Chiusura di due centri di salute mentale: la Cisl Fp diffida l'Asl Brindisi

Disposta la chiusura dall'1 luglio delle strutture degli ambiti territoriali Mesagne/San Pancrazio e Carovigno/Ceglie

Dal prossimo 1 luglio chiuderanno i due centri di salute mentale (Csm) degli ambiti territoriali San Pancrazio Salentino/Mesagne e Carovigno/Ceglie Messapica, che complessivamente servono un’area della provincia di Brindisi con una popolazione di oltre 200mila abitanti.

Lo denunciano il responsabile sanità, Giuseppe Lacorte, e il segretario generale della Cisl Fp di Taranto - Brindisi, Aldo Gemma, attraverso una nota di diffida indirizzata al direttore generale dell’Asl Brindisi e ai direttori sanitario e amministrativo dell’azienda sanitaria. La missiva per conoscenza è stata recapitata anche ai sindaci dei Comuni di Mesagne, Latiano, Torre Santa Susanna, Erchie, San Pancrazio Salentino, San Donaci, Cellino San Marco, San Pietro Vernotico, Villa Castelli, Ceglie Messapica, Carovigno, Francavilla Fontana, San Michele Salentino e Oria, oltre al direttore generale dell’Asl Brindisi e ai direttori sanitario e amministrativo dell’azienda sanitaria. 

L’Asl ha comunicato la decisione della chiusura agli operatori delle due strutture, in sede di “formali riunioni aziendali”. “Il provvedimento d’urgenza sarebbe riconducibile solo ed esclusivamente - si legge nella nota della Cisl - alla carenza organica di poche unità infermieristiche, condizione questa che sottrarrebbe alla popolazione i delicati servizi alla salute che il Csm garantisce. Il film si ripete: tagliare, tagliare, tagliare e le spese…le pagano i cittadini, acuendo in loro la sensazione di abbandono da parte delle Istituzioni”.

Già nel 2017 la Cisl Fp aveva denunciato, senza ottenere alcun effetto, “l’assenza di un modello organizzativo tale da traguardare il buon funzionamento dell’intero servizi”. La Cisl giudica dunque “incomprensibile l’atteggiamento della Asl Br”, in quanto “non si può utilizzare la tecnica dissennata dell’azione dettata dall’emergenza”. “Non avere un valido modello organizzativo per i diversi ambiti – proseguono i sindacalisti - rende non credibile l’intera gestione aziendale”.

“Tenere fuori dai processi organizzativi i lavoratori, attraverso chi li rappresenta, non viola ‘solo’ i diritti sanciti dalla Costituzione della Repubblica Italiana e dalle leggi scaturite  - sostengono ancora Lacorte e Gemma - ma pregiudica il confronto con chi è deputato all’organizzazione del lavoro (le organizzazioni sindacali firmatarie del contratto collettivo nazionale di riferimento e la rappresentanza sindacale unitaria), momento di crescita umana e professionale, sia del management che delle forze sociali portatrici di interessi collettivi; senza trascurare il venir meno dell’attaccamento all’azienda da parte dei dipendenti e di conseguenza, il buon funzionamento dell’unica Istituzione del territorio deputata alla tutela del bene primario per eccellenza, la salute”.

La Cisl quindi invoca “soluzioni ragionate per ottimizzare il servizio di tutela della salute, lavorando al loro perseguimento avendo al proprio fianco i lavoratori e non emarginandoli utilizzando atteggiamenti riconducibili alle pedine di una scacchiera”. Tutto questo porta a un invito e a una diffida allAsl “a procedere con l’atteggiamento in parola, non solo in spregio delle corrette relazioni sindacali, ma anche per il rispetto che i cittadini di questa tartassata provincia meritano”.

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