Sanità: nuova indagine su Vendola

BARI - Il presidente della Regione, Nichi Vendola e gli ex assessori regionali alla Sanità Alberto Tedesco e Tommaso Fiore sono indagati dalla Procura di Bari per una transazione da 45 milioni non conclusa tra Regione Puglia e l'ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti. "Ribadisco la mia totale assoluta estraneità a fatti che sono al di là di ogni mia immaginazione". Questo il primo commento del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola: "Qualche ora fa - conferma il governatore - ho ricevuto la notifica di una richiesta di proroga di indagini da parte del gip di Bari. Si tratta di un procedimento penale del quale non avevo mai avuto alcuna notizia. Dal tenore dell'atto non sono in grado di capire ciò che mi sarebbe addebitato, ma, considerati i nomi coinvolti, deduco che si tratti di questioni relative all'Ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti".

Alberto Tedesco

BARI - Il presidente della Regione, Nichi Vendola e gli ex assessori regionali alla Sanità Alberto Tedesco e Tommaso Fiore sono indagati dalla Procura di Bari per una transazione da 45 milioni non conclusa tra Regione Puglia e l'ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti. "Ribadisco la mia totale assoluta estraneità a fatti che sono al di là di ogni mia immaginazione". Questo il primo commento del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola: "Qualche ora fa - conferma il governatore - ho ricevuto la notifica di una richiesta di proroga di indagini da parte del gip di Bari. Si tratta di un procedimento penale del quale non avevo mai avuto alcuna notizia. Dal tenore dell'atto non sono in grado di capire ciò che mi sarebbe addebitato, ma, considerati i nomi coinvolti, deduco che si tratti di questioni relative all'Ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti".

Abuso d'ufficio, peculato e falso sono i reati che vengono contestati, a vario titolo, al governatore pugliese, e agli altri indagati, tra cui figurano anche monsignor Mario Paciello, vescovo della diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti e don Mimmo Laddaga, direttore dell'ospedale ecclesiastico 'Miullì di Acquaviva. L'inchiesta, condotta anche in questo caso dalla pm della Procura di Bari Desiree Digeronimo, riguarda una transazione da 45 milioni di euro mai portata a termine tra la Regione Puglia e il Miulli. L'accordo sarebbe servito a chiudere un contenzioso amministrativo da 80 milioni.

Il Miulli aveva presentato ricorso al Tar per chiedere il ripiano dei 42,6 milioni di disavanzo maturati dal 2002 al 2007. L'ospedale sosteneva di essersi indebitato per costruire la nuova grande sede con fondi propri (76 milioni fino a fine 2008) perchè non aveva potuto utilizzare i fondi pubblici destinati all'edilizia sanitaria. In pratica il Miulli sosteneva che le spese sarebbero state maggiori rispetto ai rimborsi della Regione per le prestazioni sanitarie.

"Sono rammaricato di aver ricevuto solo oggi questa notizia - commenta Vendola - perchè se la stessa mi fosse stata comunicata appena ventiquattrore prima, come è nel mio costume, avrei potuto informare la stampa e l'opinione pubblica in una unica soluzione".

Prima di questa notizia, Vendola si era rivolto ai giornalisti, commentando: “Chi fa un mestiere come il mio mette nel conto i rischi oggettivi che ci sono. Un concorso in abuso d'ufficio è il titolo di una ipotesi di reato. Ho le spalle larghe anche perché ho la coscienza molto pulita”. Lo aveva detto il presidente della Regione Puglia, rispondendo ai cronisti che lo incalzavano sulle prime indagini che lo riguardano. Ipotesi di reato: concorso in abuso d'ufficio. A tirarlo in ballo, una che le mani in pasta nella sanità pugliese, stando alle accuse a suo carico, ce le aveva per davvero prima di finire in manette: lady Asl, Lea Cosentino. E così il Governatore reagisce:  “Sono veramente tranquillo".

