I medici tentano di salvare la vista all’imprenditore. Idrontino fa scena muta

CEGLIE MESSAPICA - Si avvale della facoltà di non rispondere il presunto attentatore che, secondo l’accusa, mercoledì scorso ha impugnato il fucile contro l’imprenditore cegliese Rocco Cavallo, 45 anni. Nelle stesse ore della mattinata in cui il killer, Antonio Idrontino taceva di fronte al gip Valerio Fracassi che ha convalidato l’arresto, l’impresario veniva sottoposto ad un intervento nel Policlinico di Bari dove si trova ricoverato: i sanitari stanno tentando l’impossibile per salvargli la vista, compromessa dal colpo esploso a sangue freddo, in pieno volto.

Rocco Cavallo

CEGLIE MESSAPICA - Si avvale della facoltà di non rispondere il presunto attentatore che, secondo l’accusa, mercoledì scorso ha impugnato il fucile contro l’imprenditore cegliese Rocco Cavallo, 45 anni. Nelle stesse ore della mattinata in cui il killer, Antonio Idrontino  taceva di fronte al gip Valerio Fracassi che ha convalidato l’arresto, l’impresario veniva sottoposto ad un intervento nel Policlinico di Bari dove si trova ricoverato: i sanitari stanno tentando l’impossibile per salvargli la vista, compromessa dal colpo esploso a sangue freddo, in pieno volto.

Strategia prevista e prevedibile quella del presunto killer. Idrontino, assistito dall’avvocato Cosimo Deleonardis, attende di sapere chi siano i testimoni e sulla scorta di quali elementi viene accusato. Che l’indagato non avrebbe riconosciuto l’accusa di tentato omicidio formulata dal pm Antonio Costantini, era intuibile già dall’istante successivo all’arresto. Quando i carabinieri sono andati a prelevarlo all’Eurobar, locale che si trova a pochi passi dall’agenzia Aci dove mercoledì scorso è stato teso lo scellerato agguato, l’operaio è trasecolato. Saranno i risultati dello stub a dire se il presunto assassino stia recitando oppure no, in attesa dell’interrogatorio di convalida che si terrà probabilmente questa mattina stessa.

I militari della scientifica hanno effettuato i prelievi del caso sulle mani e sugli indumenti dell’indagato, rintracciato dagli uomini al comando del maresciallo Sante Convertini. I prelievi sulle mani e sugli indumenti di Antonio Idrontino sono nelle mani dei carabinieri del Ris di Roma, che forniranno gli esiti delle analisi nelle prossime settimane. Le verifiche diranno se l’indagato ha avuto contatti nelle ore immediatamente precedenti con polvere da sparo. Lavarsi o cambiare gli indumenti, cosa che Idrontino difficilmente può aver fatto dato che è stato fermato pochi minuti dopo l’agguato, comunque non serve. Le tracce del materiale esplodente rimangono anche negli strati non superficiali della pelle. L’arma del delitto, della quale il killer potrebbe essersi liberato avvalendosi della complicità di qualcuno, non è stato ancora ritrovata.

Numerosi sono i testimoni, nelle fila dei dipendenti impegnati nelle società edilizie di proprietà del gruppo Cavallo, che hanno svelato il possibile movente del presunto assassino, ragioni che aggraverebbero la drammatica follia del gesto. L’operaio 56enne infatti, era stato lui stesso dipendente di una delle imprese e fu licenziato a seguito di una serie di inadempienze. Idrontino, con piccoli precedenti penali per reati contro il patrimonio, risultava essere cronicamente assenteista. Ritratto al quale si sommano i dettagli forniti dai testimoni interrogati in queste ore, che lo hanno descritto come indisciplinato e facile all’ira.

Cavallo aveva voluto tuttavia risparmiare il figlio Rocco, 30 anni, dalle presunte intemperanze del padre, consentendogli di continuare a lavorare per il gruppo. Idrontino junior, in nome del quale si sarebbe consumata la vendetta, pare abbia seguito lo stesso percorso professionale, assai poco edificante. Ma è proprio a carico del 30enne (estraneo all’inchiesta, per il momento) che gli inquirenti hanno scoperto un’aggravante. Oltre ad assentarsi spesso dal lavoro infatti sarebbe stato protagonista di un episodio gravissimo. Pare che l’imprenditore avesse disposto, circa un mese e mezzo fa, lo smaltimento di una serie di documenti e materiale cartaceo digitalizzato da tempo relativo alle attività del gruppo, indicando ai propri collaboratori la discarica specializzata di destinazione.

Fra quei lavoratori pare che ci fosse anche il figlio del presunto aggressore. Qualche giorno dopo, la guardia di finanza trova quel materiale nella pineta Ulmo, nelle contrade di Ceglie Messapica. All’imprenditore viene notificato un verbale per smaltimento abusivo di rifiuti, dato che i documenti recavano inequivocabili indicazioni relative alla ditta. Rocco Cavallo, le cui disposizioni erano state palesemente violate, va su tutte le furie, e chiede che i responsabili vengano licenziati. Val la pena di precisare che l’imprenditore, impegnato accaventiquattro, difficilmente aveva il tempo di relazionarsi direttamente con gli operai, e che aveva demandato la questione ai tecnici che gravitano intorno alle aziende.

Se la ricostruzione degli investigatori dovesse trovare riscontro, la tragedia che ha investito l’imprenditore e la sua famiglia acquisterebbe – se possibile – un peso ancora più drammatico. La città intera, intanto, si è stretta intorno alla vittima e ai parenti. Testimoni e operai compresi, pronti a collaborare con la magistratura.

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