Stretta di mano e pace fatta sull’ospedale. Matarrelli ritira la querela

CEGLIE MESSAPICA - Prove tecniche di trasversalismo? Nossignore. La stretta di mano fra il sindaco (di centrodestra) Luigi Caroli e il consigliere regionale (di Sinistra ecologia e libertà) Toni Matarrelli, è una buona pagina di politica che suggella e cambia di segno l’indecorosa manifestazione del 12 aprile scorso a Bari, dinanzi alla sede del Consiglio regionale. Il primo cittadino di Ceglie Messapica ha chiesto scusa al consigliere di origini mesagnesi a nome di tutta la città, e soprattutto a nome di quei cegliesi che nella circostanza si esercitarono in insulti e minacce contro Matarrelli, per protestare contro il governo regionale tutto e il piano di riordino che ha dato il colpo di grazia all’ospedale cegliese. Nei panni di paciere, il primo a deprecare la reazione scomposta a limite della violenza dei manifestanti, il consigliere comunale del Pdl Nicola Ciracì.

L'ospedale di Ceglie Messapica

CEGLIE MESSAPICA - Prove tecniche di trasversalismo? Nossignore. La stretta di mano fra il sindaco (di centrodestra) Luigi Caroli e il consigliere regionale (di Sinistra ecologia e libertà) Toni Matarrelli, è una buona pagina di politica che suggella e cambia di segno l’indecorosa manifestazione del 12 aprile scorso a Bari, dinanzi alla sede del Consiglio regionale. Il primo cittadino di Ceglie Messapica ha chiesto scusa al consigliere di origini mesagnesi a nome di tutta la città, e soprattutto a nome di quei cegliesi che nella circostanza si esercitarono in insulti e minacce contro Matarrelli, per protestare contro il governo regionale tutto e il piano di riordino che ha dato il colpo di grazia all’ospedale cegliese. Nei panni di paciere, il primo a deprecare la reazione scomposta a limite della violenza dei manifestanti, il consigliere comunale del Pdl Nicola Ciracì.

Pace fatta dunque, proprio questo pomeriggio in municipio, a poche ore di distanza dal violento alterco fra il primo cittadino e i consiglieri di minoranza sulla vicenda-precari.  Guerra e pace si sono consumate sotto i piedi dei lavoratori abbarbicati sul tetto per difendere i posti di lavoro e la dignità di loro stessi e delle rispettive famiglie, tant’è. L’occasione è stata ghiotta per ripercorrere le tappe dello stillicidio ai danni dell’ospedale cegliese, inaugurato dal governatore Raffaele Fitto con il piano di riordino, consumato in via definitiva dal governatore Nichi Vendola, in eccezionale – e trasversale continuità.

“La differenza è di sostanza”, ha detto Ciracì, accusato all’epoca di aver prestato supinamente il fianco al presidente della Regione ai danni del territorio, e ha spiegato perché: “Fitto intanto non chiuse i reparti, ed ebbe intanto il coraggio di venire a confrontarsi con la popolazione cegliese, anche di subire le contestazioni. E’ da un pezzo che aspettiamo Vendola invano e ne approfittiamo per invitare Toni Matarrelli a farsi portavoce di questa volontà di confronto con il presidente della Regione”. Ragionamento in premessa del quale sta un assunto, condiviso da tutto il centrodestra cegliese, ossia che la conversione dell’ospedale in Rsa e soluzione tampone del tutto insufficiente e persino miope: altra cosa sarebbe il centro risvegli promesso (invano) più e più volte, direttamente collegato con il San Raffaele.

Il consigliere di Sel seguito da una platea di militanti locali capeggiati dal segretario cittadino Angelo Giordano,  ha replicato che “l’idea è interessante”, a margine di una serie di precisazioni : “Fitto non venne a confrontarsi, ma a comunicare decisioni già ratificate, intanto. Poi diciamo che il governo regionale ha solo dovuto eseguire il diktat del governo centrale sulla scorta dei tagli imposti alla sanità, facendosi carico di scelte profondamente impopolari ma obbligate”. Resta il nodo, tutt’altro che sciolto, su quali siano stati i criteri di selezione delle strutture da chiudere e quelle da salvare.

Sicuramente le decisioni non sono state dettate dalle condizioni delle strutture, più o meno fatiscenti, più o meno a norma, dato che sicuramente l’ospedale di Ceglie avrebbe retto il confronto con gli ospedali di Francavilla Fontana, San Pietro Vernotico e anche Fasano. Sarà un caso, ma a salvarsi sono state quelle strutture dotate di sentinelle politico-istituzionali di un certo calibro, tipo l’assessore regionale Fabiano Amati per Fasano, il consigliere Pd Pino Romano per San Pietro, l’onorevole Luigi Vitali per Francavilla e via dicendo.

Dubbi di urgenza tale da occupare tutto lo spazio del confronto, a rischio di relegare a margine la questione delle scuse a Matarrelli. Il consigliere regionale non si è sottratto, accogliendo di buon grado l’uno e le altre. Resta un giallo: il nome e l’identità dell’aggressore. Pare infatti che le forze dell’ordine interpellate abbiano sbagliato persona, l’autore di toni verbosi e minacce sarebbe un altro rispetto a quello indicato nella querela che Matarrelli ha redatto sulla scorta delle indicazioni della Digos. Il consigliere ha riconosciuto il “colpevole” in uno dei consiglieri comunali, presente ieri pomeriggio all’incontro pacificatore che però, ha negato ogni accusa. Il consigliere di Sel ha sorvolato su tutta la linea, pronto a ritirare la querela e ad accogliere le scuse del sindaco. Tanto basti.

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