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Un patto per un nuovo sviluppo contro ipocrisie e vecchie politiche

A marzo di quest'anno, all'inizio della campagna elettorale amministrativa,scrissi su BrindisiReport.it un articolo sulla necessità e sulla urgenza di superare la vecchia industrializzazione attraverso atti coerenti e capaci di traguardare un nuovo futuro per le aree che avevano subito negli anni la politica industriale decisa dall'alto e basata sulle produzioni di base i cui processi produttivi erano e sono inquinanti. Ho riletto l'intervento alla luce delle decisioni della magistratura tarantina e l'ho trovato di una drammatica attualità.

Carmine Dipietrangelo 1 agosto 2012

A marzo di quest'anno, all'inizio della campagna elettorale amministrativa,scrissi su BrindisiReport.it un articolo sulla necessità e sulla urgenza di superare la vecchia industrializzazione attraverso atti coerenti e capaci di traguardare un nuovo futuro per le aree che avevano subito negli anni la politica industriale decisa dall'alto e basata sulle produzioni di base i cui processi produttivi erano e sono inquinanti. Ho riletto l'intervento alla luce delle decisioni della magistratura tarantina e l'ho trovato di una drammatica attualità.

Quello che non mi convince, però, sono le reazioni ipocrite di quanti affermano che "era da tempo noto...", che si sapeva che "Taranto fosse una città inquinata da tempo...", che "un giorno o l'altro doveva succedere..." . A quelle mie considerazioni alcuni protagonisti della campagna elettorale reagirono come al solito con sufficienza e supponenza. Alcuni rappresentanti di organizzazioni sociali addirittura le vollero volgarizzare in quanto scritte da un vecchio politico gia' sindacalista che aveva avuto responsabilità nel difendere e sviluppare la realtà industriale brindisina.

Non ho mai rinnegato il mio passato così come non ho mai inteso rimuovere la storia industriale delle città del Mezzogiorno che furono scelte negli anni '50 come poli per lo sviluppo dell'Italia e per la modernizzazione del Sud povero e contadino. Ma proprio quella storia spinge uno come me a riflettere per evitare che si perseveri in errori di fronte alla evidenza dei dati e dei risultati. Non ci si può rassegnare. Il lavoro e l'ambiente devono convivere. Ci vuole una nuova e coraggiosa cultura dello sviluppo in grado di renderlo compatibile con i bisogni e i diritti alla salute.

Per questo non si può continuare a far finta di niente sapendo tutti che questa industrializzazione ha prodotto danni gravi alle persone e al territorio. Così come non può essere delegato alla magistratura il compito di chiudere con l'opportunismo paralizzante di quanti sapevano e sanno ma che continuano a convivere con vecchie pratiche della vecchia industrializzazione. Marcello Orlandini nel suo bello e apprezzato intervento si è cimentato a evidenziare le differenze tra Brindisi e Taranto e ha chiamato tutti gli attori dello sviluppo locale a riconsiderare il proprio rapporto con queste politiche industriali. Bene, sono totalmente d'accordo con lui.

Puo' scaturire da quanto sta avvenendo a Taranto un po' di chiarezza per il futuro di Brindisi? Se non ora quando? La campagna elettorale e' ormai alle nostre spalle. Mimmo Consales dopo i fatti del 19 maggio e' chiamato ad un'altra prova ancora piu' significativa e decisiva per il futuro della città e del suo ruolo. La frenesia per la composizione delle liste elettorali, le solite buone intenzioni di buon governo, costruite su doppiezze e ipocrite convergenze programmatiche proprie di cartelli elettorali contenitori di interessi indistinti e che hanno caratterizzato la campagna elettorale ed hanno consentito un indiscusso successo,oggi non devono e non possono condizionare l'impegno e l'attività' amministrativa che ha bisogno di coerenza, fermezza per reggere le tante sfide che vengono dal passato.

Consales vuole rompere con il passato. I suoi atti tendono a confermare questa volontà. Se non ora quando si deve avere allora il coraggio di chiudere con il passato di uomini e di logiche proprie di un vecchio apparato industriale che vuole sopravvivere a se stesso. Quando si comincerà a guardare, con la forza della propria autonomia, ai dati e ai danni di uno sviluppo calato dall'alto e in via di esaurimento e a cui in maniera troppo subalterna si e' adattata una cultura industriale, imprenditoriale, sindacale, amministrativa che oggi fa fatica a fare i conti con la realtà e a cambiare.

I danni all'ambiente, alla salute, al territorio fanno il paio con la mancanza di lavoro e di prospettive per uno sviluppo certo e duraturo. La localizzazione del cantiere del rigassificatore, aldilà delle piu' importanti questioni ambientali e di sicurezza, è espressione della vecchia logica: drogarsi per qualche anno con l'economia delle commesse per la costruzione di questo ennesimo grande impianto nel porto e nella città e poi per i lavoratori e le imprese, finiti i lavori punto e a capo. E tutti i rischi rimangono alla città.

Su rigassificatore, centrali, industrie di base, ci sono ancora tante reticenze e troppe ambigue e interessate prese di posizione. Non c'e' però altrettanta attenzione e passione su alcuni dati e sugli effetti di una industrializzazione datata e che qualcuno tende ancora a esaltare e a riproporre. Il grido di allarme di medici e ricercatori sullo stato di salute delle nostre popolazioni non viene né raccolto e né ascoltato. Finalmente, però, un sussulto sembra emergere. Va ad onore del nuovo sindaco di Brindisi l'impegno per realizzare l'indagine epidemiologica con relativo osservatorio. Bisogna fare di tutto per capire e verificare, per esempio, l'incidenza delle morti per tumore così come l'aumento di malformazioni congenite nei bimbi nati da donne residenti a Brindisi.

