L'autismo, la famiglia e l'efficacia del metodo Aba

Il punto di partenza sul vasto argomento dell'autismo non risiede tanto negli approcci teorici o aggiornamenti scientifici, bensì nelle domande più ricorrenti dei genitori. Domande che non sempre trovano spazio in convegni e conferenze

Il punto di partenza sul vasto argomento dell’autismo non risiede tanto negli approcci teorici o aggiornamenti scientifici, bensì nelle domande più ricorrenti dei genitori. Domande che non sempre trovano spazio in convegni e conferenze su questa tematica. Il trattamento precoce ed intensivo è fondamentale per ottenere buoni esiti, e questo permette anche ai genitori di trovare un’ancora alla quale aggrapparsi per affrontare la sensazione di impotenza e frustrazione pervasiva.

Una metodologia che ha avuto successo fin dai primi esperimenti è l’Aba (Applied Behavioral Analysis), un ramo applicativo dell’Analisi del Comportamento. Lo scopo è quello di poter lavorare su comportamenti problema, ripetitivi e stereotipati, autolesionismo, aggressività, che sembrano essere un modo in cui il bambino autistico comunica al mondo esterno un fastidio, un dolore, un bisogno, un piacere ma che di fatto bloccano, ostacolano l’apprendimento e un funzionamento adeguato.

La prima applicazione del metodo ABA in soggetti autistici risale al 1960 per opera di Lovaas. Da lì si è aperta la strada al continuo studio e aggiornamento che per trent’anni hanno dimostrato l’efficacia del metodo nel ridurre comportamenti disfunzionali e nel migliorare e aumentare la comunicazione, l’apprendimento e comportamenti socialmente appropriati. 

I principi fondamentali su cui si basa l’analisi comportamentale applicata sono quelli della teoria dell’apprendimento e del condizionamento operante, per cui il comportamento viene modellato dalle conseguenze che riceve influenzandone la forma, la frequenza e l’intensità: ossia il rinforzo (che consiste per lo più in una qualsiasi forma di attenzione) è la conseguenza del comportamento che rafforza il comportamento stesso, aumentando la frequenza e la probabilità della sua comparsa. Nel momento in cui il rinforzo non viene più applicato il comportamento si estingue.

Se ad esempio un bambino autistico per comunicare il mal di pancia sfarfalla velocemente le mani saltellando e sillabando, e riceve attenzioni (siano esse adeguate che non) ripeterà tale comportamento in vista del rinforzo; e se il rinforzo non soddisfa la sua esigenza emetterà gli stessi comportamenti in maniera più intensa, poiché non ha altri canali comunicativi per ottenere ciò che vuole o farsi capire.

Ugualmente se, anzicchè dare un’attenzione qualsiasi il bambino autistico sceglie tra una serie di immagini quella che combacia col suo bisogno ricevendo l’adeguata attenzione, riproporrà tale comportamento funzionale e appagante. Oppure il dare l’acqua come rinforzo al bambino autistico che impara a chiederla, permette la ripetizione in frequenza intensità e durata del comportamento di chiedere correttamente l’acqua. In questo modo è possibile modificare qualsiasi comportamento inadeguato in funzionale.

autismo metodo aba-2

Queste esperienze si applicano grazie all’aiuto fisico e verbale, al loro graduale ridursi, al rinforzo anche di piccole approssimazioni, all’apprendimento di lunghe sequenze comportamentali scomposta in micro task. L’apprendimento può avvenire in un ambiente strutturato e di routine quotidiane (Ddt) in cui l’operatore aiuta il bambino autistico a prevenire l’errore; o in un ambiente naturale di vita quotidiana, arricchito con materiale motivante per il bambino. Affinché il metodo ABA sia efficace occorre implementarlo con intensità e frequenza (30 - 40 ore settimanali) precocemente (dai 2 anni in su).

L’intervento comportamentale intensivo e precoce sembra essere l’unico scientificamente validato per la riabilitazione degli individui con autismo. L’obiettivo finale di un intervento comportamentale, che sia a breve o lungo termine, è il cambiamento radicale di comportamenti socialmente significativi, e per alcuni individui l’inserimento totale ed indipendente nella comunità sociale circostante.

È centrale coinvolgere tutte le aree deficitarie del bambino autistico, riducendo a micro comportamenti il comportamento problema con obiettivi chiaramente definiti; coinvolgere attivamente la famiglia che compartecipa all’intervento; essere guidati da esperti con formazioni e certificazione post-universitaria in Aba ed esperienza di programmazione educativa con persone con autismo.

La famiglia è la prima promotrice del benessere del figlio in qualsiasi caso e nell’autismo diventa indispensabile modificare il proprio modo di porsi nei confronti del bambino. Può essere difficile, ma possibile e realizzabile trovare la chiave per comunicare con bambini con autismo e aiutarli ad stare al mondo serenamente come tutti i bambini. (rita.verardi@libero.it)

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