Un commissario straordinario a Palazzo De Leo, prima puntata

La festa è finita, si spengono le luci, gli amici vanno via, e mò sono cavoli del commissario straordinario che dovrà sparecchiare, lavare i piatti e spiegare al citofono a Christian Romano che no, non può più salire su. “Ma come, nessuno mi ha detto niente… “. “No, guardi, le dico che il predente Ferrarese non c’è più davvero, e ora devo proprio lasciarla perché ho molto da fare. La signora delle pulizie è scappata: sta cercando il giornalista che guadagna 200 euro al giorno per fidanzarsi. Le ho detto che era una puttanata, ma non ha voluto credermi”. “Va bene, allora ciao. Ma è proprio sicuro che…”. “Sicurissimo, addio”.

La festa è finita, si spengono le luci, gli amici vanno via, e mò sono cavoli del commissario straordinario che dovrà sparecchiare, lavare i piatti e spiegare al citofono a Christian Romano che no, non può più salire su. “Ma come, nessuno mi ha detto niente… “. “No, guardi, le dico che il presidente Ferrarese non c’è più davvero, e ora devo proprio lasciarla perché ho molto da fare. La signora delle pulizie è scappata: sta cercando il giornalista che guadagna 200 euro al giorno per fidanzarsi. Le ho detto che era una puttanata, ma non ha voluto credermi”. “Va bene, allora ciao. Ma è proprio sicuro che…”. “Sicurissimo, addio”.

E le bollette da pagare? E il conto del salumiere? “Manco il gas hanno chiuso, mannaggia”. In un armadio dell’archivio viene trovato un alpino di 89 anni in perfetto stato di conservazione. “Ma lei che ci fa qui?”. “Scusi..hic…mi avia sentito dir de un laboratorio…hic…brindisi, alora son venuto giù a palla..hic. Pensavo fosse la porta del bagno, ciò….”. “E non si è accorto che era una armadio?”. “No, ma a me è andata bene…pensi a quel mio amico che è entrato in un armadio a Cittadella della Ricerca…era un bravo toso, poareto…”.

Ma ovunque il commissario si imbatterà in tracce di una strenua resistenza allo scioglimento: per esempio, i soldi investiti nel marchio Filia Solis anche quando si sapeva che si sarebbe state presto in due se non in tre; le Lancia Delta della polizia provinciale sostituite con dieci Ciao Piaggio del 1979 senza freni (un affarone), per riequilibrare il bilancio, che si voleva buttare di sotto perché quella non era più vita; le fatture delle dieci tonnellate di frutta secca col marchio “Fica Mandorlata di San Michele Salentino” vendute all’ex premier Silvio Berlusconi; i pedalini sporchi di Gibson per la riffa annuale della New Basket Brindisi.

E poi ancora ventimila copie, da distribuire nelle scuole dell’autobiografia, “Io, vagabondo che non sono altro – Da Piazza S.Teresa a Piazza Montecitorio in tre anni e mezzo a passaggi (mi ha dato uno strappo il Pd ma l’ho mollato, lo riprendo e lo rimollo)”, con prefazione di Lina Wertmuller, in parola per girare un film sulla storia; il pupazzo di stoffa di Damiano Franco pieno di spilloni, con accanto la testa tagliata di una delle galline di Ciro Argese sacrificata per la causa e il santino di Mimmo Consales (un voodoo da paura); cinque domande di partecipazione di assessori provinciali alla Maratona della Sabbie, all’Isola dei Famosi, all’Iditarod in Alaska, al record mondiale di immersione in assetto variabile e alla Parigi-Dakar, tutte firmate e inoltrate a loro insaputa per fare cassa.

Al cospetto di ciò, di questa titanica lotta, il commissario si sente piccolo piccolo e si mette a piangere. In quel momento suona ancora il citofono: “Buongiorno, scusi, sono di nuovo Christian, quello di prima. Ho dimenticato il Nintendo, posso salire un attimo?”. Il commissario si asciuga le lacrime, si arrotola le maniche della camicia (da giovane praticava il canottaggio), e scende le scale lentamente, con un sorriso enigmatico. Finalmente sa da dove cominciare.

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