venerdì, 25 aprile 15℃

"Verdi": sbagliato il rinvio, errato affidarne le sorti alle convenzioni

La partita che si sta giocando intorno alla Fondazione del teatro "Verdi" non va ridotta ad un incontro di pallone, dove c'è chi vince e chi perde. Roba da tifosi e ragazzini. Al momento, se vogliamo usare un linguaggio pallonaro, diciamo che a perdere è soltanto il teatro, una delle poche eccellenze che questa città può vantare, la cui programmazione per la prossima stagione è bloccata. E ciò avviene nel periodo in cui compagnie, orchestre e artisti sono nella fase di organizzazione delle tourneé del prossimo autunno/inverno. C'è chi sostiene che il blocco durerà solo qualche settimana, sino a quando non avverrà la proclamazione del nuovo sindaco, che è di diritto presidente della Fondazione, e che poi tutto tornerà come prima.

Vittorio Bruno Stamerra20 aprile 2012

La partita che si sta giocando intorno alla Fondazione del teatro "Verdi" non va ridotta ad un incontro di pallone, dove c'è chi vince e chi perde. Roba da tifosi e ragazzini. Al momento, se vogliamo usare un linguaggio pallonaro, diciamo che a perdere è soltanto il teatro, una delle poche eccellenze che questa città può vantare, la cui programmazione per la prossima stagione è bloccata. E ciò avviene nel periodo in cui compagnie, orchestre e artisti sono nella fase di organizzazione delle tourneé del prossimo autunno/inverno. C'è chi sostiene che il blocco durerà solo qualche settimana, sino a quando non avverrà la proclamazione del nuovo sindaco, che è di diritto presidente della Fondazione, e che poi tutto tornerà come prima.

Che i tempi siano così stretti, è tutto da dimostrare. C'è da mettere in conto l'eventualità di un ballottaggio, c'è da verificare se la volontà del nuovo sindaco è quella di confermare al suo posto il terzo consigliere della Fondazione (l'altro, di diritto, è il presidente della Provincia), e soprattutto se ridare fiducia all'attuale tecnostruttura, a cominciare dal direttore artistico. E', non solo legittimo, ma anche doveroso che il nuovo inquilino di Palazzo Nervegna, insedi ai vertici della Fondazione una squadra di sua totale fiducia. Tanto più -e su questo i candidati consiglieri comunali Albano e Iaia potevano evitarsi una così abissale ignoranza- che la Fondazione, come soggetto giuridico autonomo, non deve dare contro a nessun consiglio comunale del proprio operato, come per altro ha fatto in questi anni Mennitti.

Anzi, se proprio vogliamo dirla tutta, buona parte delle responsabilità di quello che sta accadendo (e di quanto di peggio potrebbe accadere nel futuro) sta proprio nel tipo di gestione politica ed amministrativa, di forte caratura personalistica, imposta da Mennitti alla Fondazione. Il resto lo ha fatto uno statuto ipergarantista che impedisce persino al consiglio di amministrazione di riunirsi se non in presenza di tutti i suoi componenti. Come, appunto, è accaduto ieri, e quindi non si è giocata nessuna partita. Il malessere però viene da lontano e va ricercato nel diverso peso che gli azionisti della Fondazione hanno poi nel palcoscenico della visibilità. Soprattutto poi se si tratta di sottrarre fondi dai propri orticelli elettorali, in un bilancio che la crisi del Paese ha drasticamente ridotto.

Sino a quando a piazza Santa Teresa regnava Michele Errico, al teatro e alla Fondazione aveva anteposto le ragioni della contrapposizione al rigassificatore, stringendo un'intesa di ferro con Mennitti. Con l'arrivo di Ferrarese al vertice della Provincia, il fatto che l'ente di piazza Santa Teresa dovesse farsi carico di un gravame economico per far fare bella figura a Mennitti, si è piazzato sullo stomaco dei nuovi inquilini. Troppi galli nel pollaio. E da lì sono partiti i dolori. E nessuno pensi che tra uno, due mesi con il nuovo sindaco eletto e restituita la normalità amministrativa la situazione cambi.

Lo si evince dalle dichiarazioni di Ferrarese alla stampa (grazie Presidente per avere accolto il nostro invito). I soldi per la programmazione del "Verdi" e il funzionamento della Fondazione, che è obbligata a versare in quanto socio della Fondazione (un soggetto giuridico) la Provincia intende trovarli con la sottoscrizione delle convenzioni con le società che producono energia. Campa cavallo che l'erba cresce. Una operazione che sinora non è riuscita perché tutti hanno giocato a rimpiattino. Era difficile arrivarci una volta, quando il sistema dei partiti portava ordine e disciplina nel governo delle istituzioni, figuriamoci oggi dove ogni consigliere comunale o provinciale costituisce quasi un partito a sé!

E il peso sempre più rilevante che nelle istituzioni assumeranno -grazie a Dio!- gli ambientalisti e i gruppi alternativi, che non consentiranno nessun ignominioso baratto salute/soldi vogliamo considerarlo? E perché mettere sempre nel mirino soltanto i produttori di energia e non anche i signori della chimica? E comunque i tempi per la sottoscrizione delle convenzioni sono talmente lunghi che il "Verdi", bene che vada, andrebbe sotto naftalina se non in pasto ai topi. Sempre ammesso che il nuovo inquilino di Palazzo Nervegna sia sintonizzato sulla stessa lunghezza d'onda di quello dell'Amministrazione Provinciale. Esiste in teoria anche l'ipotesi opposta. Ed allora che si fa?

Prima si deve trattare per trovare una intesa tra soggetti che non la pensano allo stesso modo, e poi trattare con il fronte di chi deve mettere i soldi che certamente giocherà al massimo profitto con il minimo esborso. E la barca nel frattempo affonda. E poi a Brindisi ricominceremo a piangerci addosso. L'unica delle nostre eccellenze.

Commenti