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Sfratto dei rifugiati in una città senza più cultura dell'accoglienza

La vicenda del dormitorio di via Provinciale S.Vito che ospita richiedenti asilo e rifugiati, gestito dalla Caritas, ha dell'incredibile. Da molti anni, infatti, esiste quella struttura e solo oggi, in campagna elettorale se ne discute o si prendono decisioni. Proprio in un momento di vuoto amministrativo. Il dormitorio di via Prov.le San Vito apre in un contesto di arrivo numeroso di richiedenti asilo eritrei nel 2004 e si rende addirittura indispensabile quando il centro di Restinco, dopo una temporanea chiusura, richiesta a suo tempo dalla "Commissione De Mistura" istituita dal Governo Prodi , passò dall'essere un CPT-CIE ad essere anche un centro di accoglienza per richiedenti asilo.

Gianluca Nigro*24 aprile 2012

La vicenda del dormitorio di via Provinciale S.Vito che ospita richiedenti asilo e rifugiati, gestito dalla Caritas, ha dell'incredibile. Da molti anni, infatti, esiste quella struttura e solo oggi, in campagna elettorale se ne discute o si prendono decisioni. Proprio in un momento di vuoto amministrativo. Il dormitorio di via Prov.le San Vito apre in un contesto di arrivo numeroso di richiedenti asilo eritrei nel 2004 e si rende addirittura indispensabile quando il centro di Restinco, dopo una temporanea chiusura, richiesta a suo tempo dalla "Commissione De Mistura" istituita dal Governo Prodi , passò dall'essere un CPT-CIE ad essere anche un centro di accoglienza per richiedenti asilo.

Questa modifica di status giuridico di Restinco ha comportato un processo di trasformazione che solo questa classe politica che ci ha preceduto non è riuscita a vedere ed interpretare. Si trattava solo di capire che il C.A.R.A - C.I.E. brindisino avrebbe aumentato le presenze sul nostro territorio in misura maggiore di quanto non fossimo abituati a vedere negli anni precedenti, proprio perchè nei C.A.R.A le persone non sono detenute come nei CIE, ma sono libere di entrare ed uscire.

Abbiamo imparato nel corso di tanti anni che tutti i fenomeni che attengono ai migranti e all'immigrazione vengono declassati dalla politica, dalle istituzioni ed anche dalle organizzazioni sociali in genere, ad un rango inferiore di interesse, salvo poi fare i conti con i processi reali e le contraddizioni di cui queste persone sono portatrici. E' ridicolo che in tutti questi anni non vi sia stata la possibilità di trovare un'alternativa a quel luogo o che quel centro non fosse adeguato alle esigenze di sicurezza ed agibilità.

Sappiamo fin dal 1991 che Brindisi ha un ruolo importante nel complesso della gestione del fenomeno migratorio pugliese e nazionale. E' assurdo aprire i giornali locali e trovare tanta retorica sull'accoglienza, sulla volontà di fare un museo della memoria per la Kater I Rades e poi leggere di ordinanze di sgombero di un struttura che, nonostante le difficoltà, è gestita dalla Caritas con fondi propri e senza intaccare di un centesimo le casse comunali. Oltre ai musei, necessari, ciò di cui abbiamo bisogno è che le persone abbiano l'agibilità e i diritti in un territorio che li sfrutta abbondantemente.

Cosa sarebbero oggi le nostre campagne senza la manodopera straniera? e la Puglia migliore delle rinnovabili, del fotovoltaico dove credete abbia trovato la manodopera per svilupparsi? Un ragionamento sui temi dell'accoglienza in questa città non è mai stato fatto. Mentre altrove, anche nella nostra provincia, ci si è posto il problema di come relazionarsi a questo fenomeno. Brindisi, invece, non ha mai preso in considerazione la possibilità di aprire un ragionamento serio sul tema dell'accoglienza, nonostante abbia sul proprio territorio il centro di Restinco che produce sempre nuovi arrivi.

Ora si tratta di scegliere: o assumere il bisogno di accoglienza in un ragionamento strategico di questo territorio oppure continuare nella eterna miopia ed essere complici di una tensione che non tarderà ad arrivare, perchè figlia dell'ingiustizia sociale. Certo non è l'idea di accoglienza che ci piace, ma è indubbio che la Caritas svolge un lavoro egregio che andrebbe supportato invece che smantellato. Non vorremmo vedere più una organizzazione sociale che fa da cuscinetto e da ammortizzatore all'assenza di politiche pubbliche che attengono ai diritti soggettivi, come il diritto d'asilo.

Lo sgombero del centro di Via provinciale San Vito mostra una serie di contraddizioni solo per chi le vuole vedere davvero. Il nodo problematico è che da sempre in questo territorio ci si è messi le fette di prosciutto sugli occhi pur di non vedere i fenomeni e affrontarli. In attesa che un processo serio sul tema dell'accoglienza prenda corpo, si mantenga aperto il centro di Via Provinciale S.Vito mentre si cerchi, rapidamente, una soluzione alternativa. In gioco non c'è la carità verso qualcuno ma l'esigibilità dei diritti di tutti.

*Finis Terrae Onlus

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