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Brindisi Nord, il feticcio del subappalto e la politica degli "accucciati"

Non ci eravamo illusi qualche settimana fa, lanciando l'idea di una dignitosa dismissione di Brindisi Nord, che ci sarebbe stato un plebiscito di adesioni. Conosciamo troppo bene la nostra città per coltivare illusioni. Ed infatti le adesioni si sono contate sulle dita di una mano. Naturali quelle di Riccardo Rossi e della sua simpatica aggregazione (attenti però, elitarismo e isolamento salvano l'anima dei singoli ma spesso aggravano il male di tutti), scontato quello di Fusco che non ha neanche perso tempo a scrivere quattro parole, ma ci ha recapitato copia della parte del suo programma che riguarda l'argomento. Come se un semplice atto burocratico bastasse a liquidare un argomento di ben altra complessità. Contento lui.

Vittorio Bruno Stamerra31 marzo 2012

Non ci eravamo illusi qualche settimana fa, lanciando l'idea di una dignitosa dismissione di Brindisi Nord, che ci sarebbe stato un plebiscito di adesioni. Conosciamo troppo bene la nostra città per coltivare illusioni. Ed infatti le adesioni si sono contate sulle dita di una mano. Naturali quelle di Riccardo Rossi e della sua simpatica aggregazione (attenti però, elitarismo e isolamento salvano l'anima dei singoli ma spesso aggravano il male di tutti), scontato quello di Fusco che non ha neanche perso tempo a scrivere quattro parole, ma ci ha recapitato copia della parte del suo programma che riguarda l'argomento. Come se un semplice atto burocratico bastasse a liquidare un argomento di ben altra complessità. Contento lui.

Due invece le risposte che meritano un giudizio più ampio. La prima, e la più importante, è la "reazione zero" di partiti, sindacati, candidati sindaco, etc. etc. Altro che pensare alla svolta - e nessuno ci venga a raccontare che la chiusura di Brindisi Nord non sarebbe per la città il segno di una svolta epocale, di una futura era!- qui tutti sono accucciati alla routine, al piccolo cabotaggio di sempre, all'assunzione di qualche clientes, al subappalto del subappalto per il padroncino locale che, pur campando della più plebea delle mance della politica, si definisce imprenditore. Anche lo stesso Pd, che pure nel passato si era espresso più volte in favore della chiusura della centrale, ha taciuto, arrendendosi definitivamente a quel fariseismo doroteo delle commesse e dei subappalti che si mostra giorno dopo giorno il vero cemento del cosiddetto Laboratorio (definirlo centro sinistra è un cinico insulto all'intelligenza e alla storia).

Il silenzio sull'idea/provocazione di chiedere la dismissione della Brindisi Nord è, se volete, il primo e più classico esempio di come l'unico progetto delle aggregazioni elettorali che si vanno formando (Laboratorio, centrodestra e varie umanità) non sia altro che quello di vincere le elezioni, di occupare il potere, il tirare a campare, il vivere alla giornata. Il governo è un'altra cosa. Una volta ad orientare le scelte degli elettori erano prima le idee, i programmi dei partiti (evviva le ideologie!), ora invece sono soltanto gli uomini e i programmi costruiti su ordinazione. Le conseguenze, dal Berlusconi della "discesa in campo" al nostro più modesto Antonino, le paghiamo tutti sulla nostra pelle, a Brindisi come a Canicattì o Domodossola. Come finirà per la Brindisi Nord? Saranno gli altri, ovviamente e lontano da Brindisi e ad anni luce dai suoi interessi, a deciderlo.

Ma la mia "provocazione" un effetto positivo l'ha però prodotto. Anche un "industrialista" tosto e di scorza dura come Carmine Dipietrangelo, al quale mi lega una quarantennale fraterna amicizia ed un'altrettanto antica e solida diversità di giudizio sulla politica e sui processi di formazione del nostro sistema economico/industriale, ha prodotto una riflessione nella quale conclude quanto sia urgente prendere atto che un'epoca della nostra storia economica si è definitivamente conclusa nel più totale fallimento e che occorre guardare oltre, il più distante possibile dal passato, remoto o prossimo che sia.

A Brindisi, come nel Sud, ma direi ormai in tutta l'Europa, lo sviluppo che dipendente esclusivamente dall'appalto e dal subappalto partorisce solo cimiteri economici. Più presto ce ne convinciamo, attrezzandoci a pagarne le dovute conseguenze, più agevole sarà il percorso verso una ripresa meno effimera di quelle promesse dalle varie congreghe elettorali.

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