La Curva Sud difende i Barretta e chiama in causa gli enti locali

BRINDISI – “La cosa che non capisco è questo straparlare da parte di coloro che volevano rilevare il Brindisi. A noi le parole non servono. Occorrono i fatti. E’ sfumata la trattativa per la C1. Bene, c’è sempre la C2 che tuttora è in vendita. Se questi imprenditori che facevano parte della cordata hanno veramente l’amore per il calcio, e non hanno trovato l’accordo per la C1 per l’alto costo, possono acquistare il Brindisi di C2 che è tuttora in vendita”.

Sandro Leto

BRINDISI – “La cosa che non capisco è questo straparlare da parte di coloro che volevano rilevare il Brindisi. A noi le parole non servono. Occorrono i fatti. E’ sfumata la trattativa per la C1. Bene, c’è sempre la C2 che tuttora è in vendita. Se questi imprenditori che facevano parte della cordata hanno veramente l’amore per il calcio, e non hanno trovato l’accordo per la C1 per l’alto costo, possono acquistare il Brindisi di C2 che è tuttora in vendita”.

Alessandro Leto, uno dei capi della tifoseria organizzata, ha seguito da vicino tutta la trattativa. Sia con i Barretta, sia con la cordata che faceva capo a Pasquale Giurgola. E sabato mattina, in gran segreto, si è incontrato con Vittorio Galigani, ex direttore generale del Taranto, intenzionato a rilevare il Brindisi. “Ho seguito passo passo tutta la vicenda – spiega Leto – E so perfettamente come sono andate le cose. Volevano la squadra gratis. Chiedo a Giurgola: lui l’avrebbe data gratis la squadra? Eppoi, se veramente avevano intenzione di entrare nel mondo del calcio, invece di mettere 100mila euro a testa ne avrebbero potuti mettere 150mila e l’affare sarebbe andato in porto. Se uno non dispone più di 100mila euro, mi fa capire come vorrebbe affrontare un  campionato di Prima divisione?”.

Leto parla con calma, soppesa le parole. “Ciò che dice Giurgola a noi tifosi non interessa. Ha fatto una richiesta ai proprietari del Brindisi, non è andata in porto. E’ fuori dalla scena ormai. A noi tifosi, che veramente amiamo il calcio e la nostra città, interessa cosa hanno da dire su questa vicenda il sindaco Mennitti, il presidente della Provincia Ferrarese, il presidente degli industriali Marinò. Di quest’ultimo ci ha particolarmente colpito l’affermazione che il calcio non lo interessa perché è già impegnato con la pallacanestro”.

Tramontato il ripescaggio in Prima divisione, resta la Seconda divisione. “Ripeto, stiamo aspettando che qualcuno risponda alle nostre domande. Quel qualcuno non è certo Giurgola. Aspettiamo risposte dal sindaco, da presidente della Provincia, da quello degli industriali e dal presidente della Confcommercio. Aspettiamo risposte dai presidenti Barretta. Noi pretendiamo che le istituzioni, così come si sono sempre fatte carico della pallacanestro, si facciano carico anche del calcio. Il Brindisi lo scorso anno è stato costretto ad andare ad allenarsi ogni giorno a Squinzano. Con notevole spreco di denaro dei presidenti Barretta. Il Comune si era impegnato a trasformare il precampo da terra in sintetico. Non l’ha mai fatto, mentre poi in un batter d’occhio trova i milioni per rifare il palazzetto. Milioni che si aggiungono ai milioni, trovati immediatamente anche due anni fa, per fare nuovi lavori”.

Lo psicodramma calcistico brindisino ha avuto inizio a fine aprile. I Barretta annunciano che a fine campionato lasceranno il calcio per cui il Brindisi è in vendita. Finisce il campionato e i Barretta tornando sull’argomento. “In questi sei anni abbiamo riportato in auge il calcio cittadino, vincendo due campionati. Ma ora basta, siamo fuori. Qualcun altro si faccia avanti”.

Mancano pochi giorni al termine ultimo per iscrivere la squadra in C2. I Barretta sono fermi sulla loro posizione. Il sindaco Mennitti li convoca, dicendo che è in piena attività per trovare acquirenti e sponsor. Quindi chiede ai Barretta di iscrivere la squadra e si impegna a fargli riavere il denaro che stanno impegnando per la nuova iscrizione in C2. Scendono in campo i Barretta genitori con una nota nella quale dicono che hanno accolto tale invito ma resta immutata la decisione di lasciare il calcio.

Nel frattempo molte squadre di C1 e C2 vengono cancellate per debiti e si apre la possibilità per il Brindisi di essere ripescato. Ma le norme sono cambiate e da quest’anno per poter salire di categoria senza avere vinto il campionato di appartenenza occorrono una barca di quattrini. Il 20 luglio, quando mancando tre giorni alla scadenza per la presentazione della domanda di ripescaggio, il sindaco convocata il presidente Francesco Barretta e gli comunica che c’è una cordata di dodici imprenditori disposta a rilevare la squadra. La trattativa la stanno seguendo il vice sindaco D’Attis e Angelo Rizziello.

D’Attis dice a Francesco Barretta che il titolo deve essere lasciato nelle mani del sindaco in modo che la cordata possa rilevarlo e quindi provvedere all’inoltro della domanda di ripescaggio. Il presidente risponde che non si è mai parlato di una cessione gratis della squadra, soprattutto dopo che hanno dovuto tirar fuori altri ottocentomila euro per i vari adempimenti richiesti dalla Lega. D’Attis insiste ma trova il netto rifiuto della famiglia Barretta che non intende far regali a nessuno. “Se si tratta di far regali decidiamo noi a chi farlo”, replicano. La trattativa, quindi, naufraga prima ancor di essere avviata. I Barretta nel frattempo sono sempre fermamente convinti di lasciare e nelle prossime ore dovrebbero far conoscere il nome di chi subentrerà alla guida del Brindisi al loro posto.

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“Noi – conclude Leto – chiediamo alle istituzioni che finalmente si facciano carico per la nostra squadra di C2. Non a parole come negli ultimi sei anni. Abbiamo un dolore terribile per non poter giocare il prossimo campionato in C1, ma non possiamo scordare che se stiamo in C2 lo dobbiamo solo ai Barretta che in sei anni sono stati lasciati completamente soli, nonostante le tante richieste di aiuto, da istituzioni e imprenditori locali. Dove stavano in questi anni, perché non si sono fatti vivi prima e non tre giorni prima della scadenza del termine per la domanda di ripescaggio? Noi aspettiamo e meditiamo. Ma le risposte le vogliamo avere. Nessuno pensasse che siamo rassegnati. Le parole non ci servono, vogliamo i fatti”.

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