Adolescenza e depressione: i segnali che un genitore deve avvertire

Tristezza profonda, sconforto, mancanza di forze e di entusiasmo, sbandamenti prolungati o intensi, pianto frequente senza motivo apparente, irritabilità designano uno stato denominato depressione

Tristezza profonda, sconforto, mancanza di forze e di entusiasmo, sbandamenti prolungati o intensi, pianto frequente senza motivo apparente, irritabilità designano uno stato denominato depressione. Di fatto questi stati d’animo sono fisiologicamente necessari all’evoluzione dell’uomo in quanto rispondono a eventi non allegri, rispecchiano un momento di salutare solitudine e riflessione; indicano che è il momento di fermarsi, di dare il giusto spazio al dolore, capire cosa o chi è stato perso, piangendo le lacrime necessarie affinché la ferita possa cicatrizzarsi.

Se la tristezza rimane all’interno può continuare a covare per anni, sfociando in un disturbo depressivo. Non è la tristezza in sé disfunzionale, ma l’educazione a non esprimerla. Quando tutto ciò diventa un abito esistenziale, duraturo, intenso allora non è più funzionale. Riconoscerne le sfumature non è semplice, poiché il confine è molto sottile, e specie in adolescenza si può far confusione tra i sintomi tipici dell’età e una depressione patologica.

In genere l’adolescente presenta un’immagine ambivalente del suo stesso sé: alterna tristezza ad allegria, bassa autostima a entusiasmo, voglia di fare a chiusure, serenità a irritabilità. Spesso egli può trascorrere del tempo nella sua camera, da solo, immerso in videogiochi, in programmi televisivi, a chattare; coi nervi tesi, pronto a scattare per un nonnulla, annoiato, inquieto, attanagliato dal senso di vuoto. È volubile. Quando questi comportamenti e stati d’animo trovano una frequenza ed un’intensità prolungati non vanno sottostimati la tristezza, il sentimento di vuoto, l’irritazione.

L’adolescente che per l’età che attraversa non trova una collocazione al suo essere, al suo stare al mondo, può vivere la tristezza sconsolato e in solitudine senza trovare una via d’uscita. Questo accade spesso se c’è già una predisposizione genetica alla depressione, se in famiglia ci sono stati lutti importanti non elaborati, litigi e critiche continue non adeguate.

Di fatto se il bambino già prepubere ha sperimentato disapprovazioni sul suo comportamento senza spiegazioni appropriate, rimproveri, regole ferree autoritarie, poca condivisione delle emozioni, repressione delle stesse, ha assistito a violenze verbali e/o fisiche, potrebbe essere predisposto a sviluppare un disturbo depressivo in adolescenza, perché era già un bambino non sereno, con fattori di rischio, quali tristezza e irritabilità non tipici alla sua età.

Questi precursori e le poche risorse personali e sociali per affrontare i propri stati d’animo possono far compiere all’adolescente un gesto estremo quale il suicidio, visto come unica via d’uscita da un dolore insopportabile, da una solitudine senza rimedio, da una depressione insanabile. È abbastanza raro che un tentativo di suicidio venga fuori dal nulla o che una depressione sia del tutto invisibile. Non vanno sottostimati stati d’animo prolungati siano essi relativi alla tristezza che all’irritabilità. Ricordiamo che la rabbia è la conseguenza fisiologica della depressione.

Sebbene sia difficile è importante parlare con l’adolescente, saper condividere con lui ciò che prova, avvicinarsi al suo mondo in modo comprensivo, cooperativo. Calibrare il senso di fiducia, lo spazio ed il tempo personali, ad un momento di affettività e presenza accanto, non giudicante non invadente. Il messaggio è il riconoscimento e la validazione delle emozioni, dei pensieri, del vissuto interiore, dei dispiaceri e delle gioie, che hanno una dignità e vengono accolte, senza essere minimizzate o messe in ridicolo.

Il figlio adolescente nel passaggio verso l’età adulta deve poter sapere che, seppur in contrasto con gli adulti di riferimento, essi saranno sempre lo scoglio sicuro al quale approdare. A quest’età è difficile riflettere su quanto accade e, per raccontarlo a se stesso e a un’altra persona, è necessario sentirsi sostenuto. Se anche questo diventa sempre più difficile, rabbia e tristezza non trovano un canale di sfogo adeguato, senso di vuoto, sfiducia, incomprensione, difficoltà del sonno, pasti irregolari, isolamento, perdita d’interesse ludica e sociale dilagano dolorosamente occorre rivolgersi ad un professionista, psicologo, psicoterapeuta, psichiatra. (rita.verardi@libero.it)

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