“Restinco non chiude ma la situazione è incandescente e in continua evoluzione”

BRINDISI - “I disordini nei Centri di identificazione ed espulsione sono diventati un problema comune, in tutta l’Italia. Stiamo aspettando disposizioni dal ministero, la situazione è in continua evoluzione, ma per il momento no, Restinco non chiude e gli ospiti restano dove sono”. Parla il capo di gabinetto della Prefettura Pasqua Erminia Cicoria, alle prese con l’ennesima rivolta nel Cie di Brindisi. Un gruppo di migranti reclusi e in attesa dell’espulsione dall’Italia, a quanto pare di origine tunisina, hanno appiccato fuoco agli arredi del centro, facendo scempio di camerate e servizi. Il rogo è divampato intorno alle 22 di venerdì sera, un inferno per domare il quale sono dovuti intervenire vigili del fuoco, Squadra mobile e Digos, dando man forte al presidio permanente dell’esercito.

La Prefettura di Brindisi

BRINDISI - “I disordini nei Centri di identificazione ed espulsione sono diventati un problema comune, in tutta l’Italia. Stiamo aspettando disposizioni dal ministero, la situazione è in continua evoluzione, ma per il momento no, Restinco non chiude e gli ospiti restano dove sono”. Parla il capo di gabinetto della Prefettura Pasqua Erminia Cicoria, alle prese con l’ennesima rivolta nel Cie di Brindisi. Un gruppo di migranti reclusi e in attesa dell’espulsione dall’Italia, a quanto pare di origine tunisina, hanno appiccato fuoco agli arredi del centro, facendo scempio di camerate e servizi. Il rogo è divampato intorno alle 22 di venerdì sera, un inferno per domare il quale sono dovuti intervenire vigili del fuoco, Squadra mobile e Digos, dando man forte al presidio permanente dell’esercito.

Una rivolta che ha spaccato in due anche la popolazione detenuta nel centro, alla quale si sono rifiutati di prendere parte i cittadini provenienti dal Marocco. Il bilancio, incredibilmente, non ha contato feriti né tra gli immigrati né tra le forze dell’ordine. Solo danni materiali, ancora in corso di quantificazione. “Intere camerate sono state distrutte – spiega Cicoria -, soprattutto negli arredi. Ma abbiamo provveduto a fornire nuovi letti e per fortuna non è stata compressa la solidità dell’immobile sul quale sono stati fatti gli accertamenti del caso, per questo non abbiamo ritenuto di doverlo evacuare”. L’inferno di fuoco e fiamme non ha per fortuna coinvolto il Cara, il Centro di accoglienza richiedenti asilo, dove vengono ospitati gli immigrati in fuga dall’Africa settentrionale.

Ma la situazione rimane esplosiva, a Brindisi come altrove, e il bollettino delle rivolte si ingrossa di fatti sempre identici a se stessi, più o meno gravi, come la fuga di massa dello scorso anno, a maggio. Il bilancio, quella volta, fu drammatico. Un cittadino senegalese rimase gravemente ferito e trasferito al Perrino in fin di vita, nove i feriti tra i clandestini e cinque fra i poliziotti che hanno riportato ecchimosi e lesioni. In dieci, secondo la questura, riuscirono a scappare.

Gli 85 immigrati detenuti a Restinco cercarono di farsi strada lanciando pietre e calcinacci, aprendosi un varco fra le inferriate di alcune finestre ed un cancello. Solo in pochi riuscirono ad arrivare all' alto muro di cinta dell' ex campo profughi istriani ed ex deposito misto dell' Esercito, trasformato prima in Centro di permanenza temporanea, poi in Centro di prima accoglienza ed infine in Centro per richiedenti asilo ma in parte anche in Cie.

Qualche giorno fa uno dei detenuti si era cucito la bocca con ago e filo in segno di protesta, per ben due volte consecutive. A quanto pare gli veniva impedito di parlare con i figli al telefono. Pagine di cronaca di una storia assai complessa, alla quale i sindacati di polizia e la prefettura chiedono soluzione, definitiva e possibilmente pacifica per tutti. In attesa che il Governo risponda.

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