L'effetto-Gelmini sul dottorato

LECCE - L'Adi di Lecce, fa sapere che nella mattinata di ieri è stato pubblicato il bando per il ventiquattresimo ciclo di dottorato dell'Università del Salento.

Unisalento

LECCE - L'Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani (Adi) di Lecce, fa sapere che nella mattinata di ieri è stato pubblicato il bando per il ventiquattresimo ciclo di dottorato dell'Università del Salento. Il bando si caratterizza per essere il primo dopo il decreto 45/2013 di riforma del dottorato, promulgato dall'ex ministro Profumo l'8 febbraio scorso in attuazione della legge Gelmini.

In questi mesi Adi, viene spiegato in un comunicato, sia in sede nazionale che in sede locale, ha espresso più volte la propria perplessità sul decreto approvato dall'allora dimissionario governo Monti. "Il decreto non ha regolato e non ha risolto i problemi di fondo del dottorato italiano, mantenendo la figura del dottorando a cui è chiesto di fare ricerca senza borsa e tenendo l'importo della borsa tra i più bassi d'Europa", annota criticamente l'Adi salentina.

L'onere perlatro è scaricato sulle università: "Inoltre, il nuovo decreto ministeriale ha fissato livelli migliorativi nel numero minimo di borse da mettere a bando, senza però prevedere adeguati trasferimenti di risorse pubbliche al sistema universitario, scaricando così i maggiori oneri sui già sofferenti bilanci degli atenei".

Gli effetti di ciò, sottolinea l'Adi nella sua nota, "si sono presto tradotti in un drastico accorpamento dei corsi soprattutto nelle università collocate nelle aree territoriali deboli, come il Mezzogiorno, e in una maggiore sofferenza di quei settori disciplinari, come i saperi umanistici, meno capaci di attrarre risorse dall'esterno e meno spendibili in base ad una logica di mercato".

L'effeto sul dottorato a Lecce è stato quello del passaggio dai 24 corsi dello scorso anno agli 8 di quest'anno, e da 123 a 112 posti a bando."La novità rispetto agli anni precedenti consiste nel fatto che, su iniziativa di Adi Lecce, il Senato accademico ha deliberato per tutti i dottorandi, con e senza borsa, la dotazione di un fondo di ricerca personale di circa 1200 euro a partire dal secondo anno".

L'Adi considera questa "una conquista importante, visto che, con ogni probabilità, quest'anno la Regione Puglia non contribuirà con proprie borse integrative. Mentre auspichiamo che la Regione riesca a individuare anche per quest'anno qualche forma di sostegno ai dottorati del sistema universitario pugliese, esprimiamo ampie riserve sul fatto che il Senato accademico, dopo essersi spaccato sulla questione, abbia infine rigettato la proposta dell'Asi di inserire nel regolamento un vincolo di almeno il 50% di posti coperti con borsa sul totale dei posti a bando".

Infatti, conclude l'Adi nel suo comunicato, "il rapporto tra posti coperti da borsa e posti a bando, che lo scorso anno si attestava attorno al 70%, quest'anno è di poco superiore al 50%. Proprio sulla base di questa tendenza, non condividiamo la strategia di reperire eventuali ulteriori risorse a sostegno del dottorato solo in un momento successivo alla programmazione delle borse a bando, dal momento che essa appare troppo rischiosa sotto l'aspetto della proliferazione della figura del dottorando senza borsa".

 

 

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