Dura nota di Galigani: "Troppe interferenze attorno al Brindisi, ma accettiamo collaborazioni"

BRINDISI – “Vogliamo e stiamo facendo calcio, non abbiamo altri interessi se non il calcio, le istituzioni ci ignorano ma non ci importa, la nostra squadra sta andando bene e il pubblico si sta nuovamente affezionando ad essa. L’unica cosa che chiediamo è di poter lavorare senza continue interferenze esterne”. E’ in buona sostanza il sunto della lunga nota a firma del presidente del Football Brindisi 1912 Vittorio Galigani e del vice presidente Antonio Pupino, i quali, stanchi di essere presi di mira come i responsabili di chissà che cosa, mentre la loro unica responsabilità è di avere rilevato la società quando nessuno la voleva, hanno preso carta e penna e messo giù il loro invito a poter lavorare in santa pace.

Pupino e Galigani l'estate scorsa

BRINDISI – “Vogliamo e stiamo facendo calcio, non abbiamo altri interessi se non il calcio, le istituzioni ci ignorano ma non ci importa, la nostra squadra sta andando bene e il pubblico si sta nuovamente affezionando ad essa. L’unica cosa che chiediamo è di poter lavorare senza continue interferenze esterne”. E’ in buona sostanza il sunto della lunga nota a firma del presidente del Football Brindisi 1912 Vittorio Galigani e del vice presidente Antonio Pupino, i quali, stanchi di essere presi di mira come i responsabili di chissà che cosa, mentre la loro unica responsabilità è di avere rilevato la società quando nessuno la voleva, hanno preso carta e penna e messo giù il loro invito a poter lavorare in santa pace.

“Ci spiace constatare come in città continuino ad esserci interferenze esterne sulla questione–calcio che non hanno più alcun motivo di esistere – scrivono -, tanto più perché la vicenda relativa alla cessione del Football Brindisi 1912 è conclusa ormai da tempo, il campionato è già iniziato e, a questo punto, si dovrebbe solo parlare di calcio giocato. Purtroppo, però, ci ritroviamo ancora a discutere di fatti e vicende che dovrebbero essere superati da tempo. In particolare, c’è il sig. Pasquale Giurgola, imprenditore brindisino, che continua ad ‘agitarsi’ perché la società non è stata ceduta nelle mani di imprenditori brindisini”.

Il tentativo di cessione ai brindisini fu fatto, ma non andò in porto. La cordata che faceva capo a Giurgola, come più volte riportato dagli organi di informazione, avrebbe voluto il Brindisi a costo zero per inoltrare la domanda di ripescaggio. Mentre gli allora proprietari, Francesco e Giuseppe Barretta, chiedevano 800mila euro per la cessione. Su questo la trattativa naufragò. Non ci furono acquirenti entro il 23 luglio, data ultima per inoltrare la domanda di ripescaggio in Prima divisione, e nei giorni successivi si fece avanti Galigani e la cordata di imprenditori tarantini. Loro non erano interessati alla Prima divisione per gli alti costi che avrebbe comportato, anche perché il Brindisi aveva una zavorra di undici contratti biennali con giocatori che non sarebbero stati utilizzabili in Prima divisione.

D’altro canto, il discorso di Galigani, fatto in quei giorni non fa una grinza: accedere in Prima divisione dissanguandosi e non avere poi il denaro per allestire una squadra decente non aveva senso. I tifosi del Brindisi questo lo hanno compreso. Anche perché di esempi ce ne sono. Basta guardare molte delle ripescate in C1: Barletta 1 punto, ultimo in classifica, e poi a salire Siracusa 3 punti, Cavese 3 punti, Pisa 4 punti. Persino la Juve Stabia, squadrone promosso direttamente in C1, naviga in acque pessime, con soli 7 punti in classifica su sei gare disputate.

Ma torniamo alla nota di Galigani e Pupino. “Sinceramente, non capiamo il motivo di tanto astio e diffidenza nei confronti della società che di fatto oggi presiediamo – dicono-. Probabilmente non è ancora chiaro il concetto per il quale ci vediamo, per l’ennesima volta, costretti a ribadire che siamo venuti a Brindisi per fare calcio e solo per questo. Non c’è alcun altro interesse recondito nella nostra decisione di rilevare la società dai fratelli Barretta. A differenza di qualcun altro che si agita tanto, noi non abbiamo interesse in nessun settore imprenditoriale del territorio che non sia quello del calcio. Non abbiamo chiesto niente ed al momento, a due mesi abbondanti dal nostro arrivo a Brindisi, abbiamo solo ricevuto indifferenza da parte di tutte le istituzioni. Il sindaco, che abbiamo incontrato, ha subito tenuto a sottolineare che esistono grosse difficoltà”.

E ce n’è anche per il presidente della Provincia Massimo Ferrarese. “In quanto al presidente della Provincia Massimo Ferrarese – scrivono Galigani e Pupino -, nonostante gli sia stato richiesto un incontro, non ha ancora trovato il tempo di fissarci un appuntamento. Eppure, sappiamo che si è sempre dichiarato persona molto ‘vicina’ allo sport, oltre ad essere una persona ‘di sport’, atteso che è anche patron dell’Enel Basket. Sta di fatto che, nonostante la nostra sia la più grossa realtà calcistica locale, il presidente non ha ancora ritenuto di accettare il nostro invito a fare reciproca conoscenza. Rispetto al discorso relativo all’impiantistica sportiva, sappiamo bene qual è la situazione. Ma nonostante queste ed altre mille difficoltà, stiamo lavorando e ritengo di star lavorando bene. I risultati, infatti, ci stanno dando ragione, con la squadra che è prima in classifica. Stiamo investendo molto nel settore giovanile e lo dimostra la presenza in prima squadra di giocatori del calibro di Coduti, Fruci, Maiorino, Piro ed altri e, nella Beretti, di Faccini, un giovane promettente calciatore, brindisino doc, che farà presto parlare bene di sé. Per questo dobbiamo anche ringraziare i fratelli Barretta, dai quali abbiamo ereditato un gruppo di giovani interessanti”.

La nota prosegue: “Detto questo, ci preme sottolineare che noi non abbiamo mai chiuso la porta in faccia a nessun brindisino. E qualora ci sia qualcuno di questi disposto ad apportare il proprio contributo, di qualunque natura esso sia (di idee, di collaborazione diretta, di natura economica, ecc…), noi non rifiuteremo nessuno. Tutt’altro. Siamo aperti al dialogo, al confronto ed alla collaborazione. Arrivati a questo punto, però, chiediamo solo che tutti ci facciano lavorare bene e, soprattutto, serenamente. Questo tipo di interferenze - quando abbiamo una squadra al primo posto in classifica ed un ‘popolo di tifosi’ che pian piano si sta riavvicinando e riappassionando al calcio - non le accettiamo. Non vogliamo polemiche. Ribadiamo il nostro rispetto nei confronti della città e dei Barretta e non vogliamo entrare in competizione con nessuno. Noi oggi facciamo calcio, avendo da loro ereditato questa società. Loro hanno deciso di lasciare – e vista l’indifferenza generale non li possiamo certo biasimare – ma noi intendiamo continuare a fare bene. Ma devono consentirci di farlo nel migliore dei modi. Le polemiche le lasciamo agli altri. Se qualcuno vuole ‘interferire’, lo faccia in maniera costruttiva e concreta. Altro tipo di intromissioni non sono gradite”.

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