edilizia in vigore. Sull'impianto fotovoltaico da 10 megawatt (valore dell'investimento superiore al milione di euro), sono state riscontrate diverse difformità sia rispetto a quanto autorizzato, sia rispetto a quanto la società aveva indicato nelle relazioni tecniche e nelle relative planimetrie presentate a corredo del progetto assentito.

Le irregolarità e le difformità rilevate non possono rientrare tra le varianti in corso d'opera in quanto è stata modificata al sagoma e la volumetria dell'impianto autorizzato e delle opere accessorie. Sono state inoltre eseguite opere di movimento terra sensibilmente rilevanti rispetto a quelle previste dalla "Analisi di rischio" valutata in occasione del rilascio del nulla osta del ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio, in relazione all'ubicazione dell'impianto nel Sin.

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