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E dopo il sindaco - sceriffo, ecco una nuova specie: il sindaco di garanzia

E dopo il sindaco-sceriffo, il sindaco leghista, il sindaco menefreghista, il sindaco presenzialista, il sindaco assenteista, il sindaco avvocato, il sindaco imputato, il sindaco palazzinaro, il sindaco-ruspa, nella pressoché sconfinata tipologia di primi cittadini italiani ecco il sindaco di garanzia. Altro che tribunale del riesame. Basta che tra gli indagati ci siano due figli di "buona famiglia", e i giudizi di solito netti e immediati sulle operazioni di polizia vengono rinviati a dopo la lettura delle carte e, addirittura, a dopo una consultazione con le forze di polizia locali per validare le indagini degli altri soggetti investigativi "esterni" che hanno condotto l'operazione, e dopo un'altra con i comandanti provinciali delle forze dell'ordine.

E dopo il sindaco-sceriffo, il sindaco leghista, il sindaco menefreghista, il sindaco presenzialista, il sindaco assenteista, il sindaco avvocato, il sindaco imputato, il sindaco palazzinaro, il sindaco-ruspa, nella pressoché sconfinata tipologia di primi cittadini italiani ecco il sindaco di garanzia. Altro che tribunale del riesame. Basta che tra gli indagati ci siano due figli di "buona famiglia", e i giudizi di solito netti e immediati sulle operazioni di polizia vengono rinviati a dopo la lettura delle carte e, addirittura, a dopo una consultazione con le forze di polizia locali per validare le indagini degli altri soggetti investigativi "esterni" che hanno condotto l'operazione, e dopo un'altra con i comandanti provinciali delle forze dell'ordine.

Solo dopo, il sindaco di Mesagne, Franco Scoditti, dirà se la sua città - vedi "Quotidiano" - è stata liberata da un altro gruppo criminoso oppure se il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza ha toppato clamorosamente arrestando cinque suoi cittadini oltre ad un certo numero di trafficanti albanesi di armi e cocaina. Vi potete anche scordare i tempi (mica tanto lontani), in cui i sindaci rivolgevano ringraziamenti pubblici al questore, al prefetto, o al comandante della Finanza, o a quello dei carabinieri, per una bella retata di malavitosi rampanti, assicurando contestualmente che il tessuto della città è sano, e lotta insieme a noi. I messaggi arrivavano nelle redazioni ancora prima che finissero le conferenze stampa degli inquirenti, e che ressa.

Adesso bisogna riflettere, con due rampolli di piccoli imprenditori locali coinvolti in una storia detenzione e spaccio di stupefacenti. Certamente drammi familiari su cui non si può certo scherzare (infatti non è su quello che ironizziamo), ma quando c'è un arresto di mezzo piangono pure le mamme, le mogli, le sorelle o le fidanzate e le zie degli "altri", quelli che magari un anno sì ed uno no una capatina a via Appia o a Borgo San Nicola la fanno. Ma "quelli" hanno il patentino europeo di malavitosi, e il sindaco non può sbagliare e non ha bisogno di consultazioni per plaudire agli investigatori.

Invece ecco la Mesagne che non ti aspetti. Quella che spiazza pure il primo cittadino che certamente per eccesso di democrazia nomina freneticamente commissioni: per distribuire i soldi alle famiglie delle ragazze ferite nell'attentato del Morvillo, per graduare le priorità di spesa delle stesse, per i loro fondi pensione, per controllare chi deve controllare tutto questo, e adesso per capire se quei ragazzi del muretto quando nelle telefonate fissavano appuntamenti con gli albanesi si erano davvero messi su una brutta strada oppure se lo facevano per scambiare giornaletti. E quella frase intercettata in un colloquio tra indagati, "abbiamo Mesagne in pugno?". Bisogna procedere con cautela, forse è l'operatore della polizia tributaria che non aveva capito bene tutte le parole. E se l'interpretazione autentica fosse "andiamo a Mesagne a giugno"? Mica si possono buttare in galera così su due piedi, i turisti stranieri.

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