Il caso "pizze marine" scuote Brindisi e la comunità scientifica

Il sequestro di un Tir carico di oloturie, volgarmente note come pizze marine, ha scatenato reazioni contrastanti e sta attirando l'attenzione della comunità scientifica mondiale. La popolare rivista Focus ed il prestigioso Science hanno raccolto l'appello lanciato dal direttore di BrindisiReport nel suo editoriale dal titolo "Ci portano via le pizze marine, e qui restano solo i cuggioni"

Tipica oloturia brindisina mentre fuma una Marlboro di contrabbando

Il sequestro di un Tir carico di oloturie, volgarmente note come pizze marine, ha scatenato reazioni contrastanti e sta attirando l'attenzione della comunità scientifica mondiale. La popolare rivista Focus ed il prestigioso Science hanno raccolto l'appello lanciato dal direttore di BrindisiReport nel suo editoriale dal titolo "Ci portano via le pizze marine, e qui restano solo i cuggioni".

Registra invece scarsi consensi la tesi sostenuta dal quotidiano online "BrindisiPurtroppo.it", secondo cui la notizia del sequestro del Tir diretto in Grecia sarebbe una montatura bella e buona, ideata dai professori Giacomo Carito e Antonio Caputo per pubblicizzare il loro ultimo libro di storia locale in uscita proprio questa settimana, dal titolo: "Brindisi città marinara, dalle pizze marine alle pizze di sio". I due docenti hanno però smentito ogni loro coinvolgimento nell'operazione di marketing, specificando che in realtà il loro volume "trae spunto dalla vita delle oloturie per poi finire con l'esaminare gli ultimi accadimenti di politica territoriale".

Nel profluvio di comunicati stampa e prese di posizione, ci sono parse degne di nota le dichiarazioni di Mimino lo Scorfano e Uccio Sparatieddu, rispettivamente presidente e amministratore delegato della Coop. Pesca di Frodo, notoriamente legata a Comunione e Liberazione: "Abbiamo passato decenni della nostra vita a rompere gli scogli per fare i datteri, e ora ci dicono che con i cetrioli di mare avremmo potuto guadagnare anche 600 dollari al chilo. L'unico commento che ci viene in mente è che, a conti fatti, siamo stati dei pizzarroni. Di mare, ovviamente".

Interrogato sulle presunte qualità organolettiche delle oloturie, l'etnogastronomo Pino De Luca si è profuso in uno studio-lampo di 445 pagine scritte di getto alle sei del mattino, orario in cui solotamente, seduto sul water, lo stimato professore riesce contemporaneamente a scrivere post su Facebook, telefonare agli amici per far loro gli auguri di buon compleanno, preparare le lezioni scolastiche, elaborare i suoi articoli per Quotidiano e cucinare il pasto conviviale della sera. Il succo del suo approfondito e lungimirante studio è, in estrema sintesi: "Le pizze marine fanno cagare, più o meno quanto un cappuccino". Ecco spiegato, dunque, perché solo i cinesi potessero pensare di mangiare una tale prelibatezza.

In attesa che l'Organizzazione mondiale della sanità riveli quanto siano cancerogene, sul caso oloturie si è espresso anche il sindaco-ombra di Brindisi, Alfieri Carbone, che via Skype ha immediatamente riunito l'ufficio di gabinetto (composto da Pino De Luca, Pinuccio e Luca Giurato, e con Oreste Pinto e Fabio Mollica a dar manforte nella veste di esperti, ma non è dato sapere di cosa). La decisione del sindaco appare come al solito provvidenziale e risolutoria: "Dobbiamo difendere a tutti i costi le pizze marine. E già che ci siamo anche i cazzi di re".

Riceviamo e pubblichiamo una dotta nota di Pino De Luca, chiamato in causa nella disquisizione sulle pizze marine:

Egr. Dott. Fabio Mollica
In relazione alla sua disquisizione sulle ricadute della vicenda "pizzamarina" nell'areale brindisino, sollevata imperiosamente dal Sindico Ecocarbone, vorrei chiedere una rettifica di carattere formale e, possibilmente, aggiungere una integrazione di carattere sostanziale. Intanto il mio saggio era di pagine 448 e non 445 come Ella ha riportato. Capisco che a Lei ne siano giunte 445 ma era tardi e la carta igienica era finita ...E dunque, a sua parziale discolpa, le sono sfuggite le integrazioni che mi appresto a consegnarLe per rendere edotto il Suo cortese uditorio.

Come riporta il Vol. VII del Dizionario delle Scienze Naturali edito a Firenze da V. Battelli e Figli nel 1836, sezione scritta dal Prof. Dumont, "A Giava reca il nome di bouron dora-louv poiché nidifica in buche degli scogli che cingono il mare. Vola a branchi e si ciba dei frutti della palma poukio kebau. Quando nascono i pulcini, emigra e probabilmente si reca verso la Nuova Guinea ove si nutre di noci moscate o piuttosto di gran turco."

Si chiama Hemiphaga chathamensis, ovvero colombo delle Chatham o, più precisamente, piccione di mare. Si racconta che negli anni '80 ne erano rimasti circa cinquanta esemplari. Una politica di conservazione e protezione ha permesso alla specie di ripopolarsi e di raggiungere qualche migliaio di esemplari.  Le "pizzemarine" invece sono state sterminate in quella zona e dunque siamo fortemente sbilanciati dal punto di vista naturalistico.

"I contrabbandieri, assai probabilmente, si son mossi per pietà verso i piccioni marini". E' la tesi della difesa presa in mano da un noto penalista. Certo che stupisce l'ignoranza o l'inettitudine degli imputati. Hanno caricato il camion di "pizzemarine" e non hanno preso nemmeno un cuggione. Non credo che i piccioni di mare sarebbero stati contenti.

Non inserirei nella discussione i "cazzi di re" poiché essi sono riservati alla "eka pada raja kapotasana" detta posizione del "piccione reale" raggiungibile solo dopo lunghe riflessioni e allenamenti.

Tutto ciò ad indicare quanto possa essere complessa la vicenda delle "pizze marine" che, non dimentichiamo, si alimentano di tutto ciò che di organico è sul fondale sabbioso. Praticamente sono degli spazzini perfetti. Se nel porto di Brindisi non ci fosse il veleno che le uccide potrebbero ripulire il mare in meno di tre anni ed attrarre moltissimi bouron dora-louv.

Sarebbe sufficiente piantare le poukio kebau e la vita a Brindisi potrebbe scorrere perfettamente in armonia con il mondo. Molti potrebbero assumere la posizione del eka pada raja kapotasana e richiamare anche le donzelle o "cazzi di re". E i penalisti occuparsi meno di pena e più di pene. Rimarrebbe sempre la questione cuggione. Ma non è che possiamo fare tutto noi. Chi nasce cuggione, allo stato attuale, cuggione rimane. Al più si posiziona dalle parti della Sciaia invece cu vae e vene ti sobbra lu corsu. Senza nulla a pretendere. Cordiali Saluti. Pino De Luca.

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