Tra il 2001 e il 2009 a Brindisi su 8503 nascite sono state registrate 194 malattie congenite di diversa gravità. I neonati che presentano malformazioni alla nascita sono il 18 per cento in più rispetto alla media europea, mentre quelle con malformazioni cardiovascolari la superano addirittura del 68 per cento. L'aumento di morti a causa delle tante e frequenti neoplasie, pur in mancanza di un registro dei tumori attendibile e costante, è così evidente che basta empiricamente conteggiare il numero di amici, parenti, conoscenti che ci hanno lasciato e continuano a lasciarci per questa maledetta malattia.

Anche questi dati ci collocano purtroppo al di sopra di tutte le medie nazionali ed europee. Questi dati scientifici ed empirici sono il risultato di processi inquinanti sedimentatisi nel tempo a causa di uno sviluppo industriale datato, incontrollato e tollerato. Se non ora quando a Brindisi si deve sconfiggere l'indifferenza, la strafottenza di fronte a questa situazione che purtroppo non ha niente da invidiare a quella tarantina? Perché ogni volta che si cerca di affrontare tali questioni riemerge sempre la reticenza, la doppiezza o la pervicace volontà di chi vuole imporre le sue presunte o parziali verità?

Nel frattempo tutto resta come prima: si continua a morire per tumore più che in altre realtà e aumentano i bimbi nati con malformazioni congenite. Allora se non ora quando fare uno sforzo collettivo e unitario per poter costruire quel futuro a cui tutti si richiamano in queste ore in cui tutti si stanno interrogando su quanto avveniva in questi anni a Taranto. Quale futuro ci può essere per la salute e per il lavoro se non si ha il coraggio, la determinazione di chiudere con il continuismo industriale dei grandi impianti e con il passato? Se non pensiamo alla salute dei nostri figli e di quanti continuano a nascere in questa città che futuro ci può essere per Brindisi?

Non e' arrivato allora il momento per una svolta di politica industriale, propedeutica a creare le condizioni, se pur graduali, per un vero e diverso futuro della città? E' possibile un patto di tutti gli attori istituzionali, politici, sociali con i brindisini per conciliare lavoro, salute e ambiente sapendo però che bisogna rinunciare alle "certezze del passato" e alle comode connivenze con esso? Chiudere la centrale di Brindisi Nord,vecchia, obsoleta e fuori mercato, e' possibile? Sì, si ridurrebbero il carbone e le sue emissioni inquinanti oltre che liberare la città da un impianto degli anni '70 ingombrante e di ostacolo al turismo e all'uso del porto.

Rinunciare definitivamente al rigassificatore e' possibile? Sì, anzi è necessario se è vero che si vuole un futuro diverso per Brindisi. Ridurre le emissioni di CO2 e il carbone nell'attuale centrale di Cerano attraverso un rigoroso intervento di ambientalizzazione, e' possibile? Sì, lo impongono tra l'altro, direttive europee e prescrizioni nazionali e regionali. Creare un sistema di limiti per l'autocontrollo industriale e per il monitoraggio e il controllo dell'inquinamento in capo alle istituzioni locali e a comitati di cittadini esperti e' possibile? Sì, altrimenti come e quando si può intervenire in tempo reale per bloccare il superamento eventuale di soglie e di limiti di inquinamento?

Bonificare le aree industriali compromesse da anni di inquinamento senza rinviare o privilegiare interessi o siti e' possibile? Sì, basta insistere e continuare con l'azione sollecitata e promossa qualche settimana fa presso il Ministero dell'Ambiente. A questi interrogativi si risponde con scelte e atti chiari. E' veramente disarmante e deprimente la doppiezza e la reticenza da una parte e il silenzio dall'altra di coloro che si ostinano a negare dati e situazioni emersi in questi ultimi giorni: dalla vicenda tarantina ai dati relativi all'aumento delle malformazioni dei bimbi nati in città, all'aumento esponenziale di morti per tumore, dalla necessità e l'urgenza di chiudere la centrale di Brindisi Nord, al reiterato tentativo di riproporre la costruzione del rigassificatore da parte degli inglesi.

Non si tratta di alzare i cartelli dei no ma solamente di essere conseguenti a quello che sappiamo o a quello che abbiamo il diritto di sapere e alla necessità di creare le condizioni per un nuovo patto tra lavoro, sviluppo, ambiente e diritto alla salute. Qualche rinuncia ad impianti obsoleti e inquinanti va fatta, così come vanno accelerate e sostenute tutte le iniziative che vanno in direzione di processi di ambientalizzazione capaci di modificare a favore dell'ambiente e della salute il rapporto con il lavoro e lo sviluppo. Insomma è necessario che anche a Brindisi si avvii non una ennesima e inconcludente discussione, ma si creino le premesse per una politica industriale "integralmente ecologica" così come la definisce il segretario nazionale del Pd, Bersani, nella carta di intenti per il futuro governo dell'Italia.

Una politica industriale che deve favorire una industria sostenibile "sobria di carbone" e basata sulle tecnologie verdi che assicurino impieghi duraturi e qualificati così come indicano le recenti posizioni dei partiti socialisti e progressisti europei. La vicenda tarantina che mi auguro possa superare la maledetta e storica contrapposizione tra lavoro e ambiente deve far riflettere anche noi a Brindisi per liberarci definitivamente da logiche, comportamenti e culture del passato. Taranto negli anni 70 diventò un riferimento per tutto il Mezzogiorno e per tutte le città industriali, puo'diventare, oggi, per quanto sta accadendo, il riferimento di una nuova fase in cui non solo si fa convivere lavoro e salute ma che con la difesa della salute e dell'ambiente si può creare nuovo lavoro. Anche a Brindisi, se non ora, quando?

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