Indagine del Giorgi: “Polveri Etna”

BRINDISI – Uno studio fisico-chimico sulle polveri scure precipitate con la pioggia a fine febbraio nella provincia di Brindisi, effettuato da un gruppo di lavoro di studenti dell’Itt ‘Giovanni Giorgi’ di Brindisi, conferma che si trattava di ceneri vulcaniche dell’Etna.

L'Itt G.Giorgi

BRINDISI – Uno studio fisico-chimico sulle polveri scure precipitate con la pioggia a fine febbraio nella provincia di Brindisi, effettuato da un gruppo di lavoro di studenti dell’Itis ‘Giovanni Giorgi’ di Brindisi, conferma che si trattava di ceneri vulcaniche dell’Etna.

Gli studenti hanno indagato grazie alla collaborazione dei docenti di Scienze della Terra e di Chimica sulla cosiddetta ‘polvere nera’ precipitata la notte tra il 23 e il 24 febbraio scorso. Da lì a poche ore si scatenarono diverse ipotesi: la polvere venne associata al carbone della centrale Enel di Cerano oppure proveniente dall’Ilva di Taranto (BrindisiReport.it aveva già sottolineato che si trattava invece di polveri vulcaniche).

Ma la cenere in questione era proveniente dall’Etna, in piena fase eruttiva. Gli studenti hanno raccolto alcuni campioni di questa polvere scura e l’hanno sottoposta ad osservazioni al microscopio effettuando delle microfotografie per fugare ogni dubbio. L’analisi dei ragazzi ha evidenziato che il sedimento meteorico è costituito da una miscela molto fine di rocce vulcaniche polverizzate, ovvero di pietra pomice.

“Tali particelle – fanno sapere dall’Itis Giorgi – si presentano di dimensioni ridottissime di alcuni micrometri e mostrano caratteristiche inconfondibili dell’origine vulcanica in quanto presentano, oltre alla tipica colorazione bruno-nerastra, anche delle micro bolle di gas e ‘lame’ trasparenti di natura silicea”.

Come, queste polveri abbiamo attraversato il cielo e raggiunto la Puglia e il territorio di Brindisi (ma anche Taranto), è spiegato sempre nello studio condotto dagli studenti brindisini: “Durante un’eruzione il magma tende a frammentarsi durante la risalita del condotto vulcanico (processo di frammentazione) a causa della liberazione dei gas in esso contenuti (processo di essoluzione). La cenere viene proiettata verso l’alto anche per molti chilometri lungo la verticale rispetto alla superficie. Trasportati verso l’alto dai gas caldi dell’Etna, i prodotti vulcanici sono risaliti all’interno dell’atmosfera e da qui trasportati per molti chilometri agevolati dai venti di scirocco”.

Fortunatamente le ceneri dell’Etna precipitate non hanno causato problemi in quanto di quantità molto scarse. Una maggiore quantità, sicuramente, avrebbe comportato effetti sulla salute (all’apparato digerente, respiratorio e agli occhi), coltivazioni, allevamenti e viabilità. Intanto, gli studenti dell’Itis Giorgi attendono anche i risultati degli studi da parte dei periti di Arpa che stanno effettuando analisi ancor più approfondite.

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