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Mi sono fatto mandare a Brindisi, ma era meglio il Kosovo

Salve, mi chiamo Pisha Pariti e sono un ricercatore dell'università di Tirana laureato in antropologia. La ricerca sul Trota l'ho chiusa in due giorni perché non c'era molto da capire, e adesso ho vinto una borsa di studio per una ricerca sulla società brindisina. Dovrò stare qui a lungo, temo. E non dovrò fidarmi di nessuno per il mio lavoro, neppure degli amici, e dovrò raccogliere molte informazioni per evitare passi falsi. Nessuno, ad esempio, mi aveva avvertito che a Brindisi uno degli sport preferiti è il sequestro dei traghetti greci.

Pisha Pariti22 giugno 2012

Salve, mi chiamo Pisha Pariti e sono un ricercatore dell'università di Tirana laureato in antropologia. La ricerca sul Trota l'ho chiusa in due giorni perché non c'era molto da capire, e adesso ho vinto una borsa di studio per una ricerca sulla società brindisina. Dovrò stare qui a lungo, temo. E non dovrò fidarmi di nessuno per il mio lavoro, neppure degli amici, e dovrò raccogliere molte informazioni per evitare passi falsi. Nessuno, ad esempio, mi aveva avvertito che a Brindisi uno degli sport preferiti è il sequestro dei traghetti greci.

Me ne sono accorto da solo perché mentre sbarcavo dal traghetto partito da Valona qualcuno ha tolto la passerella all'improvviso e la nave è ripartita a razzo prima che salissero a bordo quelli della Capitaneria con i decreti del tribunale. Io mi sono scravazzato - si dice così? - sulla banchina. Ma non importa. Bisogna fare esperienza. Meno male che c'era Franco, il mio amico di Brindisi Bene Comune che mi ospiterà a casa sua sino a quando io non avrò lo stesso odore del pesce. E' un modo di dire locale che non ho capito bene.

Franco mi ha pure prestato qualcosa per cambiarmi, perché la mia valigia è finita in mare. Mi ha passato una bellissima maglietta nera con la scritta No Carbone che mi sono infilato subito perché volevo andare al bar per un caffè espresso italiano. Ma ho sbagliato e sono entrato nel dopolavoro Enel, dove nel giro di poco tempo sono rimasto scravazzato per la seconda volta, ma di mazzate. Se ci fosse stato ancora il traghetto, quasi quasi me ne sarei tornato a casa. Ma l'antropologia sul campo è una disciplina dura, e non posso tirarmi indietro.

Però la prima giornata a Brindisi è stata più dura del previsto. Dopo le prime due brutte esperienze mi sono fatto spiegare da Franco dove avrei potuto leggere un libro in santa pace e al fresco, e mi ha mandato al parco di Giulio, che deve essere un suo conoscente molto gentile visto che fa entrare e accomodare un sacco di gente. Qualcun altro però non mi è sembrato altrettanto ben disposto. Dopo due ore di un libro sulla storia brindisina moderna, "Il peggiore di tutti" scritto da un certo Antonino che doveva essere proprio uno sfigato (ma il libro era sul "fresco" e col caldo che fa andava bene) ho visto un bel campo di basket vuoto e mi sono detto "visto che qui è lo sport cittadino, mi alleno a fare due tiri così mi metto in pari".

Ed è arrivata la terza scravazzata del giorno: una squadra di tizi non ho compreso bene se dell'obitorio o dell'oratorio, mi ha fatto un trattamento all'americana: uno vestito di nero con la collarina bianca mi reggeva, gli altri mi davano pugni nella panza e mi mostravano un cartello. Ormai ci sono e ci resto. Ma se penso che per venire a fare la ricerca a Brindisi ho rinunciato a quella sui rapporti tra albanesi e serbi in Kosovo, mi viene da piangere. Alla prossima.

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