"Per chiunque analizzi i fatti e la loro dimensione - ha aggiunto Vendola - stiamo parlando di cose che oggi alla luce delle dichiarazioni del professor Sardelli (molto chiare e molto forti) perdono veramente qualunque dimensione di gestione illecita. Alla fine un decisore politico deve rispondere per esempio del fatto che la sanità può essere migliorata nel proprio territorio. Di questo - ha precisato Vendola - faccio vanto”.

Vendola, che è indagato per aver favorito la nomina di un primario, il professor Paolo Sardelli, all'ospedale San Paolo di Bari, poi ha aggiunto: “Non ho la facoltà di prevedere gli atti della magistratura. Credo che la questione nei suoi termini reali è sotto gli occhi di tutti. Non ci sono fatti di corruzione oggetto di questa indagine. Non c'è dazione di soldi”. “C'è un concorso per primario - ha proseguito - che viene vinto dal più bravo, da uno che oggi ha trasformato un pezzettino dell'Ospedale San Paolo di Bari in un reparto di assoluta eccellenza. Nell'Italia in cui i concorsi li vincono normalmente i somari e i raccomandati lo scandalo, in questo caso, - ha detto Vendola - è nel fatto che l'ha vinto il migliore. Tutto qui, non ho da aggiungere niente rispetto ai fatti che parlano da soli”.

Le parole del professor Sardelli, dunque, primario del reparto di Chirurgia toracica del San Paolo. Il medico si dichiara  deluso e arrabbiato: “Ho chiesto al mio avvocato, un deputato del Pdl, di verificare se ci sono gli estremi per adire le vie legali. La mia immagine potrebbe infatti essere stata danneggiata”.  Per Sardelli l'inchiesta della procura è stata una legnata. “Il concorso a cui ho partecipato l'ho vinto solo per merito. Vorrei inoltre ricordare che sono primario dal 2004, quando alla guida della Regione c'era Raffaele Fitto. All'epoca dirigevo il reparto di Chirurgia toracica al Policlinico di Foggia, dove mi trovavo benissimo e dove tutti mi rispettavano. Un reparto - sottolinea Sardelli - che nel tempo era diventato a cinque stelle”.

Proprio i riconoscimenti avuti a Foggia l'hanno portato all'attenzione dei vertici della sanità regionale. «Al Policlinico ho infatti riorganizzato un reparto che non esisteva; venne da noi un medico di livello mondiale e quando Vendola diventò presidente della Regione mi fece i complimenti. Dopo qualche mese, dal momento che il primario del San Paolo era andato in pensione, fui contattato dall'allora direttore generale dell'Asl di Bari, Lea Cosentino, che mi chiese se ero interessato a partecipare al concorso. Io dissi sì, ma alle mie condizioni”. In sostanza Sardelli disse che avrebbe partecipato al concorso solo se gli avessero permesso poi di realizzare una struttura organizzata, attrezzata e accogliente. Tanto che, anche dopo aver vinto il concorso, il medico non entrò subito in servizio.

“Firmai il contratto a giugno, ma non mi trasferii a Bari fino a settembre perché volevo essere sicuro che finissero i lavori” necessari secondo il medico a rendere la struttura moderna e attrezzata. E per ottenere quello che a suo avviso era indispensabile per soddisfare i bisogni dei pazienti Sardelli usava tutte le armi che aveva a disposizione. “Io sono sicuramente un rompiscatole. Per migliorare l'assistenza ai pazienti del mio reparto, se il direttore generale fa muro, sono disposto a rivolgermi all'assessore, al governatore”.

Ed è quello che ha fatto con Vendola. “Ad esempio - spiega Sardelli - mentre stavano facendo i lavori al reparto ho mandato alcuni sms a Vendola perché l'impresa non voleva mettere i bidet né le zanzariere. Sempre nell'interesse del paziente, mai per una richiesta personale. Dopo tanti sacrifici fatti per creare strutture all'avanguardia anche in Puglia, finire in questo calderone - conclude Sardelli - mi amareggia molto”.

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