Intervista a Brigante: “Ferito più nell’animo che dai pugni”

BRINDISI – “Più che il dolore fisico è l’imbarbarimento in cui è piombato questa città che mi amareggia”. Ferito, più nell’animo, che dai pugni sferrati con inaudita violenza al volto, il dottore Salvatore Brigante racconta a Brindisi Report, la mattinata di ordinaria follia della quale è stato suo malgrado protagonista. Dottore, intanto come sta? “Non è il dolore fisico che mi disturba, ma il degrado sociale in cui siamo piombati. Una difficoltà quotidiana con cui chi fa questo lavoro si misura ogni giorno. Oggi è toccato a me, ma sapesse quanti episodi succedono in quest’ospedale, con i medici impossibilitati a fare il proprio mestiere, sempre come se si fosse in trincea. Non c’è più rispetto, non solo per la figura del medico, ma anche e soprattutto per la persona. Ed è questo il fatto che mi addolora”.

Salvatore Brigante in Consiglio comunale

BRINDISI – “Più che il dolore fisico è l’imbarbarimento in cui è piombato questa città che mi amareggia”. Ferito, più nell’animo, che dai pugni sferrati con inaudita violenza al volto, il dottore Salvatore Brigante racconta a Brindisi Report, la mattinata di ordinaria follia della quale è stato suo malgrado protagonista.

Dottore, intanto come sta?

“Non è il dolore fisico che mi disturba, ma il degrado sociale in cui siamo piombati. Una difficoltà quotidiana con cui chi fa questo lavoro si misura ogni giorno. Oggi è toccato a me, ma sapesse quanti episodi succedono in quest’ospedale, con i medici impossibilitati a fare il proprio mestiere, sempre come se si fosse in trincea. Non c’è più rispetto, non solo per la figura del medico, ma anche e soprattutto per la persona. Ed è questo il fatto che mi addolora”.

Può dirci che è successo?

“Era quasi mezzogiorno. Stavo facendo delle visite d’ambulatorio mentre mi preoccupavo di organizzare anche la sala operatoria per un intervento urgente a cui avrei dovuto prendere parte una volta ultimate le visite. Seduti fuori all’ambulatorio c’erano un ragazzo, una ragazza ed un tipo che avevamo già avuto tra i nostri ricoverati che li accompagnava. Sono stato fermato”.

Come?

“Mi si presenta davanti: dottore ti devo parlare – mi dice - devo fare un’ecografia”.

E lei?

Gli ho chiesto se avesse una prenotazione. Ma non ce l’aveva, mi dice sono venuto così, mi hanno accompagnato. L’ho fatto ugualmente accomodare in ambulatorio chiedendogli quale fosse il problema”.

E lui?

“ Mi dice in dialetto. Dottò circamu cu facimu st’ecografia a mama (cerchiamo di fare questa ecografia a mia madre). E mi mostra delle carte perché gli avevano parlato di un sospetto per tumore. Gli chiedo sua madre dov’è? Mi risponde che non c’era. Controllo l’incartamento e scopro che si trattava di fare un’ecografia al seno. E gli spiego che non rientra nelle mie competenze fare l’ecografia al seno, ma mi metto comunque a disposizione. Tra l’altro gli ricordo che deve prenotarsi, farsi fare richiesta a medico curante con urgenza, per accelerare la trafila normale ma che non si può pretendere alcun privilegio. E mentre gli stavo parlando non ho nemmeno avuto il tempo di finire…”.

Perché?

“Perché si gira e mi dice: aggiu capitu sta truevi scuse per ecografia. Tra 6-7 mesi mama more. Sapimu comu ama parlà culli dottori (ho capito, stai trovando scuse per questa ecografia. Tra 6-7 mesi mia madre muore. Sappiamo come parlare con i dottori)…”. E giù due pugni diretti al volto.

Poi cosa è successo?

“Ho avuto la prontezza di uscire dalla stanza, devo ringraziare un signore che lo ha bloccato. A quel punto più di qualcuno gli ha fatto capire che si stava cacciando in grossi guai e poi credo sia fuggito. Gli ho detto che lo avrei denunciato. Quelli che lo accompagnavano mi hanno chiesto di non farlo, che mi avrebbero ricomprato gli occhiali, ma io sono andato dritto al posto fisso di polizia e poi al pronto soccorso”.

Può descriverci l’aggressore?

“Altezza circa un metro e settantacinque centimetri, tra i 25 e i 30 anni, magro, vestito con giubbotto leggero nero e un jeans”.

E’ stato sottoposto ad una radiografia all’orecchio e alla mascella. Quanti giorni ha riportato di prognosi?

10 giorni, ma resterò al mio posto continuerò a lavorare”.

Nonostante tutto?

“Lo sconforto è grande, ma è il mio mestiere aiutare gli altri. Certo in queste condizioni è impossibile perché non solo ci scontriamo con problemi relativi alla riordino ospedaliero che ci mettono in serie difficoltà: turni massacranti, ospedali strapieni dove non abbiamo possibilità di ricoverare la gente. Con le chiusure  di alcuni centri vengono tutti al Perrino. E per qualsiasi cosa, anche se basterebbe il medico curante. E spesso e volentieri, c’è il medico di turno che le prende di santa ragione. Avremmo bisogno di più sicurezza, maggiori controlli all’ingresso, ma il Perrino è un porto di mare, entra gente anche senza prenotazione”.

Ha sentito il direttore generale Rodolfo Rollo?

“Non ancora, mi hanno chiamato però molti amici per esprimermi la loro vicinanza”.

La solidarietà anche di Brindisi Report.

“Grazie. Ora torno a riposare, sono ancora un po’ indolenzito”.

La ricerca dell’aggressore continua, non è escluso che possa essere fermato ad ore, pare che gli agenti di polizia siano già in possesso di un numero di targa a bordo della quale l’uomo sarebbe stato visto allontanarsi.

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