"Infezioni ospedaliere, così morì mio padre"

BRINDISI – “Al di là delle carte, ci sono dei malati che sperano di guarire in un ospedale. Non di morire”. La signora Giulia Cesaria, segnata da un episodio in seguito alla quale perse la vita il padre, risponde alla dichiarazioni rilasciate dal direttore generale dell’Asl, Paola Ciannamea.

L'ospedale Perrino di Brindisi

BRINDISI – “Al di là delle carte, ci sono dei malati che sperano di guarire in un ospedale. Non di morire”. La signora Giulia Cesaria, segnata da un episodio di malasanità in seguito alla quale perse la vita il padre, risponde alla dichiarazioni rilasciate a BrindisiReport.it dal direttore generale dell’Asl, Paola Ciannamea, che in merito ai 13 casi di infezione da batterio della Klebsiella registrati presso gli ospedali Perrino di Brindisi e San Camillo De Lellis di Mesagne, ha invitato a non creare allarmismo, facendo rientrare quei contagi nel quadro di una “normale infezione ospedaliera”.

“Gli ospedali – dichiara la Ciannamea – sono pieni di infezioni. Periodicamente facciamo dei controlli finalizzati a tenerle sotto controllo”. Ma, per la nostra lettrice, non è poi così normale che in ospedale si contragga un’infezione. Soprattutto dopo quanto accaduto al padre. “Dopo aver letto le dichiarazioni della dottoressa Paola Ciannamea – scrive Giulia Cesaria in una lettera inviata in redazione - mi sento molto fortunata per non aver superato 60 anni d’età (la maggior parte dei pazienti che hanno contratto un’infezione da Klebsiella, hanno più di 60 anni d’età, ndr)”.

“Meno fortunato è stato mio padre un anno fa, che ricoverato, al reparto di Medicina, presso l’ospedale Perrino, non è stato esentato dal contrarre la setticemia, con conseguente decesso. Ma poco importa, aveva 90 anni! Ricoverato con un’anemia da sospetta ulcera allo stomaco – prosegue la lettrice - gli venne fatta una gastroscopia ed immediatamente dopo, subentrò una setticemia. Un medico di passaggio nel corridoio, sentenziò: ‘Signora, non si irriti, prendere la setticemia in un ospedale è normale!’ Oggi – scrive ancora la lettrice - mi consola sapere che anche la dottoressa Ciannamea la pensa alla stessa maniera”.

“Mi congratulo per la tempestività, con la quale, dopo i casi dichiarati, si è provveduto a fare dei controlli agli impianti ed ad altro, dal punto di vista sanitario. Capisco che la dottoressa, stando dietro una scrivania, ha a che fare con noiose pratiche burocratiche, ma al di là delle carte ci sono dei malati, che sperano di guarire in un ospedale, non di morire”

 

 

 

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